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26 Gennaio Gen 2016 0751 26 gennaio 2016

Piero della Francesca in mostra a Forlì

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Piero della Francesca (Borgo Sansepolcro, 1416/1417 circa – Borgo Sansepolcro, 12 ottobre 1492) è stato un pittore, un matematico ed una tra le personalità più emblematiche del Rinascimento italiano. Nelle sue opere confluiscono complesse questioni teologiche, filosofiche e d'attualità tanto che possono essere viste in un sistema di lettura a più livelli. La sua produzione artistica, caratterizzata dall'estremo rigore della ricerca prospettica, dalla plastica monumentalità delle figure e dall'uso in funzione espressiva della luce, mette in evidenza la passione del maestro per la matematica e la geometria ed influenzò nel profondo la pittura rinascimentale dell'Italia settentrionale ( in particolare, le scuole ferrarese e veneta).

In mostra dal 13 febbraio al 26 giugno a Forlì, nei Musei civici di San Domenico, i capolavori assoluti di Piero della Francesca e di quei maestri che nel corso dei secoli sono stati influenzati dal suo genio. Esposte circa 250 opere realizzate da celebrati artisti del passato quali Antonello da Messina, Giovanni Bellini, Degas, Odilon Redon fino al '900 con de Chirico, Carrà, Balthus e Edward Hopper che verranno affiancate a quelle del sommo pittore quattrocentesco che aprì le porte alla piena Rinascenza. Con il titolo 'Piero della Francesca. Indagine su un mito', l'importante esposizione ha appunto lo scopo di illustrare quanto le soluzione espressive abbiano continuato a influenzare generazioni di artisti fino ai nostri giorni.

Il team di curatori (diretto da Gianfranco Brunelli) è riuscito ad esporre capolavori come la 'Madonna della Misericordia'(Museo civico di Sansepolcro), la 'Sant'Apollonia' della National Gallery of Art di Washington, il 'San Gerolamo e un devoto' delle Gallerie dell'Accademia di Venezia e la 'Madonna col Bambino' della Alana Collection (opera rinvenuta sul mercato antiquario meno di dieci anni fa) insieme a dipinti capaci di testimoniare l'omaggio al genio di Piero avvenuto a partire dal XIX secolo. La mostra si snoda dunque in un dialogo ininterrotto tra capolavori di epoche tra di loro profondamente diverse, per illustrare in che maniera la straordinaria complessità del pittore aretino è stata compresa e metabolizzata a secoli di distanza tanto da stimolare gli studiosi nella ricerca dell'influenza esercitata da Piero nella modernità.

Il percorso prenderà le mosse dalle generazioni di artisti a lui successiva come Marco Zoppo, Francesco del Cossa, Luca Signorelli, Melozzo da Forlì e Antoniazzo Romano ma anche Giovanni Bellini e Antonello da Messina. Ecco quindi la sua eredità nei Macchiaioli come Borrani, Lega o Signorini, e in molti artisti europei: da Johann Anton Ramboux o Charles Loyeux, fino alla fondamentale riscoperta inglese del primo '900, legata in particolare a Roger Fry, Duncan Grant e al Gruppo di Bloomsbury. Gli echi pierfrancescani risuonano quindi in Degas, Seurat e Signac, nei percorsi del Post-impressionismo, tra gli ultimi bagliori puristi di Puvis de Chavannes, le sperimentazioni metafisiche di Odilon Redon e, soprattutto, le vedute geometriche di Cezanne. La fortuna novecentesca dell'artista è invece affidata agli italiani Guidi, Carrà, Donghi, de Chirico, Casorati, Morandi, Funi, Campigli, Ferrazzi e Sironi .