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17 Giugno Giu 2016 0114 17 giugno 2016

Recensione del film ''Conspiracy - La cospirazione''

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Il film è già uscito nelle sale statunitensi ed inglesi con scarso successo di pubblico, per questo vi è molta curiosità per l'uscita italiana del 16 giugno.'' Conspiracy'' è un thriller che si sviluppa nell'ambiente legale americano ed è molto esplicativo il titolo originale ''Misconduct''che nel linguaggio giuridico indica l'atteggiamento disonesto di professionisti del settore.

L’avvocato Ben Cahill (Josh Duhame) è sposato con Charlotte (Alice Eve) ma un giorno riappare su facebook una sua ex, Emily (Malin Akerman), la quale ora, essendo l’amante dell’anziano e ricchissimo Arthur Denning (Antony Hopkins), si dichiara disposta ad offrirgli del materiale provante i suoi ''malaffari''. L'anziano miliardario è a capo di un’industria farmaceutica coinvolta in un caso di sperimentazione di medicinali che ha portato alla morte di diverse persone e Ben viene in possesso delle prove che può offrire al noto avvocato Charles Abrams (Al Pacino) da sempre avversario di Denning.Così il thriller sembra decollare '' alla grande'' con Emily che viene sequestrata e Denning, che assume degli investigatori privati per cercare di ritrovare la compagna scomparsa Ma il proseguimento dellla sceneggiatura non aiuta il giapponese Shintaro Shimosawa, al suo primo film come regista, a mantenere elevato il profilo, la lucidità e la suspence delle successive azioni. Così viene sprecato un enorme'' valore aggiunto'' derivante dalle superbe interpretazioni dei due premi Oscar, Al Pacino ed Antony Hopkins, alla loro prima compartecipazione nel medesimo film.

Di ottimo livello anche l'interpretazione di Josh Duhame che ha dato il necessario carattere e spessore al giovane avvocato rampante che si trova così coinvolto in drammatiche situazioni. Belle scene con riprese '' mozzafiato'', di buon livello la colonna sonora, troppo retorico ed ammantato di falso buonismo il finale che continua ad evidenziare la grande voglia del cinema a stelle e strisce di negare spesso le evidenze diffuse in una società in rapido cambiamento.