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31 Ottobre Ott 2017 0704 31 ottobre 2017

Recensione del film '' Vittoria e Abdul ''

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''Vittoria e Abdul '': l'umanizzazione di una divinità

Regia: Stephen Frears; Sceneggiatura: Lee Hall; Fotografia: Danny Cohen; Attori: Judi Dench, Eddie Izzard, Ali Fazal, Michael Gambon, Olivia Williams, Tim Pigott-Smith, Simon Callow, Fenella Woolgar, Julian Wadham, Ruth McCabe ; Musiche: Thomas Newman; Produzione: BBC Films, Cross Street Films, Working Title Films; Distribuzione: Universal Picture; Genere: drammatico; Paese: USA, Gran Bretagna; Durata: 112'; Data Uscita: 26 ottobre 2017

Il film, presentato fuori concorso al Festival del Cinema di Venezia 2017, è una commedia drammatica con largo sfoggio di costumi d'epoca nella quale il regista Stephen Frears riesce a descrivere con grande dovizia di particolari, valorizzati dai super primi piani della fotografia di Danny Cohen, l'incredibile e vera storia della relazione che si instaurò tra la regina Vittoria (Judi Dench) ed un umile ragazzo indiano di nome Abdul Karim (Ali Fazal).
Stiamo parlando della regina d'Inghilterra Vittoria che regnò dal 1837 al 1901 e della umanissima storia d'amicizia e d'amore durante l'ultimo periodo del suo regno, venuta alla luce solo in questi anni, quando la dispotica sovrana aveva ormai quasi 82 anni. Una vicenda che all'epoca destò irritazione e riprovazione nei vertici della casa reale tanto che il figlio Bertie, poi salito al trono come Edoardo VII , alla morte della madre fece sparire a corte ogni traccia di questa insolita vicenda poi riscoperta dagli storici nel 2010.
Il regista ha saputo ben puntualizzare le necessità psicologiche di una donna , la regina , che per oltre 63 anni ha vissuto in un isolamento emotivo e morale , scalfito solo nell'ultimissima parte della sua vita dai quotidiani rapporti con un giovane umile e per di più di religione mussulmana. La vicenda ricorda per certi aspetti la relazione tra Lady Diana e Dodi Al-Fayed conclusa tragicamente ma pone drammaticamente il problema attuale dell'accoglienza nella nostra società di persone di altre razze e religioni.
Tanti e forse troppo lenti i dialoghi che hanno messo in luce le note qualità teatrali della bravissima Judi Dench, bravissimo il regista che ha saputo contrapporre ad una interpretazione così complessa in tecnicismi espressivi la recitazione molto naive proposta da Ali Fazal creando i giusti e necessari contrasti. Importante il commento musicale che valorizza lo spessore storiografico dell'opera.
Perchè fare credere al popolo che un monarca possa avere dimensioni morali ed intellettive quasi divine ? Stephen Frears con questo film ha ben centrato il momento dell'umanizzazione di una divinità fornendo all'opera uno straordinario valore aggiunto.

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