Alter Ego

21 Agosto Ago 2012 1458 21 agosto 2012

Burqini cinesi e tanorexia occidentale

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La mia amica Q., cinese doc, mi fa notare che ho la pelle bruciata dal sole. Me lo dice con condiscendenza, mista a rassegnazione.
Ma certo, le rispondo, d'estate ci si abbronza.
Mica dappertutto sai? mi risponde serafica.

E' vero: più di 2/3 del mondo cerca di schiarirsi la pelle o mantenerla chiara con accorgimenti antisole, ma anche lozioni, creme schiarenti, anche nocive alla pelle, cancerogene.
Perche' nero non e' ancora bello, e le ideologie colonialiste sono dure a morire. Bianco/nero sono una dicotomia potente, che traccia una profonda linea di demarcazione tra il Noi e il Loro.
Ma non è solo una categoria reificata dai colonialisti europei, uno sguardo esterno. E', al giorno d'oggi, anche una modalità di autorappresentazione di se stessi, in Africa come in Asia come in America latina.
Ad esempio anche in India le caste inferiori sono ritenute "di pelle scura", quelle superiori, elette, "di pelle chiara".
Percio' le donne indiane evitano accuratamente il sole. E le più famose attrici di Bollywood a quanto mi dicono hanno sì lineamenti "indigeni", capelli corvini e grandi occhi da cerbiatta, ma pelle chiara, quasi occidentale.
La pelle scurita dal sole è tipica dei lavoratori, contadini, pastori, pescatori, in ogni tempo e ad ogni latitudine; quella chiara e' tipica dei nobili, degli sfaccendati, delle classi dirigenti.
Questo sino all'avvento del turismo di massa, quando essere abbronzati si e' ribaltato di segno, e da sintomo di povertà e' diventato simbolo di benessere. "Spendo per le vacanze ergo sono" si potrebbe dire.

Per non prendere sole invece gli orientali coprono le parti esposte. Si va dal semplice cappello di paglia sino ai burqini delle cinesi, che coprono anche la faccia. Le cinesi al mare sembrano una specie di Ninja dell'ombrellone: ma del resto amano la pelle chiara, porcellata. Così le vogliono i loro uomini, quella e'l'estetica dominante.
Il sole scurisce la pelle e fa venire macchie e rughe, di qui il burqini.

Così sul fronte occidentale fa status symbol essere color tabacco, e ci esponiamo disperatamente al sole ricorrendo anche ad autoabbronzanti, miracolosi acceleratori di abbronzatura e persino pastiglie.

Il mio amico C., italiano doc, fa lettini solari tutto l'anno per sembrare appena tornato da Malindi o Miami.

Gli specialisti hanno dato un nome a questa mattana, tanorexia. Il soggetto si vede pallido, bianchiccio, mentre e' color cioccolato. Ed esagera col sole, sino a far assomigliare la sua pelle ad una borsa di cuoio invecchiato.

Pero', diciamolo, quando d'estate vediamo per strada un uomo color mozzarella dentro di noi pensiamo: poveretto.
Mentre i poveretti siamo noi: in Australia, colonizzata da wasp lentigginosi, l'incidenza del cancro alla pelle e' alle stelle. Gli oncologi raccomandano (spesso inutilmente) creme a schermo totale la', per stare all'aria aperta, e cappelli, occhiali e magliette. Perche' il fototipo chiaro mal si adatta a quelle latitudini, a quel clima.

Nessuno si può dire contento del colore della propria pelle, il povero Michael Jackson docet.

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