Alter Ego

24 Agosto Ago 2012 1447 24 agosto 2012

Corpo #trendy versus corpo #fail

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Quando si entra in farmacia accanto al banco principale sono esposte una miriade di creme snellenti, tisane e pastiglie dimagranti, che promettono miracoli. Di dimagrire, di diventare snelli, di diventare socialmente accettabili, alla fine.

I grassi ormai sono la vergogna dell'Italia, come i fumatori, equiparati ai tossici, e come tali trattati, sebbene grazie a loro (ai fumatori) lo Stato italiano ci guadagni un bel po': solo nel bimestre gennaio-febbraio 2012 il gettito dell'imposta sul consumo dei tabacchi è stato di 1,7 miliardi di euro (su 58,9 miliardi di entrate totali).

Ma torniamo alla ciccia, all'adipe, al grasso. Un tempo grasso era bello. In tempi di vacche magre i bambini ben pasciuti erano l'orgoglio dei nonni, e le donne in carne avevano molto piu' sex appeal delle magre.

Poi col boom economico, con l'esplodere del concetto di fitness nella pop culture e infine la dieta Dukan i grassi sono diventati socialmente vituperevoli.

I grassi sono un insulto alla "vision" salutista della nazione italiana, vision e mission più immaginata ovviamente che reale, se pensiamo che un italiano su 3 e' sovrappeso e siamo, con i Giapponesi, il popolo più sedentario del mondo (e anche il piu' longevo, con quello giapponese).

Oggi le persone in sovrappeso e peggio ancora gli obesi si vergognano di se stessi, e in Francia ancora Dukan ha proposto voti piu' alti agli studenti piu' magri, scatenando una ridda di polemiche.

I parametri del peso "giusto" ovviamente variano col passare del tempo, con le mode culturali, e a secondo delle civiltà prese in esame. Se pensiamo ai canoni di bellezza occidentali della Modernità le donne di Rubens erano grasse e belle, desiderate e ammirate, oggi una donna taglia 42 che sfili sulle passerelle e' considerata "taglia forte".

Venere al bagno (1612-15), di P. P. Rubens
Pare che essere grassi oggi, in tempi di sovrabbondanza alimentare, significhi non aver controllo su se stessi, e la mancanza di controllo, di questi tempi, e' socialmente inaccettabile, stigmatizzabile.

E' una guerra contro se stessi, tra piacere e desiderio e canoni estetici che rimandano ad un corpo agile, giovane, scattante, e magro. Sul fronte opposto ci sono i disturbi del comportamento alimentare. L'ultimo nato? E' l'ortoressia, il bisogno ossessivo di controllare tutto cio' che si mangia, alla ricerca spasmodica del cibo salutare.

Forse perche' ci si illude, controllando il cibo, di controllare il mondo, il proprio destino, la propria vita. Ma in fondo stiamo diventando un po' tutti ortoressici nel nostro piccolo, o no?

Ormai gli alimenti confezionati sono pieni di indicazioni su cio' che si e' tolto dal cibo, per il nostro benessere, e su cio' che si e' aggiunto, sempre per la nostra salute, dice la pubblicità, dato che ormai molti cibi sono considerati anche nutraceutici, ossia come farmaci.

Ecco che "senza" si traduce in senza grassi idrogenati, senza colesterolo, senza olio di palma, senza caffeina, senza teina, senza zucchero, senza zuccheri aggiunti, senza ogm, senza coloranti, senza conservanti, senza grassi animali ecc. ecc. mentre il "con" si coniuga con gli omega-3, gli omega-6, con i probiotici, con i fermenti lattici, con le fibre, e via discorrendo.

E così a sentir parlare di merende a base di succose pesche intinte nel vino fatto in casa o di pane, burro e zucchero piu' di un signore lettore inorridira', segretamente nostalgico, e qualche signora lettrice forse sverra' (dal desiderio, visto che probabilmente pasteggia a  pasta shirataki, di gran moda!).

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