Ambiente: il futuro dentro e fuori di noi

19 Giugno Giu 2015 1439 19 giugno 2015

Blue Sky. La lunga marcia di Pechino verso un cielo pulito

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E’ noto che la crescita intensiva e veloce della Cina è stata accompagnata da un diffuso ed elevato inquinamento. A partire dai primi anni duemila e in particolare dopo la crisi della SARS, la Cina ha iniziato una “lunga marcia” per “disaccoppiare” la crescita dall’inquinamento.
Per capire meglio la portata dell’impegno cinese, bisogna tenere a mente che stiamo parlando di un paese-continente, con 800 milioni di persone – su un totale di 1,3 miliardi – che vivono ancora nel sottosviluppo nonostante la crescita dell’economia negli ultimi 25 anni: un grande Paese che ha dunque ancora bisogno di molta energia e di molte infrastrutture per dare risposte al diritto dei suoi cittadini ad una migliore qualità della vita.
Diversamente dalle economie più sviluppate e mature, l’impegno della Cina si colloca nel pieno della fase ascendente della sua economia e pertanto rappresenta il più grande “esperimento” nella storia dell’umanità di coesistenza tra crescita economica e protezione dell’ambiente.
E come ha fatto notare più volte il presidente Xi Jinping, l’impegno della Cina contro i cambiamenti climatici, ovvero per la riduzione dell’uso dei combustibili fossili che inquinano le città ed emettono anidride carbonica, deve essere il volano per guidare la crescita economica del paese verso un modello di sviluppo sostenibile e rafforzare la leadership globale della Cina nell’economia e nella politica.
Il vicepremier Zhang Gaoli ha recentemente richiamato l’attenzione della comunità internazionale sull’impegno della Cina, prima fra le economie emergenti, per la lotta ai cambiamenti climatici. Pechino ha varato un piano un nazionale per ridurre entro il 2020 “l’intensità di carbonio” della propria economia del 45% rispetto ai livelli del 2005e di produrre entro il 2030 il 20% della propria energia con fonti a zero emissioni, ovvero almeno 1000 Giga Watt da rinnovabili o nucleare che corrispondono alla attuale produzione di elettricità degli USA.
Agli obiettivi ed agli impegni corrispondono fatti con numeri impressionanti: dal 2005 al 2013, con una crescita della propria economia di oltre il 90%, la Cina è riuscita a ridurre l’intensità di carbonio del 28,5%, evitando emissioni pari a 2,5 miliardi di tonnellate di anidride carbonica.
L’esperienza di Pechino è l’indicatore concreto del percorso e delle sfide della Cina per “cieli puliti”. Nel pieno della gravissima ed apparentemente senza fine crisi della SARS, Pechino ha avviato un programma per la forestazione urbana che ha trasformato in dieci anni una città arida in una città verde.
Le Olimpiadi “verdi” del 2008 sono state il primo banco di prova, sotto gli occhi scettici della comunità internazionale, per la riqualificazione ambientale della città cinese. Una sfida vinta, con la realizzazione di progetti di dimensione ed effetti mai sperimentati prima nelle grandi megalopoli del mondo, nel settore del trasporto pubblico, della riqualificazione edilizia ecoefficiente, della gestione efficiente delle risorse idriche, della rilocalizzazione e trasformazione di impianti industriali. E le Olimpiadi hanno anche avviato il lungo percorso verso la differenziazione delle fonti energetiche per la fornitura di elettricità, di calore e freddo.
Un percorso che verrà completato con l’eliminazione del carbone come fonte energetica per il riscaldamento e il raffreddamento degli edifici della capitale entro il 2020.
L’Agenzia della Protezione Ambientale della Capitale, Beijing’s Environmental Protection Bureau, ha confermato che entro il 2020 saranno chiusi tutti gli impianti energetici alimentati a carbone. Delle quattro maggiori centrali elettriche a carbone di Pechino tre sono già fuori uso da tempo ed è già stata programmata la chiusura dell’ultima ancora attiva nel prossimo anno. E solo nel 2014 Pechino ha tagliato 2,3 milioni di tonnellate di carbone utilizzate nella centrale termica di Gaojang.
Pechino ha anche aggredito da tempo l’altra sorgente inquinante diffusa, il traffico. A partire del 2002 Pechino ha sviluppato una rete di trasporto metropolitano sotterraneo che conta attualmente 18 linee e che nel 2020 raggiungerà una lunghezza di 1020 chilometri. Vale a dire, la seconda metropolitana più estesa al mondo dopo quella di Shanghai. Ma tutto questo non è sufficiente, perché l’auto privata è uno status symbol di indipendenza per i cittadini di Pechino. Si calcola che entro il 2016 per le strade di Pechino circoleranno oltre sei milioni di auto. La capitale cinese ha introdotto da tempo nuove regole per limitare il traffico. Dal 2011 a Pechino vengono consentite solo 20mila registrazioni di nuove auto al mese. Le licenze di guida hanno un numero limitato e vengono sorteggiate tra chi ne ha fatto richiesta.
La capitale cinese punta molto sulle auto elettriche. Sono previste 20 mila licenze per i veicoli con alimentazione elettrica e l’acquisto di questo veicoli viene incentivato. I veicoli elettrici, e quelli ibridi, possono circolare liberamente in città senza le restrizioni imposte alle altre autovetture. Anche i servizi di taxi ad alimentazione elettrica sono stati potenziati. La casa automobilistica Baic e Foxconn, la più grande produttrice di componenti elettrici ed elettronici, hanno lanciato un servizio di vetture a noleggio. A Pechino si possono noleggiare mille auto elettriche ed esistono 16 strutture per ricaricare le batterie dislocate in tutta la città.
Lo sviluppo e la diffusione di strutture per la ricarica delle batterie elettriche è una precondizione fondamentale per lo sviluppo del mercato delle auto ad alimentazione elettrica. A questo proposito va ricordato che, partendo da Pechino, State Grid, la più grande società elettrica al mondo, ha installato 50 stazioni per ricaricare le batterie lungo i 1260 chilometri di autostrada che collegano la capitale a Shanghai. E, sulla base di questa esperienza, State Grid ha già in programma la realizzazione di un servizio analogo lungo 19mila chilometri di superstrada in tutta la Cina.
Questi sono i numeri di Pechino. La capitale cinese ha fatto in poco più di dieci anni quello che altre grandi città non sono riuscite a fare decenni. E sono molto orgoglioso del contributo italiano a questo enorme programma ambientale. La Municipalità di Pechino, i Ministeri cinesi dell’Ambiente e della Scienza&Tecnologia, l’Università di Tsinghua, hanno realizzato a Pechino più di 80 progetti in collaborazione con Il Ministero dell’Ambiente italiano, per il monitoraggio della qualità dell’aria ed il controllo delle emissioni degli autoveicoli, per la riqualificazione ed il riuso dei laghi interni ridotti a paludi stagnanti, per la gestione intelligente delle risorse idriche, per la riqualificazione eco sostenibile del patrimonio edilizio.
Voglio ricordare tra tutti il progetto realizzato nell’Università di Tsinghua, la più prestigiosa Università della Cina : il Sino Italian Eco Efficient Building, che ha applicato e sperimentato le più avanzate tecnologie per la fornitura di energia a emissioni zero, con oltre 540 pannelli solari, con facciate e coperture “intelligenti”, con un corso d’acqua artificiale al centro dell’edificio che contribuisce a creare un microclima sostenibile….. Un edificio considerato da Steven Chu, il premio Nobel Ministro dell’Energia dell’Amministrazione Obama, un modello globale per l’ecoefficienza nell’edilizia. Ma nonostante il grande impegno e risultati raggiunti, Pechino e la Cina hanno ancora molta strada davanti. Anche se a Pechino nei primi tre mesi del 2015 l’inquinamento atmosferico è calato del 19% rispetto allo stesso periodo del 2014, i dati della qualità dell’aria sono ancora distanti dagli standard di sicurezza internazionali. E anche se la Cina è oggi il più grande investitore e produttore mondiale di tecnologie energetiche pulite e rinnovabili, il sistema energetico cinese è ancora lontano dagli standard necessari a garantire un ambiente pulito.
Tuttavia, la distanza evidente dagli obiettivi di qualità ambientale che la Cina si è data, alla luce di quello che è avvenuto negli ultimi 10 anni, stabilisce anche il contorno di un esperimento in corso – senza precedenti – per «decarbonizzare» la seconda economia del pianeta.
La comunità internazionale dovrebbe comprendere che l’operazione “cieli puliti” a Pechino e in tutta la Cina rappresenta una sfida di portata globale, capace di cambiare il corso della storia economica di questo secolo attraverso lo sviluppo e la sperimentazione di tecnologie e sistemi destinati a cambiare in profondità il rapporto tra crescita economica e impiego delle risorse naturali ed energetiche.
In questa prospettiva l’Italia dovrebbe essere partner attivo e consapevole della sfida della Cina, forte del programma di cooperazione ambientale citato ripetutamente dai premier e dai Ministri cinesi come modello internazionale.