Ambiente: il futuro dentro e fuori di noi

29 Luglio Lug 2015 1708 29 luglio 2015

Chi vuole l’emergenza rifiuti a Roma?

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Roma sommersa dai rifiuti. Roma abbandonata? Roma senza cura? Chi vuole davvero l’emergenza rifiuti nella Capitale? Mi pare una storia che parte da lontano.

Nel marzo 2012, in qualità di ministro, sono intervenuto per cercare una soluzione in grado di evitare l’emergenza rifiuti, allineando la capitale d’Italia agli standard fissati dalle direttive europee e dalle leggi nazionali, anche per superare una pesantissima procedura di infrazione contro l’Italia a causa del conferimento in discarica della maggior parte dei rifiuti della Capitale in gran parte non trattati.

Qualche settimana prima, il Ministero dei Beni Culturali e l’Autorità di Bacino del Tevere avevano contestato l’idoneità dell’area di Corcolle, individuata dal prefetto di Roma con l’adesione implicita di Regione, Provincia e Comune per la realizzazione di una nuova discarica per i rifiuti urbani di Roma.

Va ricordato che Il Ministero dei Beni Culturali aveva rilevato che il sito era troppo vicino a Villa Adriana, ed aveva negato il parere favorevole raccogliendo le preoccupazioni e le proteste di UNESCO e di molti esponenti italiani e internazionali della cultura. L’Autorità di Bacino, per propria parte, aveva osservato la estrema vulnerabilità del sito, caratterizzato da una presenza significativa di pozzi di uso prevalentemente agricolo, igienico e domestico, oltreché da sorgenti con una portata di 1100 litri al secondo captate da ACEA per l'approvvigionamento di Roma.

Ma, soprattutto, la priorità data alla realizzazione di una nuova discarica era in contrasto con gli obiettivi stabiliti dalle direttive europee e dalle leggi italiane che danno priorità al riciclaggio dei rifiuti e al recupero di materia e di energia, e prevedono la progressiva eliminazione delle discariche.

Dopo un mese di analisi accurate sulla gestione del ciclo dei rifiuti a Roma, ho proposto a regione, enti locali e imprese impegnate nella gestione dei rifiuti un “Patto per Roma” con il potenziamento della raccolta differenziata, la piena utilizzazione degli impianti di pretrattamento dei rifiuti e di recupero energetico, il ricorso alla discarica solo come soluzione residuale. Insomma, ho ‘ribaltato il tavolo’ mettendo al centro non la discarica ma il recupero.

Il “Patto”, dopo un lungo negoziato, fu sottoscritto dalla Regione e dagli Enti Locali con alcuni impegni precisi:

- 50% di raccolta differenziata nel 2014, 60% nel 2015 e 65% nel 2016;

- la piena utilizzazione degli impianti di trattamento meccanico biologico dei rifiuti urbani esistenti nel Lazio, con l’obiettivo prioritario della produzione di combustibile derivato dai rifiuti (CDR e CSS) da impiegare nei termovalorizzatori ;

- il recupero del 10% dei rifiuti come frazione organica stabilizzata da reimpiegare;

- la riduzione a meno del 5% della quantità di rifiuti da destinare ad una discarica di servizio.

Ma le amministrazioni che avevano sottoscritto il “Patto” e le imprese che dovevano attuarlo, sia pubbliche che private, non avevano dato seguito agli impegni presi per cambiare obiettivi e “ritmo”, visto che alla fine del 2012 il tasso di utilizzazione degli impianti di trattamento e recupero energetico nel Lazio era ancora al di sotto del 50% della loro potenzialità, mentre continuavano ad essere conferite in discarica grandi quantità di rifiuti non trattati.

Per questo motivo ero dovuto intervenire con due decreti, il 3 gennaio e il 25 marzo 2013 per trasformare in obblighi gli impegni del “Patto”, a partire dalla chiusura non derogabile della discarica di Malagrotta il 10 aprile 2013.

Non è tuttavia servito a molto perché, appena ho terminato di svolgere le funzioni di ministro, la costruzione di una nuova discarica è di nuovo divenuta priorità politica che ha polarizzato l’attenzione per mesi, mettendo nuovamente in secondo piano la piena utilizzazione degli impianti di trattamento e la creazione di una organizzazione efficiente per la raccolta differenziata e il recupero.

È pertanto incredibile che in queste settimane, mentre sono evidenti i limiti nella gestione del ciclo dei rifiuti, la piena utilizzazione degli impianti di trattamento sia ancora ostacolata da pretestuose motivazioni amministrative, mentre siamo lontanissimi dalla disponibilità di impianti di compostaggio per trattare almeno 400 mila tonnellate di frazione umida che il presidente di AMA Fortini considera urgentissimi. Forse ha ripreso quota la “old fashion way” di trascinare la situazione in emergenza per gestire poi risorse e interventi con procedure straordinarie, magari per costruire una nuova discarica. Suggerirei di riprendere il filo dalla road map che avevo tracciato con quei due, benedetti, decreti.