Ambiente: il futuro dentro e fuori di noi

12 Agosto Ago 2015 1319 12 agosto 2015

La correttezza del Financial Times, responsabilità e meriti di Corrado Clini

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Nei giorni scorsi un articolo pubblicato dal Financial Times si occupa di me, del mio lavoro da direttore generale e da ministro dell’ambiente e di accertamenti della magistratura sul mio operato. Niente di nuovo.

L'articolo 'gira' in redazione fino dall'autunno del 2014 e, come tutti sanno a Pechino, era stato  molto sollecitato dall'ex ambasciatore italiano in Cina che già aveva ispirato una paginata di Fiorenza Sarzanini sul Corriere nella quale si vaneggiava di miei conti milionari a Hong Kong. Sarzanini è stata denunciata e contribuirà ampiamente ad integrare la mia pensione, mentre l'ex ambasciatore Bradanini e i suoi sodali dovranno rendere conto in tribunale di certe bugie e al contempo delle accuse che hanno rivolto alle autorità cinesi.

Ma per fortuna l’articolo è del Financial Times. Così, diversamente da come sarebbe stato trattato l’argomento sulla stampa nostrana, l'articolo racconta fatti che mettono almeno in dubbio la fondatezza delle accuse contro di me e in particolare emerge il masochismo dell’ex ambasciatore italiano Bradanini che nonostante tutte le evidenze contrarie - dal rapporto di PriceWaterhouse sul nostro lavoro in Cina, ai documenti ufficiali delle autorità cinesi fino ai numerosi e ripetuti riconoscimenti nelle sedi internazionali - ha voluto denigrare il lavoro dell'Italia solo per colpirmi.

Chi sono gli ispiratori di Bradanini? A quali 'circoli' e a quali poteri ha risposto per lanciarsi in un'operazione tanto infondata quanto insensata? Che cosa lorsignori mi devono far pagare?

Forse la mia reputazione internazionale, costruita in 25 anni di lavoro e riconosciuta da Nazioni Unite, Unione Europea, G8/G20 e Paesi come Brasile e Cina? Può darsi che la mia reputazione internazionale turbasse le ambizioni dei mediocri politicanti che hanno sostenuto la controversa carriera di Bradanini, licenziato da Kofi Annan con il suo 'capo', Pino Arlacchi, dall’ufficio delle Nazioni Unite di Vienna. O forse, ancora, la mia ostinata presa di posizione contro il trasferimento del relitto della Concordia in Turchia o Bangladesh?

O forse il mio lavoro sull’ILVA per tutelare salute e occupazione contro gli interessi di chi voleva chiudere lo stabilimento per rafforzare i competitor europei?

Oppure ancora la fine della commedia delle bonifiche infinite dei siti industriali di Marghera, Trieste, Tor Viscosa, con buona pace di chi ha campato a sbafo di procedure infinite e studi inutili.

Infine, come dimenticare i rifiuti di Roma, dove ho impedito lo scempio di una discarica a Villa Adriana e ho imposto con decreto la chiusura di Malagrotta.

I dubbi del Financial Times sui teoremi contro di me son molto chiari, basta leggere Ben Marino e James Politi sul prestigioso quotidiano internazionale, ma certe cose era meglio metterle nero su bianco.