Ambiente: il futuro dentro e fuori di noi

17 Dicembre Dic 2015 1253 17 dicembre 2015

Porto Marghera, l'Accordo di programma è l'unica via

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Ho promosso, e sottoscritto il 16 aprile 2012 con la Regione Veneto, il Comune e la Provincia di Venezia, e con l’Autorità Portuale , l’Accordo di programma per la semplificazione delle procedure per la bonifica di Porto Marghera e la promozione di investimenti per nuove attività produttive “sostenibili”.

L’Accordo si era reso necessario per superare l’empasse di procedure troppo lunghe e controverse, basate su obiettivi di bonifica non definiti e spesso paralizzate dai conflitti di competenza tra le amministrazioni.
Obiettivi dell’accordo sono “l’accelerazione e semplificazione delle procedure di bonifica e riqualificazione ambientale” e “ le agevolazioni di programmi di investimenti e sviluppo produttivo che consentano in via prioritaria il riuso dei siti produttivi”.

Per quanto riguarda i finanziamenti per completare le bonifiche l’Accordo

  • “mette in garanzia” le procedure per i finanziamenti pubblici destinati agli interventi di competenza delle Amministrazioni, stabilendo che il Ministero dell’Ambiente trasferisca alla Regione sia le risorse derivanti da “economie maturate nella realizzazione di interventi di disinquinamento già finanziati con deliberazioni CIPE destinati alla salvaguardia della Laguna di Venezia dalla Legge Speciale per Venezia.” sia dalle “transazioni sottoscritte o da sottoscrivere in tema di danno ambientale nel SIN di Porto Marghera”;
  • attribuisce alla la Regione le risorse ( a valere sulla Legge Speciale per Venezia) per la costituzione di un apposito fondo di rotazione, in favore delle piccole e medie imprese,disciplinato con norma regionale, avvalendosi di somme messe a disposizione dalla Legge Speciale per Venezia.

Uno dei primi effetti dell’Accordo è stata la cessione di 120 ettari dall’ENI alla Regione Veneto ed al Comune di Venezia il 14 maggio 2012, passaggio chiave per progettare e rilanciare l’economia di Porto Marghera con nuove attività industriali e servizi innovativi per l’economia del territorio.

L’Accordo ha dato i suoi frutti in tempi brevi, considerato che dopo 4 mesi erano stati approvati 14 progetti di bonifica, in tempi non comparabili con quelli necessari precedentemente.

Mentre la Regione ha istituito il fondo di rotazione in favore delle piccole e medie imprese con una dotazione iniziale di 20 milioni di euro.

Inoltre i 4 protocolli attuativi dell’Accordo, che ho sottoscritto nel gennaio 2013, hanno “messo al sicuro” le procedure dalle tentazioni e dai rischi di un ritorno indietro, a condizione che i termini previsti dai protocolli vengano rispettati.

Ricordo che i protocolli riguardano la caratterizzazione dei siti, gli interventi di bonifica e di messa in sicurezza dei suoli e delle acque di falda, le attività sperimentali di bonifica, la determinazione delle garanzie finanziarie.

Tra il 2013 e il 2014 le procedure introdotte dall’Accordo hanno consentito di approvare ulteriori 25 progetti.

E nel gennaio 2015 l’Accordo ha avuto anche il supporto del finanziamento da parte del Ministero per lo Sviluppo Economico, che ha reso disponibili 50 milioni € in termini di credito di imposta a favore delle imprese che investono nel risanamento e nella riqualificazione di Porto Marghera.

Ma le vicende giudiziarie e la crisi politico amministrativa del Comune hanno provocato un forte rallentamento .

La relazione su Porto Marghera della relazione presieduta dall’on. Bratti va letta in questo contesto, e in particolare le conclusioni giustamente molto allarmate devono essere messe in relazione ai ritardi nella attuazione degli interventi resi possibili dalle innovazioni introdotte dall’Accordo e dai protocolli.

Mentre sarebbe un errore pensare che il programma di risanamento di Porto Marghera debba essere ripreso con gli obiettivi e con le procedure precedenti all’Accordo.

Ed è opportuno avere chiaro che se il percorso avviato nel 2012 non viene riattivato in tempi rapidi, è concreto il rischio che possano essere messe in discussione sia le procedure semplificate sia le risorse finanziarie messe a disposizione.

A questo fine sono necessarie due azioni prioritarie:

  1. assicurare alla Regione le risorse finanziarie con le procedure previste dall’Accordo. Va ricordato che l’Accordo prevede esplicitamente che Regione provveda a “chiudere le due macroisole Nuovo Petrolchimico e Fusina” con il supporto finanziario del Ministero dell’Ambiente ( art.5 punto 9);
  2. attuare il “coordinamento degli strumenti urbanistici, ove necessari per il rilancio produttivo ed occupazionale dei siti” (art.4 punto c). L’iniziativa, che fa capo al Comune, può consentire la definizione della nuova destinazione d’uso dei siti e di conseguenza stabilire gli obiettivi di bonifica dei siti stessi, superando le condizioni di incertezza, i conflitti di competenza ed i pretesti che in passato hanno prolungato sine die le procedure di approvazione della bonifica e del riuso.