Ambiente: il futuro dentro e fuori di noi

8 Gennaio Gen 2016 1645 08 gennaio 2016

L'aggressione alle donne in Germania cambierà l'approccio europeo all'integrazione?

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intervento scritto da Arvea Marieni con il mio contributo

La situazione in Germania -e non più solo lì a quanto si apprende nelle ultime ore- è incandescente e potrebbe rappresentare una svolta per tutta l’Europa. Gli organi d’informazione, come spesso accade, stanno trattando con superficialità la vicenda che, invece, è destinata a mutare l’orientamento europeo su accoglienza e integrazione più di quanto sia avvenuto con le morti nel canale di Sicilia o i cadaveri sulle coste turche e greche.

GLI AVVENIMENTI DI COLONIA. Ciò di cui i tedeschi ormai da giorni tutti parlano sono le centinaia di aggressioni di gruppo a sfondo sessuale in Germania, a partire dalla notte di Capodanno. I fatti più gravi registrati sono come è noto registrati a Colonia. Oltre novanta, fino ad ora, le denunce nella sola città renana. Circa un migliaio di uomini hanno partecipato alle violenze intorno al Duomo e alla stazione centrale. Le responsabilità individuali restano da verificare. Gruppi di uomini descritti come nord africani o di origine araba, hanno sistematicamente circondato e aggredito le vittime. Oltre alle molestie fisiche e verbali, almeno un caso di stupro. Ovunque, lo stesso modus operandi. La Polizia Federale e la politica tedesca lanciano l’allarme, ma solo in un secondo tempo. Siamo di fronte ad una minaccia radicalmente nuova, per qualità e dimensione. Heiko Maas, Ministro della Giustizia a Berlino, parla di una “nuova forma di crimine organizzato”.
La scelta generosa di Berlino è d’altronde frutto ed espressione di questa identità e si radica profondamente nel sistema di valori e principi fondamentali della nostra civilizzazione.
VIOLENZE ANCHE IN ALTRE CITTA' TEDESCHE. Già grave se si fosse trattato di un fatto “isolato”, la barbarie incommentabile di Colonia si è invece ripetuta in altre città tedesche. La situazione è ancora oggetto di valutazioni degli inquirenti. Tuttavia, molti suggeriscono già esplicitamente la possibilità di una regia tra i vari episodi. Anche ad Amburgo la polizia ha registrato una decina di denunce per violenze avvenute nella notte del primo gennaio.
E' NECESSARIO INTERVENIRE IN MANIERA UNIFORME. Questi eventi richiedono, per questo e per la loro natura di indiscussa eccezionalità rispetto a schemi criminali preesistenti, che sia affermata con forza la prevalenza del diritto. La nostra legge deve valere per chiunque si trovi, a qualunque titolo, sul suolo europeo. Soprattutto per chi invoca il diritto di asilo. Non sono tollerabili, né tanto meno in alcun caso giustificabili, eccezioni di sorta. Urge soprattutto impedire la creazione di sacche di “diritto speciale” sui nostri territori.
Non si tratta di paure infondate. Abbiamo già assistito, purtroppo, alla costituzione di “enclavi” de facto sottoposte alla Sharia in diversi paesi dell’Unione. Molenbeek a Bruxelles è balzato agli onori della cronaca come vivaio di terroristi dopo le stragi di Parigi. A Châteauneuf-sur-Cher, un piccolo comune francese, ha preso forma la teoria dei “villages musulmans” dell’imam “segregazionista” Mohamed Zakaria Chifae. Tali enclavi non hanno diritto di esistere.
Non è peraltro nemmeno più ammissibile tollerare forme di segregazione di genere e diminutio della dignità e del ruolo sociale delle donne anche quando avvengano “soltanto” all’interno delle comunità etniche o religiose di appartenenza.
Altrettanto inaccettabili sono infatti ai nostri occhi tanto i matrimoni coatti quanto ogni altra forma di limitazione della libertà personale delle donne anche all’interno delle comunità di origine.
Non sono concepibili sul suolo europeo, ad esempio, l’imposizione del velo, le punizioni corporali o la “semplice” proibizione alle fanciulle di fare sport o frequentare luoghi di aggregazione e ricreazione. L’autodeterminazione dell’individuo è un valore insindacabile per chi vuole vivere nei nostri paesi e deve cadere la giustificazione dell’alterità culturale troppo spesso accordata in presenza di tali scempi.
Grave danno ha fatto d’altronde quella parte dell’élite culturale europea che ha per anni sistematicamente ignorato, financo giustificato, tali comportamenti inaccettabili, rivendicando per giunta per ciò stesso un proprio “primato morale”, nel nome del relativismo.
Gli eventi di questi giorni in Germania sono una vera dichiarazione di guerra all’Europa e danneggiano ogni aspirazione all’integrazione. L’accettazione dei principi fondamentali dei nostri ordinamenti e sistemi sociali è la contropartita necessaria imposta a chi richieda accoglienza, diritti e integrazione.
I migranti, per diventare cittadini, devono aderire a un nuovo “patto sociale”, pena l’esclusione dal nostro consesso civile. Il rispetto della legge va imposto senza remore contro la violenza di aggressori precipitati in un buio pre-moderno e grottesco, incompatibile con la civiltà europea.
Occorre rispondere prontamente per evitare che il gioco sia preso in mano da populisti da un lato e segregazionisti fondamentalisti dall’altro. E dobbiamo assicurare libertà alle donne, europee o immigrate.

È importante in queste ore tenere occhi e orecchie bene attenti a come evolve il dibattito in Germania – con le già plurime prese di posizione di Angela Merkel – per comprendere se ciò che è avvenuto a Colonia e Amburgo finirà col segnare una svolta europea nell’integrazione europea più dei fatti di Bataclan e Charlie Hebdo.