Ambiente: il futuro dentro e fuori di noi

13 Gennaio Gen 2016 1047 13 gennaio 2016

Il naufragio del Giglio ed il recupero della nave

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Dopo quattro anni voglio ricordare quella notte, intanto per non dimenticare le vittime innocenti della prassi irresponsabile di offrire ai crocieristi il brivido di lambire zone naturali marine pregiate e delicatissime con manovre insensate prima ancora che spericolate.

Per quelli che dimenticano in fretta, voglio anche ricordare che da quella notte ha preso avvio un’iniziativa “dura” e senza tregua del Ministero dell’Ambiente, insieme con il reparto ambientale marino del Corpo delle Capitanerie di Porto, e la Regione Toscana con il suo presidente Enrico Rossi in prima linea, per prevenire prima un disastro ambientale che avrebbe potuto compromettere per decenni l’arcipelago toscano e poi evitare la farsa dello smaltimento del relitto al di fuori e contro le regole europee.

Un’iniziativa “dura” perché abbiamo dovuto imporre prima la priorità e l’urgenza dello svuotamento dei serbatoi di carburante e poi “i paletti” per la gestione del relitto con 40 prescrizioni ambientali , a fronte del tentativo di sottovalutazione dei rischi rappresentato in vari modi nel corso di tutto il 2012.

Un’iniziativa senza tregua perché il nostro lavoro non ha mai avuto soste, e siamo sempre stati sul pezzo anche in supporto a Franco Gabrielli, allora capo della protezione civile.

Ricordo la mia nota del 12 dicembre 2012 agli amministratori delegati di Costa Crociere Pierluigi Foschi e Michael Thamm, nella quale richiamavo con chiarezza l’urgenza di rispettare i criteri, gli obblighi e i tempi per la gestione in sicurezza del relitto.

E ricordo ancora il confronto, non facile, per imporre lo smaltimento del relitto in un porto italiano, contro la scelta che sembrava ormai definita di portare la Concordia fuori dall’Europa per sottrarsi agli obblighi imposti dalle regole europee.

Avevamo indicato il porto di Piombino, perché il più vicino al Giglio, per la presenza di un impianto siderurgico che avrebbe potuto recuperare parte dello scafo, e perché la gestione della Concordia avrebbe creato le condizioni per costituire nel Mediterraneo occidentale una piattaforma per lo smantellamento del naviglio a fine vita anche in vista delle nuove regole che nel 2020 entreranno in vigore nel Mediterraneoper la piena applicazione di MARPOL VI, la direttiva dell’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO), che renderà obsoleta una parte significativa delle 658 navi censite nel Mediterraneo. Purtroppo la scelta del porto di Genova non sembra essere coerente con questa prospettiva.

E infine desidero ricordare il decreto con il quale è stata imposta la fascia di sicurezza per la navigazione crocieristica nella aree sensibili, non solo per evitare gli inchini.

In questo quadro s’inserisce anche il provvedimento per il traffico crocieristico nel Bacino di San Marco a Venezia: dopo quattro anni, il progetto presentato congiuntamente dal sindaco Brugnaro e dal Presidente del Porto sembra poter dare finalmente attuazione al decreto.