Ambiente: il futuro dentro e fuori di noi

9 Maggio Mag 2016 1818 09 maggio 2016

Corrado Clini e la cooperazione Italia-Cina

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Il SIIEB è la sede della “School of Environment”, la più prestigiosa della Cina e tra le migliori al mondo.

Nelle settimane scorse ho partecipato a riunioni di lavoro nelle Università Tsinghua a Pechino, e Jao Tong di Shanghai.

A Tsinghua le riunioni si sono svolte nel Sino Italian Eco Efficient Building (SIIEB), realizzato dal Ministero dell’Ambiente italiano, che il premio Nobel Steven Chu ministro USA dell’Energia definì nel 2009 come uno dei migliori esempi al mondo di edilizia eco efficiente, diversamente dall’ex ambasciatore Bradanini che invece nel 2013 parlò di edificio inefficiente e inutilmente costoso.

Il SIIEB è la sede della “School of Environment”, la più prestigiosa della Cina e tra le migliori al mondo.

A Tsinghua ho anche incontrato il rappresentante dell’Università nel board della Venice International University, appena rientrato da Venezia, che ha ricordato il grande lavoro di formazione ambientale per oltre 11.000 funzionari cinesi realizzato tra il 2003 e il 2014 grazie ad un programma finanziato dal Ministero dell’Ambiente italiano.

A Jao Tong sono stato informato che il Ministro italiano della Ricerca, Giannini, ha visitato recentemente il GREEN ENERGY LABORATORY (GEL), realizzato dal Ministero dell’Ambiente italiano e inaugurato nel 2012, che l’ex ambasciatore Bradanini definì precario e fatiscente.

Il GEL è la sede delle prove di efficienza e funzionalità dei sistemi e delle attrezzature per le energie rinnovabili, ovvero centro di riferimento per tecnologie che la Cina sta impiegando in larga misura essendo il più grande mercato al mondo delle rinnovabili.

A Pechino e a Shanghai ho avuto conferma che il governo cinese continua ad indicare ai paesi europei la cooperazione ambientale con l’Italia come modello di riferimento, come peraltro ricordato recentemente al Ministro Galletti dal Ministro cinese.

La cooperazione ambientale con la Cina è stata sostenuta in 14 anni, sulla base di accordi bilaterali sottoscritti nell’ambito delle leggi italiane di ratifica del Protocollo di Montreal e del Protocollo di Kyoto, con 185 milioni € per il cofinanziamento di 200 progetti ai quali hanno contribuito con altri 165 milioni € la Banca mondiale, la Commissione Europea, la Global Environment Facility, i Ministeri cinesi.

Ovvero il finanziamento italiano è stato quasi raddoppiato con il contributo di istituzioni internazionali e cinesi.

Senza contare che gli effetti indiretti del nostro lavoro hanno generato un volume di affari per le imprese italiane di almeno altri 900 milioni €.

Dati confermati nel 2014 dal rapporto indipendente di una delle più importanti agenzie internazionali di auditing, PriceWaterHouse Coopers.

Appena rientrato in Italia ho avuto il piacere di leggere di nuovo articoli che parlano del “malaffare della cooperazione ambientale fra Roma e Pechino” che sarebbe stato messo in evidenza dalla Corte dei Conti sulla base di rapporti e testimonianze di funzionari del Ministero dell’Ambiente.

Aspetto di conoscere i rapporti e le testimonianze dei funzionari del Ministero.

E sono curioso di conoscere sulla base di quali riscontri documentali la Corte dei Conti abbia potuto concludere che sono stati “buttati al vento” i soldi pubblici dell’Italia, visto che lo stesso rapporto della Corte (pagg. 30- 33) mette in evidenza puntualmente i risultati positivi del nostro lavoro in Cina e con la Cina.

Per il momento alcune domande.

Chi spiegherà agli oltre 11 mila funzionari cinesi, che hanno partecipato al “The Sino-Italian Advanced Training Program on Sustainable Devlopment and Environmental Management”, organizzato con la Venice International University (VIU), di essere stati coinvolti in un progetto fittizio e criminale?

E chi lo spiegherà agli attuali Ministri cinesi dell’Ambiente e di Scienza e Tecnologia che sono stati direttamente coinvolti nel programma?

Per non parlare dei docenti (80/anno) e delle oltre 100 imprese italiane coinvolti dalla VIU.

E a chi renderà conto l’ex ambasciatore italiano che aveva definito il programma un regalo con viaggi premio per i funzionari cinesi?

E chi dirà di avere realizzato progetti fittizi, parte di un piano criminale, alle altre imprese italiane che hanno partecipato in Cina al programma della cooperazione ambientale, da ANSALDO alla FIAT, da PIRELLI a IMPREGILO, da ENI a MERLONI, da ENEL a GUZZINI (per citare le più note imprese), o al POLITECNICO di Milano e di Torino ed alle altre 10 Università, al CNR o all’Istituto Nazionale di Vulcanologia e Geologia, o alle molte società italiane di ingegneria e architettura che hanno partecipato alla preparazione dei progetti?

Chi lo dirà alle Università, ai centri di ricerca ed alle imprese italiane che hanno partecipato ai programmi cofinanziati in Cina dal Ministero dell’Ambiente con il contributo di World Bank, Commissione Europea, Global Environment Facility?

E per parlare di efficienza della spesa e delle spreco delle risorse pubbliche, chi pagherà i danni arrecati all’Italia dal blocco e dalla criminalizzazione del programma di cooperazione ambientale con la Cina?

Chi pagherà i danni della sciatteria e mancanza di competenza con la quale sono stati analizzati oltre dieci anni di cooperazione ambientale con il paese asiatico?

Ma soprattutto mi chiedo, come già fece il Financial Times nell’agosto scorso, chi finalmente ci dirà le motivazioni per le quali l’ex ambasciatore italiano e, a quanto pare alcuni funzionari del Ministero, abbiano scelto di costruire false informazioni per denigrare il lavoro dell’Italia in Cina?

Siamo oltre alla calunnia, molto vicini al tradimento contro il nostro Paese.

Non entro nel merito di altre questioni che riguardano i procedimenti contro di me, perché i processi si fanno in Tribunale.