Ambiente: il futuro dentro e fuori di noi

28 Luglio Lug 2016 1723 28 luglio 2016

Perché sui rifiuti Roma è rimasta indietro. Lettera al sindaco Raggi

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Cassonetti per i rifiuti a Roma.

Gentile sindaco Raggi,

Mi aggiungo ai molti che hanno voluto offrirle consigli non richiesti. In tutte le più importanti capitali europee la gestione sostenibile e produttiva dei rifiuti urbani è una componente positiva dell’economia urbana. Sono trascorsi esattamente 4 anni da quando il 4 agosto 2012 feci sottoscrivere al Comune di Roma, alla Provincia e alla Regione Lazio il “Patto per Roma” per allineare la Capitale d’Italia alle regole europee per il recupero e trattamento dei rifiuti urbani.

Fu un “parto difficile”, perché l’allora Prefetto e Commissario per l’emergenza rifiuti, d’accordo con gli Enti Locali e la Regione, aveva individuato come soluzione la realizzazione di una nuova discarica. E a parte la scelta infelice del sito, vicino a Villa Adriana e in un bacino acquifero cruciale per Roma, la soluzione individuata non era per niente coerente con le regole europee, che stabiliscono esplicitamente la priorità per il recupero di materia ed energia e l’eliminazione delle discariche.

Tra marzo e agosto 2012, passando attraverso molti contrasti, e con il supporto del Commissario Europeo per l’ambiente, ero riuscito ad ottenere una convergenza su alcuni obiettivi impegnativi per tutti.

-raccolta differenziata al 65% entro la fine del 2014, e contestuale organizzazione della filiera del riciclo sulla base dell’accordo che avevo fatto sottoscrivere il 30 giugno 2012 da AMA e CONAI;

-piena utilizzazione di tutti gli impianti di trattamento meccanico biologico, e, per una capacità aggiuntiva di trattamento di oltre 1,5 milioni di tonnellate/anno di rifiuti, con l’obiettivo prioritario della produzione di combustibile solido derivato dai rifiuti;

-velocizzazione delle procedure da parte della Regione per gli impianti di compostaggio in corso di autorizzazione, per una capacità aggiuntiva di trattamento di 205.800 tonnellate annue della frazione umida dei rifiuti urbani, con l’obiettivo della produzione di compost di qualità;

-chiusura della discarica di Malagrotta, in piena infrazione rispetto alle direttive europee, e individuazione di una discarica di servizio per la messa a dimora dei soli residui marginali derivanti dai trattamenti.

Questi obiettivi erano stati puntualmente ripresi nel Decreto Ministeriale pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale del 7 gennaio 2013, e sono stati puntualmente disattesi.

Dopo 4 anni la Capitale d’Italia non è ancora in grado di gestire e chiudere il ciclo dei propri rifiuti urbani, perché non sono stati rispettati gli impegni sia per la raccolta differenziata e il riciclo, sia per la piena utilizzazione delle capacità autorizzate e in via di autorizzazione di lavorazione dei rifiuti e in particolare della frazione umida.

E i rifiuti di Roma emigrano verso il nord Italia e il nord Europa, con costi altissimi: con le stesse risorse, invece di finanziare gli impianti di trattamento al di fuori del Lazio e dell’Italia, Roma potrebbe investire negli impianti e nei servizi che servono per la gestione in autonomia dei propri rifiuti.

In tutte le più importanti capitali europee la gestione sostenibile e produttiva dei rifiuti urbani è una componente positiva dell’economia urbana, in termini di recupero di materia ed energia.

Se anche Roma riuscirà ad assumersi fino in fondo la responsabilità di gestire i propri rifiuti e trasformarli in risorsa, Lei avrà avvicinato l’Italia all’Europa e segnato concretamente la discontinuità con oltre 40 anni di monocultura e monopolio della discarica.

Corrado Clini

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