Ambiente: il futuro dentro e fuori di noi

30 Agosto Ago 2016 1611 30 agosto 2016

Il terremoto in centro Italia e il mio piano del 2012 per la messa in sicurezza del territorio

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Le ricerche proseguono tra le macerie.

Il terremoto nel centro Italia rappresenta un evento non prevedibile, ma purtroppo atteso. L’area colpita, infatti, è classificata come ad “alta pericolosità sismica” nella Mappa sismica italiana adottata nel 2003, che sulla base dei dati storici dà indicazioni chiare sulle zone esposte al rischio di terremoti. Sappiamo da tempo che in queste zone vanno adottate misure per la messa in sicurezza di infrastrutture, attività produttive ed edifici, al fine di ridurre al minimo il rischio sismico.

La previsione dei terremoti, come noto, è estremamente aleatoria, ma la prevenzione dei danni è possibile. Lo dimostrano i casi di città come Perugia e Norcia, dove le case sono state messe in sicurezza dopo il terremoto del 1979, e dove i danni causati dal sisma di mercoledì notte sono stati limitati in confronto agli altri paesi colpiti.

E’ necessario un programma di interventi di medio-lungo periodo, finanziato in maniera certa e continuativa per tutto l’arco di tempo necessario.

Nel 2009, dopo il terremoto dell’Aquila fu istituito un fondo per la prevenzione del rischio sismico che prevedeva lo stanziamento di un miliardo di euro in otto anni. Se si considera che i costi sostenuti per far fronte alle emergenze climatiche e sismiche negli ultimi 40 anni oscillano tra i 4 e i 6 miliardi di euro all'anno, si capisce bene come 200 milioni all’anno siano assolutamente inadeguati.

Nel dicembre 2012, dopo le emergenze idrogeologiche e il terremoto dell’Emilia, avevo presentato al CIPE una proposta di piano per la messa in sicurezza del territorio con un costo stimato di 40 miliardi di euro in 15 anni. Avevo anche individuato le fonti di finanziamento pubblico e le misure fiscali di accompagnamento. Inoltre avevo suggerito l’introduzione di una assicurazione obbligatoria contro il rischio sismico e avevo indicato la possibilità di adottare il credito di imposta a favore degli investitori privati. Avevo presentato il piano anche alla Commissione Europea, facendo presente che la messa in sicurezza del territorio italiano è un investimento per la crescita che deve essere escluso dai vincoli del patto di stabilità. La Commissione aveva espresso una considerazione positiva, ma aveva bisogno di valutare il piano nel dettaglio.

Purtroppo la mia proposta non ha avuto seguito, mentre è proseguita la prassi abituale degli interventi di emergenza dopo gli eventi catastrofici, siano essi climatici o terremoti.

Credo che di fronte all’ennesimo dramma che ha sconvolto la vita di migliaia di persone tra Lazio, Marche e Umbria, sia urgente che la politica si assuma la responsabilità di azioni programmatiche di lungo periodo per la prevenzione, anche se i tempi lunghi necessari per la prevenzione non coincidono con quelli brevi delle scadenze elettorali.

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