Ambiente: il futuro dentro e fuori di noi

29 Settembre Set 2016 1550 29 settembre 2016

Le risorse idriche sono diventate un problema

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I cambiamenti climatici hanno un impatto sempre più rilevante sul ciclo idrogeologico. Si profila uno scenario nuovo con conseguenze dirette sulle risorse idriche, il loro consumo e la loro gestione. Eventi atmosferici estremi come le bombe d'acqua stanno diventando sempre più frequenti e violenti, il livello del mare è in innalzamento.

È l'effetto del ciclo dell'acqua che si sta modificando ma il suolo è stato organizzato per regimi di pioggia inferiori a quelli attuali e i sistemi di drenaggio si rivelano spesso insufficienti ad assorbire fenomeni così intensi. Per questo motivo bisogna lavorare fin da subito a nuovi sistemi di gestione delle coste e delle regioni a rischio idrogeologico. Un tema che è stata al centro di Watec, il convegno internazionale sulla gestione delle risorse idriche che si è tenuto per la prima volta In Italia, a Venezia.

Proprio Venezia e tutta la costa del Nord Adriatico rappresentano uno dei simboli del futuro del clima, per l'elevata vulnerabilità all'innalzamento del livello del mare. Il Mose è una grande opera di adattamento ai cambiamenti climatici, ma gli scenari del futuro del clima indicano chiaramente l'esigenza e l'urgenza di interventi integrativi per proteggere le coste, da Monfalcone a Jesolo, dal Lido di Venezia a Ravenna.Non è una indicazione nuova, perché nella comunicazione del 2004 dell'Italia alle Nazioni Unite sulla vulnerabilità del nostro paese avevo già segnalato e documentato il rischio «incrementale» per Venezia rispetto al progetto del Mose.

I cambiamenti climatici influiscono anche sulle risorse idriche a disposizione. Gli scenari geologici ed economici del prossimo futuro (aumento della popolazione e conseguente aumento della richiesta di cibo) dicono che serve un modello più efficiente di gestione delle risorse idriche altrimenti non ci sarà abbastanza acqua per tutti.

Siamo già sottoposti a quello che viene chiamato «stress idrico», vale a dire problemi di approvvigionamento di acqua e non averne a sufficienza per soddisfare le proprie esigenze. Entro il 2050 si prevede un aumento della domanda globale di acqua del 55%. Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico prevede che nella sola dell'Europa centrale e meridionale nel 2070 ci saranno 44 milioni di persone che dovranno patire lo «stress idrico».

L'innalzamento del livello del mare, precipitazioni sempre più intense, domanda di acqua in aumento impongono modelli che si adattino a nuove condizioni. Non abbiamo alternative e non possiamo aspettare oltre. Secondo i dati della Banca Mondiale il costo per l'adattamento a un aumento della temperatura media globale di 2 gradi costerà dai 70 ai 100 miliardi di dollari all'anno tra il 2020 e il 2050. Di questa cifra, tra i 13,7 e i 19,2 miliardi di dollari, dovranno essere impiegati per migliorare l'approvvigionamento idrico e la gestione delle inondazioni.

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