Ambiente: il futuro dentro e fuori di noi

3 Novembre Nov 2016 1800 03 novembre 2016

Rifiuti: Cristo si è fermato a Roma, un po' più a nord di Eboli

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Cassonetti per i rifiuti a Roma.

Milano è nel gruppo di testa delle città europee più virtuose per la gestione dei rifiuti, insieme con Vienna, Berlino, Copenaghen. Queste città hanno in comune un modello di gestione basato sui tre grandi assi dell’economia circolare: “Reduce, Reuse, Recycle”.

La quantità dei rifiuti prodotta segue un trend costante annuale di riduzione, tra il 2% e il 5%, influenzato sia dai sistemi di distribuzione e packaging sia dalla tassazione locale.

Le percentuali di recupero sono diverse, in relazione prevalentemente alle norme locali e alle migliori opzioni nei rispettivi mercati interni. Ma queste città hanno in comune una rete di tecnologie e servizi in grado di assicurare, da un lato, il recupero di energia, di materia e della frazione organica dei rifiuti, e dall’altro la quasi totale eliminazione delle discariche, che coprono un fabbisogno compreso tra meno dell’1% e il 5-7%.

I trend del recupero in queste città indicano alcune linee di tendenza molto interessanti: il recupero energetico, che comunque copre mediamente il 40%, cede terreno verso il recupero di materia e della frazione organica per la produzione di compost.

Inoltre, nel complesso del recupero energetico assumono un ruolo crescente i combustibili solidi speciali (CSS o SFR) prodotti dai rifiuti e impiegati nell’industria del cemento e negli impianti di produzione di energia elettrica/termica.

Il trend di Copenaghen riassume bene questa tendenza. Copenaghen è anche un simbolo della coesistenza tra ambiente urbano e tecnologie per il recupero energetico dei rifiuti. Nella “Capitale verde d'Europa 2014” è in costruzione un nuovo grande impianto per il recupero energetico dei rifiuti organici che produrrà calore per 160.000 abitazioni e fornirà elettricità a 62.000 utenze.

Il nuovo impianto è stato progettato per essere un centro di riferimento “sociale”, con un grande centro sportivo dotato di 3 piste per sciare d'inverno e pattinare d'estate, sentieri per corsa e trekking, prati per passeggiare. L’impianto di Copenaghen si aggiunge a quelli esistenti che coprono oltre il 30% della domanda di riscaldamento.

Le performances di Milano non sono da meno di Copenaghen: la raccolta differenziata è quasi al 60%, l’impianto di Milano-Silla produce sia calore per il polo fieristico di Rho-Pero e per circa 20.000 abitazioni sia elettricità per 130.000 utenze, il ricorso alla discarica riguarda meno del 5% dei rifiuti trattati.

Le performance di Milano sono le stesse di un pezzo importante del nostro paese: tutto il nord est, la Lombardia e l’Emilia fino alle Marche raggiungono livelli di raccolta differenziata e di recupero di materia ed energia nella media delle quattro città “leader” europee, con una riduzione significativa dei costi rispetto ai valori medi italiani. Per esempio a Brescia, grazie al teleriscaldamento generato dall’impianto di recupero energetico dei rifiuti e al recupero di materia e frazione organica, il costo è inferiore di oltre il 35% rispetto alla media nazionale.

A fronte della efficienza di Milano e del Nord Est, è sconfortante il conto salato che l’Italia deve pagare:

1. Le condanne della Corte di Giustizia europea sulle discariche non a norma e per l’inadeguata gestione dei rifiuti in Campania ci sono costate circa 200 milioni di euro negli ultimi 2 anni, ai quali vanno aggiunti circa 40 milioni a semestre e 120.000 al giorno fino a quando non saranno raggiunti gli standard europei.

2. L’esportazione dei rifiuti urbani di Roma e Napoli, e non solo, negli impianti di Austria, Olanda e altri paesi europei ci costa almeno 150 milioni di euro anno.

La ostinata e immotivata resistenza, dal Lazio alla Sicilia, all’utilizzazione delle migliori tecnologie per il recupero di materia ed energia è all’origine di questa situazione. Il risultato, oltre alla esportazione dei rifiuti, è la persistenza del ricorso alle discariche.

A Roma non si riesce a realizzare un sistema efficace per il recupero della frazione organica che corrisponde a circa il 50% dei rifiuti della Capitale: gli impianti coprono meno del 10% della domanda. La situazione di Roma non è diversa dalle grandi città del centro sud. I dati spiegano la situazione meglio di ogni discorso.

Solo il 15% dei rifiuti urbani viene utilizzato come materia prima per il compost (contro il 40% in Austria ad esempio), prevalentemente nelle regioni del Nord Italia. In altre parole, va in discarica o “emigra” all’estero un patrimonio enorme di materia prima per la produzione di compost di qualità.

Il compostaggio non è solo una soluzione “virtuosa” raccomandata dalla “Roadmap to a Resource Efficient Europedella Commissione Europea, ma è anche uno strumento di politica industriale e commerciale perintercettare la domanda crescente di sostanza organica per l’agricoltura in tutti i paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente. Insomma la mancata valorizzazione della frazione organica dei rifiuti nel centro sud rappresenta una perdita secca di opportunità.

L’opposizione al compostaggio fa buona compagnia a quella contro il recupero energetico.

E non solo contro i termovalorizzatori, ma anche contro il combustibile solido secondario (CSS) da impiegare nei cementifici o nelle centrali a biomasse in sostituzione dei combustibili fossili.

A questo proposito sono interessanti i dati di confronto europei.

Il CSS nei cementifici della Germania copre oltre il 60% della domanda di energia, in Gran Bretagna il 44% e in Francia il 30%. In Italia si raggiunge con grande fatica il 10%.

Eppure l’Italia ha adottato nel 2013 regole più severe e restrittive di quelle europee per l’impiego del CSS. E sulle base delle regole italiane, due importanti imprese, A2A nel settore energetico e Buzzi Unicem in quella della produzione del cemento, hanno ottenuto la registrazione di un CSS (CarboNext) secondo le severe disposizioni del Regolamento Europeo “concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (Reach)”.

La valutazione delle caratteristiche chimico-fisiche, tossicologiche e ecotossicologiche del CarboNext, documentata nel Chemical Safety Report unitamente alla dettagliata analisi della specifica destinazione d’uso (combustione), consentono di classificare il prodotto comesostanza non pericolosa per la salute umana e per l’ambiente, in conformità con i criteri di classificazione definiti dal Regolamento (CE) n. 1272/2008.

CarboNext è il risultato di un programma di ricerca e sviluppo italiano, realizzato con investimenti privati. La registrazione ottenuta conferma la sicurezza del prodotto. L’industria del cemento è pronta al suo utilizzo.

Eppure, dal Lazio alla Sicilia, dove si concentra circa il 50% della produzione di cemento (il 30% solo in Calabria, Puglia e Sicilia), amministratori e comitati si contendono l’opposizione all’uso del CSS.

Singolari le opposizioni al compostaggio e recupero energetico, nonostante le norme, i dati scientifici e l’esempio delle città e delle regioni virtuose d’Europa. Evidentemente meglio le discariche, dove finisce come in Sicilia l’85% dei rifiuti. Eppure ogni anno il rapporto sulle Ecomafie chiarisce che il sistema delle discariche è terreno privilegiato per la malavita organizzata. E l’alternativa alle discariche è nei treni e sulle navi della vergogna che trasportano i rifiuti nelle città e nelle regioni virtuose del nord Italia e dell’Europa, dove evidentemente prevalgono l’etica della responsabilità e il rispetto delle severe norme ambientali italiane ed europee.

Intanto a Roma e a Napoli lo smaltimento dei rifiuti costa da 3 a 5 volte di più rispetto a Milano. Evidentemente Cristo si è fermato a Roma, un poco più a nord di Eboli.

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