Ambiente: il futuro dentro e fuori di noi

8 Giugno Giu 2017 1039 08 giugno 2017

Corrado Clini: "Le tante lacune della nuova strategia energetica nazionale"

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Il governo ha presentato in Parlamento la nuova strategia energetica nazionale, in cui sono definiti gli obiettivi sulle scelte energetiche del Paese. Il testo sarà oggetto per un mese di una consultazione pubblica prima del via libera definitivo, ma già ora è possibile avanzare alcune considerazioni sulle misure previste.

Le indicazioni sulla promozione del trasporto “verde” e dell'efficienza energetica sembrano orientare verso una maggiore penetrazione dell'elettricità negli usi finali rispetto al gas e alla benzina/diesel. Questo però richiede una strategia, che sembra mancare, sulla produzione di elettricità in Italia. Il tema è urgente e strategico, sia per la decisione di uscire dal carbone, sia perché negli ultimi anni sono stati dismessi o messi in dismissione oltre 50 impianti di produzione, di cui almeno una ventina cicli combinati ad alta efficienza e di recente costruzione (meno di 20 anni), avendo favorito l'importazione di elettricità dalla Francia e dalla Svizzera. Ma quando la Francia qualche mese fa ha deciso di mettere in manutenzione gli impianti nucleari, sono state rimesse in funzione in Italia centrali termoelettriche a carbone che dovevano essere dismesse, a conferma che la sicurezza energetica nazionale non può essere lasciata alle imprevedibili decisioni degli operatori elettrici stranieri.

Il piano strategico non affronta un tema cruciale per l'Italia, cioè la ricerca e lo sviluppo, in termini di progettazione e realizzazione, di nuove tecnologie nel settore delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica. In questo contesto appaiono necessarie due misure: la prima di supporto finanziario, con investimenti diretti e credito di imposta (in tal senso la riduzione dei finanziamenti a ENEA non è un buon segnale), la seconda di trasparenza e velocizzazione nelle autorizzazioni. Molte imprese italiane, che hanno messo a punto tecnologie di punta, non riescono a realizzare gli impianti dimostrativi che servono come referenza nel mercato internazionale: il caso del solare termodinamico a concentrazione è clamoroso.

Senza queste misure saremo costretti a essere importatori di tecnologie, come già avvenuto per il fotovoltaico.

Per quanto riguarda la cosiddetta “decarbonizzazione”, voglio ricordare che l'8 marzo 2013 il CIPE ha approvato un piano per la decarbonizzazione dell'economia italiana con l'indicazione di oltre 40 misure. Non mi sembra che il documento ne tenga conto.

Il documento, infine, non sembra considerare in modo adeguato il contesto europeo e internazionale nel quale si colloca la politica energetica italiana, almeno su due aspetti. In primo luogo, il ruolo di “hub” nelle interconnessioni elettriche tra Africa e Europa, che richiede una strategia nazionale per l'ammodernamento e il potenziamento della rete di trasmissione dell'elettricità. Il secondo aspetto riguarda la modifica dei combustibili di riferimento per il trasporto marittimo e il trasporto stradale pesante, che richiede infrastrutture portuali adeguate per lo stoccaggio e la distribuzione di gas naturale liquefatto.

Corrado Clini

già ministro dell’Ambiente

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