Ambiente: il futuro dentro e fuori di noi

19 Ottobre Ott 2017 0953 19 ottobre 2017

Clini, Ilva e le ragioni dello scontro Calenda-Arcelor Mittal

  • ...

La Gazzetta del Mezzogiorno alcuni giorni fa ha pubblicato una mia lettera aperta ai dipendenti Ilva in cui spiegavo le ragioni che hanno portato all’irrigidimento dei rapporti tra il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, in rappresentanza del governo, e i probabili acquirenti di Ilva (Arcelor Mittal).

Di fronte a questo, la stampa locale pugliese ha dato voce a pareri discordanti col mio che sono emblematici del perché la magistratura ha agito in un certo modo e del perché si sono potuti perpetrare determinati errori. In particolare, tal Mimmo Mazza, sindacalista-giornalista, è arrivato a parlare di miei ricordi con riferimento a date, argomenti, numeri che erano contenuti niente meno che nella relazione al Parlamento (Commissione Industria del Senato) che feci nella seduta del 16 luglio 2013, tra l’altro accessibile a tutti.

Ma entriamo nello specifico. Secondo Mazza, l’Autorizzazione Integrata Ambientale che ho rilasciato il 26 ottobre doveva essere negoziata con i custodi giudiziari nominati dal gip. In altre parole, diversamente da quanto disposto dalle direttive europee e dalle leggi nazionali di attuazione, la responsabilità di stabilire il piano di risanamento e il programma di investimenti necessari doveva fare capo alla magistratura inquirente che aveva disposto il sequestro temporaneo degli impianti e non ai titolari dell’azienda.

L’interpretazione, quindi, offre una spiegazione alla mancata attuazione del decreto legge e della legge approvata quasi all’unanimità dal Parlamento il 24 dicembre che disponeva l’applicazione delle prescrizioni dell’AIA da parte di Ilva.

Non solo, Mazza afferma che Ilva sarebbe stata risanata davvero solo se fossero state attuate le indicazioni dei custodi giudiziari. A parte che è ignota la ragione tecnica ed economica per le quali queste indicazioni fossero risolutive, è interessante notare che secondo Mazza il Ministero dell’Ambiente e le altre amministrazioni competenti avrebbero dovuto scrivere l’AIA sotto dettatura dei custodi giudiziari. Insomma un’altra chiave di lettura per capire perché è stata bloccata l’attuazione dell’AIA .

Evidentemente Mazza scherza quando dice che non sono stati bloccati gli impianti a freddo ma solo i prodotti finiti: da dove vengono i prodotti finiti? La verità è che dopo una settimana dalla accettazione dell’AIA da parte di Ilva con l’impegno di investimenti per quasi tre miliardi di euro, l’azienda è stata messa in ginocchio con il blocco sulle banchine prodotti del valore di un miliardo che doveva essere impiegato per il risanamento, compromettendo l’affidabilità e la competitività di Ilva in un mercato che era già difficile.

Infine il richiamo malizioso al passaggio di consegne tra Monti e Letta, con il successivo commissariamento dell’azienda: per 5 mesi è stata bloccata l’attuazione del decreto legge prima e della legge poi, ovvero l’azienda è stata messa nella condizione di non potere corrispondere pienamente agli impegni previsti dall’AIA. Per una coincidenza singolare, l’attuazione della legge scatta con l’entrata del governo Letta, e siccome Ilva non era stata in grado di rispettare tutti gli impegni proprio per il blocco della legge, viene disposto il commissariamento sollecitato in modo esplicito da chi aveva bloccato l’attuazione della legge e richiesto esplicitamente la nazionalizzazione dell’impresa. Un’azione da manuale nello schema del cosiddetto “comma 22”, in cui una regola offre una possibilità di scelta che è solo apparente.

Corrado Clini

già ministro dell'Ambiente

Correlati