Americanos43

11 Agosto Ago 2014 2313 11 agosto 2014

Intervista sulla Sicurezza alimentare 1. Ove vivono gli affamati?

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Siamo orgogliosi che l’appello di circa tre mesi fa abbia avuto risposta, e la nostra testata possa offrire le risposte più complete – e soprattutto attuali – ai dubbi più comuni in tema di sicurezza alimentare. Nel mondo, e in particolare nell’Area latinoamericana. L’Expo di Milano 2015 – intitolato “Nutrire il pianeta – Energia per la vita” – si avvicina, e è più stimolante giungervi preparati. Ha soddisfatto la nostra invocazione uno dei più autorevoli think tank italiani, il quale si occupa principalmente di politica estera e affari internazionali.

Vi invitiamo quindi a leggere le approfondite risposte di Simona Bottoni, latinoamericanista, ricercatrice associata dell'Istituto di alti studi in geopolitica e scienze ausiliarie (Isag), dove fa parte del Programma di ricerca «America latina». L’intervista sarà pubblicata in sei puntate (erano sei le nostre domande): a partire da oggi, e con cadenza bisettimanale. Nel presente articolo l’esperto ci indica quali sono, e dove sono situale, le aree più a rischio.

Limitandoci a parlare della Regione latinoamericana, quali sono le aree con maggiore criticità, in quanto a sicurezza alimentare? Un'osservazione forse superficiale ci fa pensare che la fame sia diffusa un po' a macchia di leopardo; questo risponde al vero? Più nello specifico, crede che i maggiori rischi di approvvigionamento alimentare riguardino i centri urbani, oppure le campagne?

«Secondo le stime della Fao, la fame colpisce circa 840 milioni di persone nel mondo, quarantasette milioni nell’America latina e nei Caraibi. Ciò comporta che l’8,3 per cento della popolazione della regione non assume giornalmente le calorie necessarie per condurre una vita sana. Su scala mondiale, in un ventennio, circa 160 milioni di persone non soffrono più la fame nel mondo, considerato che siamo passati da circa mille di persone nel 1990-1992 a 840 nel 2012-2013, che rappresenta un importante passo avanti sulla strada della riduzione della fame.

La fame in America latina non è diffusa a macchia di leopardo, ma concentrata in particolar modo nei Paesi centroamericani e del Caribe, ed in alcuni Paesi del Cono sud: Haiti (col 44,5 per cento della popolazione), Guatemala (30,4 per cento), Paraguay (25,5 per cento) Bolivia (24,1 per cento), e Nicaragua (20,1 per cento), ed anche il Perú, l’Ecuador e la Colombia. Questi dati ci fanno comprendere che si tratta di un fenomeno complesso ed esteso in tutta la regione. Alcuni paesi come Cuba, l’Argentina, il Cile, il Messico, l’Uruguay ed il Venezuela sono riusciti a sradicare il flagello della fame. Molti paesi hanno ridotto la percentuale di popolazione colpita da denutrizione o sottonutrizione, tra i quali il Brasile, dove la fame è fortemente diminuita nell’ultimo decennio.

Nella maggior parte dei casi l’insicurezza alimentare è conseguenza ed allo stesso tempo causa della povertà della popolazione. In questo senso la povertà può essere indicativa dell’esistenza di problemi nutrizionali: esiste una correlazione positiva tra la povertà estrema e la denutrizione cronica. All’estremo opposto, ci sono paesi dell’area con bassi livelli di povertà estrema e quindi con bassi livelli di denutrizione cronica. Non è tanto, quindi, un problema di centri urbani e campagne, ma di paesi con alti livelli di povertà della popolazione o meno.

In tutta la regione, comunque, i Governi hanno dato vita ad iniziative di rafforzamento nutrizionale degli alimenti: mi viene in mente la politica del Costa Rica, in vigore da oltre cinquanta anni, per l’arricchimento di alimenti come la farina di grano, quella di mais o del riso. Oppure la produzione di farina di mais fortificata cosiddetta «super tortilla» in Guatemala, per le donne in gestazione ed i bimbi fino ai cinque anni d’età».