Americanos43

18 Agosto Ago 2014 0010 18 agosto 2014

Intervista sulla Sicurezza alimentare 3. Falsificazione dei cibi

  • ...

Segua la terza parte della nostra megaintervista, dedicata alla sicurezza e alla sostenibilità alimentari. Simona Bottoni, latinoamericanista, ricercatrice associata dell'Istituto di alti studi in geopolitica e scienze ausiliarie (Isag), dove fa parte del Programma di ricerca «America latina», approfondisce questa volta il rapporto tra la fame, e le arcinote falsificazioni dei prodotti alimentari made in Italy.

Nonostante la risposta ci abbia ampiamente soddisfatto – ma memori della crociata contro l’ottima carne brasiliana – continueremo a marcare stretto le politiche double face di Coldiretti.

Non trova un po' stucchevole - mi vengono in mente associazioni come Coldiretti - che chi si batte come un leone contro ingenue falsificazioni dei prodotti made in Italy, sia poi anche in prima fila nelle campagne contro la fame? Forse costoro non si sono mai chiesti quanti posti lavoro crea l'industria del queijo parmesão brasiliano …

«Queste linee di condotta da parte delle associazioni che sono espressione diretta del mondo dell’agroalimentare del nostro paese sembrano, a prima vista, un po’ contraddittorie, ma in effetti non lo sono: quelle che lei definisce ingenue falsificazioni dei prodotti dell’agroalimentare italiano non possono essere ritenute tali per via delle stime che sono state fatte dei danni che esse producono sia a livello economico che di salute per l’uomo.

Da stime del Censis risulta che, soltanto nel 2011, i beni contraffatti ammontavano all’8 per cento del commercio mondiale, con un giro d’affari in Italia tra i qiattro ed i sette miliardi di euro, circa lo 0,35 per cento del pil, con un danno per l’erario di 1,37 miliardi di euro, e la perdita di circa 110mila posti di lavoro legali. I prodotti alimentari, purtroppo, si collocano al terzo posto della classifica delle merci maggiormente contraffatte, dopo l’abbigliamento (col 36,7 per centodel mercato totale del falso, per un giro d’affari di 2,6 miliardi di euro) ed i cd, dvd, video e software (col 23,2 per cento, per affari da 1,6 miliardi di euro), col 16,2 per cento del mercato totale del falso, per un giro d’affari di 1.153 miliardi di euro. Solo per fare un esempio, i vini italiani consumati negli Stati uniti nell’anno 2009 hanno fatturato circa 396,60 milioni di dollari; mentre quelli contraffatti venduti per italiani ne hanno fatturati oltre 943,10 milioni, in pratica più del doppio.

La maggior parte dei prodotti falsamente italiani proviene per il diciotto per cento dalla Turchia, il dodici per cento da Singapore, il sette per cento dall’Ungheria ed il cinque per cento dagli Stati uniti. E la contraffazione non è un rischio che colpisce i nostri prodotti soltanto oltre i confini italiani, ma spesso ne siamo vittime anche a casa nostra: secondo la Confederazione italiana agricoltori (Cia) in Italia un piatto tipico italiano su tre viene regolarmente imitato, procurando un danno economico per il nostro paese pari ad oltre due miliardi di euro all’anno.

L’immagine della produzione alimentare italiana sui consumatori all’estero viene associata al buon vivere, è evocativa di uno stile di vita che essi percepiscono come foriero di benessere e di qualità e questo sta alla base del successo di molti prodotti del comparto agroalimentare italiano. Questo patrimonio non può e non deve essere perso, perché fa parte della nostra cultura, ne è una rappresentazione, ed ha una valenza economica considerevole. Si tratta allora, sulla base di dati così sconfortanti, di portare avanti una politica mondiale di lotta alla contraffazione, soprattutto tenendo presente che la contraffazione di un prodotto, di un marchio o di un brevetto, è causa di effetti assai nocivi: non soltanto il potenziale danno alla salute dei consumatori, ma anche i danni all’economia nazionale (con la diminuzione del fatturato delle imprese titolari dei marchi dei prodotti contraffatti che perdono profitti), il danno erariale per il mancato versamento di imposte, la perdita di posti di lavoro e, da ultimo, ma non per minore importanza, la minaccia per la sicurezza pubblica derivante dal finanziamento indiretto che il grande mercato del falso fa alle grandi organizzazioni criminali che, sempre più spesso, gestiscono questo smisurato business.

Sinceramente, poi, non ritengo che campagne di sensibilizzazione al contrasto della contraffazione si pongano in antitesi con la difesa del diritto universale all’alimentazione, anche e soprattutto se a spendersi in tal senso sia il mondo dell’associazionismo che, in entrambi i campi (quello della produzione agroalimentare e quello della sensibilizzazione sul tema della sicurezza alimentare), ha dato e dà un apporto fondamentale per lo sviluppo di politiche più adeguate nel settore».