Americanos43

25 Agosto Ago 2014 0010 25 agosto 2014

Intervista sulla Sicurezza alimentare 5. Quale riforma agraria?

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Simona Bottoni, latinoamericanista, ricercatrice associata dell'Istituto di alti studi in geopolitica e scienze ausiliarie (Isag), dove fa parte del Programma di ricerca «America latina» è alle prese con un nuovo, scottante tema.

La dicotomia tra Riforma agraria e agribusiness.

Secondo tutti i movimenti sociali della sinistra latinoamericana (nessuno escluso), la ricetta principale per combattere la fame consiste nel favorire la piccola proprietà rurale, a scapito dello strapotere dell'agribusiness. Una bella riforma agraria, insomma. Tuttavia le grandi aziende agricole rappresentano una voce importante, nei bilanci delle Nazioni sudamericane, e producono enormi quantitativi di cibo. Dove sta dunque la verità?

«Come molto spesso accade, la verità sta forse nel mezzo. E’ senz’altro vero che molte nazioni latinoamericane subiscono lo strapotere dell’agribusiness, ma non sono le uniche: in un contesto globale ormai multipolare, dove gli equilibri geopolitici che abbiamo conosciuto sono stati superati da nuove realtà emergenti che hanno rimescolato le carte sullo scacchiere internazionale (Brics, Civets eccetera), il problema dell’agribusiness e delle forti speculazioni dei mercati finanziari sui prodotti agricoli (vale a dire che, quando il mercato petrolifero e quello della speculazione non alimentare sono di scarsa redditività, i capitali si rivolgono ai titoli del mercato agricolo, determinando un aumento dei prezzi che è puramente finanziario e non influenza in alcun modo l’accumulazione di capitale agricolo) colpisce tutti i paesi in via di sviluppo.

La liberalizzazione agricola operata dall’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) a metà degli Anni novanta ha causato una modifica enorme del mercato alimentare globale: le terre dei paesi terzi, meno sfruttate di quelle dei Primo e Secondo mondo, sono state utilizzate per prodotti da export adatti ai mercati occidentali; mentre le terre per produrre alimenti adatti alle popolazioni locali sono state riprogrammate progressivamente per questo nuovo sistema del global food market. E’ un problema assai complesso sul quale, però, sarebbe auspicabile una seria riflessione da parte delle nuove classi dirigenti perché sono ormai improrogabili mutamenti di rotta ai livelli decisionali più alti.

Posso dire, per tornare all’America latina, che, ad onor del vero, molte delle politiche agricole di quest’area sono rivolte agli agricoltori a livello familiare, cioè alla piccola proprietà rurale. L’agricoltura familiare nella regione è il settore sociale che concentra il maggior numero di aziende e gioca un ruolo centrale nella produzione e nella fornitura degli alimenti. Da questo punto di vista mostra anche carenze in materia di capitalizzazione e d’integrazione nei mercati, il che lo fa diventare un settore produttivo strategico per le azioni di promozione agricola, e un obiettivo per le politiche di protezione sociale per le popolazioni del subcontinente.

Le politiche di appoggio all’agricoltura familiare condividono componenti con le azioni di appoggio al settore agricolo in generale, sebbene si possono identificare cinque aree in cui si focalizzano le azioni pubbliche.

La prima di esse è quella dell’assistenza tecnica, della formazione ed del trasferimento di tecnologia: i governi stabiliscono progetti e programmi di formazione, educazione, e pratica diretti tanto agli agricoltori in forma individuale quanto ai loro raggruppamenti agricoli, su temi tecnici ed organizzativi. L’obiettivo di queste iniziative è rafforzare le capacità produttive dei beneficiarii ed al contempo si potenzia l’associazionismo degli agricoltori familiari come forma di concessione di sostegno e visibilità alla piccola agricoltura. Alcuni esempi al riguardo sono il Programma di sviluppo delle Aree rurali (Prodear) in Argentina, che fornisce formazione ed assistenza tanto ad organizzazioni di produttori quanto a produttori giovani e/o indigeni; o il Programma donne rurali in Colombia, che promuove il rafforzamento delle organizzazioni di donne contadine.

Una seconda area in cui si svolge l’azione pubblica corrisponde all’integrazione nei mercati e nelle catene produttive: visto che i piccoli produttori hanno maggiori difficoltà di inserirsi nel mercato, i governi della regione promuovono la commercializzazione dei prodotti dell’agricoltura familiare nei mercati nazionali ed internazionali: il Progetto alleanze rurali in Bolivia promuove la formazione di relazioni tra i produttori e i diversi attori economici a livello locale, affinché possano articolarsi nel mercato domestico; in Cile, il Programma alleanze produttive promuove la generazione di canali di commercializzazione diretta tra i piccoli produttori e le imprese agroalimentari della zona.

In terzo luogo, tra le misure adottate dai governi per sostenere l’agricoltura familiare c’è il finanziamento e l’appoggio agli investimenti: con queste azioni i governi cercano di sovvenzionare il sostegno ai progetti produttivi dell’agricoltura familiare mediante crediti, incentivi ed altre facilitazioni per promuovere l’accesso al finanziamento. Al riguardo vanno segnalate per esempio le attività del Programma nazionale di agricoltura familiare (Pronaf) in Paraguay, che attraverso il Credito agricolo di abilitazione (Cah) dà finanziamento agli investimenti produttivi ed all’adozione di tecnologie.

La quarta area prioritaria è data dai diversi sistemi di acquisti pubblici: si tratta di iniziative che hanno un duplice obiettivo, da un lato cercano di garantire la fornitura di alimenti nel mercato domestico attraverso gli acquisti e le aste di alimenti, o mediante le azioni di programmi sociali; dall’altro assicurano agli agricoltori familiari che la loro produzione sarà effettivamente venduta, molto spesso con un prezzo minimo garantito che assicuri loro di coprire i costi di produzione e di generare entrate. Un esempio è il Programma di acquisizione di alimenti (Paa) del Brasile, che compra la produzione degli agricoltori familiari per stabilire riserve, che saranno poi utilizzate oppure che saranno oggetto di programmi pubblici di aiuti alimentari.

La quinta area d’intervento è quella del trasferimento di contributi, beni ed infrastrutture produttive: con questa tipologia di misure i governi forniscono contributi per la produzione, macchinari e strumenti, come pure infrastrutture produttive e per l’irrigazione che permettano di sostenere la produzione a medio termine. Per citarne un esempio si pensi al Programma di sviluppo produttivo agrario rurale (Agrorural) in Perù, che all’interno delle sue attività, contempla il finanziamento di opere di infrastruttura in zone di produzione familiare; o al Programma nazionale di sviluppo rurale sostenibile (Pronaders) in Honduras, che facilita l’accesso a contributi, software e macchinari a piccoli agricoltori in situazioni di vulnerabilità».