Americanos43

28 Agosto Ago 2014 0010 28 agosto 2014

Intervista sulla Sicurezza alimentare 6. Il ruolo dell’Expo 2015

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Con la sesta puntata si chiude l’intervista dedicata alla Sicurezza alimentare, rilasciataci da Simona Bottoni, latinoamericanista, ricercatrice associata dell'Istituto di alti studi in geopolitica e scienze ausiliarie (Isag), dove fa parte del Programma di ricerca «America latina». A seguire, ci si chiede quello che potrebbe essere il ruolo del Subcontinente latino, in occasione dell'Esposizione universale di Milano 2015, in programma dal primo maggio al 31 ottobre . Il titolo dell'evento, come noto, è infatti “Nutrire il pianeta – Energia per la vita”.

Vi sarebbero ancora molte questioni da approfondire, su questo argomento. Ad esempio il ruolo del cosiddetto cibo spazzatura – dall'inglese junk food – nell’alimentazione dei Paesi emergenti e in via di sviluppo, specie latinoamericani. Giova ricorda che anche a quelle latitudini cresce il dibattito intorno a quella che in spagnolo viene definita comida basura o chatarra; e non mancano tentativi per limitarla con misure legislative. Oppure potremmo parlare di come sovrappeso ed obesitá colpiscano oggi molti più cittadini latinoamericani rispetto alla denutrizione. Se i lettori fossero interessati – a questo e ad altri temi analoghi – come al solito, possono contattarmi.

L'Esposizione universale di Milano 2015 è dedicata proprio alla sicurezza e alla sostenibilità alimentari. A suo giudizio, che messaggio arriverà dall'America latina? Il messaggio di chi invoca un drammatico aiuto, o di chi può gridare al mondo di avercela fatta?

«Ad oggi risultano iscritti a partecipare all’Expo 2015 di Milano tutti i ventidue Paesi dell’America latina, il che è molto significativo del grande interesse che il tema dell’Expo – «Nutrire il pianeta, energia per la vita» – ha suscitato in quest’area del mondo. Non credo che l’America latina vorrà proporsi nel contesto di questa grande vetrina mondiale come un subcontinente ripiegato su se stesso o, ancora peggio, in cerca di aiuto, anche perché questo atteggiamento non rifletterebbe assolutamente il momento assai positivo che gran parte dei paesi di questa regione stanno attraversando.

Immagino, invece, che molti di questi paesi cercheranno di sfruttare questa opportunità per far conoscere le proprie peculiarità ed attrarre investimenti esteri. Forse l’America latina non può ancora dire di avercela fatta, ma può senz’altro porsi sullo stesso piano di molti paesi del Primo e del Secondo mondo, semmai cercando d’instaurare rapporti sinergici che possano contribuire alla sostenibilità del suo sviluppo».