Americanos43

16 Settembre Set 2014 0124 16 settembre 2014

Sudamerica, la sinistra punta al triplete

  • ...

Ottobre sarà un mese caldo per la politica sudamericana. In Brasile, Bolivia e Uruguay le coalizioni di centro sinistra al Governo saranno chiamate a una riconferma, che in almeno due casi su tre non pare scontata. A definire l’esito di questi confronti saranno oltre 150 milioni di elettori, che si esprimeranno su formazioni a lungo al potere. In Bolivia, il Movimiento al socialismo (Mas) del leader indigeno Evo Morales guida la Nazione dal 2006, mentre nel Paese dei gaucho il Frente amplio governa dall’anno prima. Ed è da gennaio 2003 che il Partido dos trabalhadores (Pt) guida le sorti del Gigante sudamericano. Tralasciando lo scontro tra Dilma Rousseff e Marina Silva – di cui si è già parlato, e il cui esito sarà comunque deciso sul filo di lana – è doveroso un cenno alle altre sfide.

Dopo l’ex guerrigliero José “ Pepe” Mujica, l’Uruguay cambia verso?

E se dopo il mandato del leggendario José “ Pepe” Mujica – ormai un’icona della sinistra mondiale per la sua condotta di vita austera, le sue lotte come guerrigliero del Movimiento de liberación nacional-Tupamaros, le stesse decisioni libertarie del suo Governo, e tanto altro ancora – e se dopo il mitico Mujica, l’Uruguay svoltasse a destra? Non appare per nulla probabile che il 26 ottobre il progressista Tabaré Vázquez – già capo dello stato tra il 2005 e il 2010 – sia in grado di chiudere al primo turno la partita con Luis Alberto Lacalle Pou: ad oggi i sondaggi attribuiscono all’ex presidente il quaranta per cento delle intenzioni di voto. L’esponente del Partido Nacional, di centro-destra, dovrebbe quindi raggiungere il ballottaggio del 30 novembre, il cui esito sarà incerto. Lacalle Pou – cui i sondaggi assegnano il ventotto per cento dei consensi – potrebbe infatti contare anche sull’appoggio del conservatore Partido Colorado, stimato a quota undici. Senza contare che i tanti indecisi – secondo alcune analisi elettorali – avrebbero, in maggioranza, tendenze moderate. Il 41enne sfidante – figlio dell’ex presidente Luis Alberto Lacalle de Herrera, in carica tra il 1990 e il 1995 – dopo l’inattesa vittoria alle primarie, ha assistito a una continua (e altrettanto inattesa) crescita della propria popolarità. E come Silva, ha saputo sfruttare quel clima di delusione e quei malumori che l’opinione pubblica comincia a nutrire verso la sinistra governativa latinoamericana. Grazie a un linguaggio moderno e diretto, basato sui social network, darà senz’altro filo da torcere a un candidato che tende a snobbare il confronto con gli avversari e le nuove tecnologie. E che usa lo stesso frasario di dieci anni fa.

Morales col vento in poppa, per ora

Secondo osservatori di tendenza conservatrice, il ciclo dei Governi integrazionisti starebbe esaurendosi, ed entro quattro anni dovrebbero di nuovo spirare i venti di destra. Complice quell’esaurirsi della congiuntura favorevole, che tanta paura fa alla classe media. Timorosa di perdere quanto di recente ottenuto, o di non poter aspirare a nuovi miglioramenti sociali, o dignitosi servizi pubblici. Sarà pure così, ma il presidente cocalero – nonostante nell’elettorato affiori una certa stanchezza – pare procedere inarrestabile verso il terzo mandato: al primo turno del 12 ottobre dovrebbere chiudere il conto col moderato Samuel Doria Medina (i sondaggi indicano una netta vittoria per cinquantasei a diciassette). In definitiva, Morales dovrebbe prevalere grazie a un clima di relativa pace sociale, favorito da una crescita intorno al cinque per cento.