Americanos43

19 Settembre Set 2014 0126 19 settembre 2014

Droga, la “stupefacente” lista nera Usa

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Giorni fa il Governo degli Stati uniti ha pubblicato la «lista nera» dei Paesi produttori di droga, o preferiti per il transito delle sostanze stupefacenti. Vi figurano ventidue Nazioni, ma non gli Stati uniti, chissà come mai. Peró a stupire gli osservatori – provocando inevitabili polemiche – è la circostanza che ben diciassette tra i Paesi indicati appartengono alle Regioni latinoamericana e caraibica. Sull’opportunità di pubblicare questa «lista nera», e altre analoghe, ci sarebbe molto da dire; e non tanto per la presunta matrice politica, o la supposta mancanza di autorità morale (da parte degli Usa) per giudicare chicchessia. Ma soprattutto perchè contribuiscono a gettare benzina sul fuoco di un antiamericanismo ideologico, lungi dal mitigarsi. L’opinione pubblica dei Paesi latinos – è solo un esempio – non ha gradito neppure il Trafficking in persons report 2014 dello scorso giugno, che redige una «lista nera» di quelle Nazioni che non rispetterebbero gli standard minimi nella repressione della tratta di persone. Il documento dell’Amministrazione Obama ha infatti sbattuto nell’elenco dei “cattivi”anche Venezuela e Cuba, in compagnia di regimi come Siria, Iran, Arabia saudita e Corea del nord: un po’ troppo, insomma, per i sognatori della Patria grande.

Il Latinoamerica sul banco degli imputati

Torniamo alla «lista nera» relativa alle sostanze psicoattive (Presidential determination on major drug transit or major illicit drug producing countries for fiscal year 2015), elencando gli Stati su cui Washington ha deciso di puntare il dito: Afghanistan, Bahamas, Belize, Bolivia, Birmania, Colombia, Costa Rica, Repubblica dominicana, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, India, Giamaica, Laos, Messico, Nicaragua, Pakistan, Panama, Perù e Venezuela. Nel rapporto, il presidente Barack Obama cita in particolare Bolivia, Birmania e Venezuela, che nell’ultimo anno «hanno manifestamente fallito» nell’adempimento di quegli obblighi definiti dai trattati internazionali antidroga. L’inquilino della Casa bianca tiene per il vero a precisare che la presenza di un Paese nella lista non riflette necessariamente gli sforzi del suo Governo nella lotta antinarcotici, o il suo grado di cooperazione con gli Usa.

Retroscena: il protezionismo Usa

Obama riconosce comunque «che la produzione illegale di coca» in Colombia, Bolivia e Perù (in questi tre Paesi si produce la maggior parte di coca usata nel mondo), «è al suo livello più basso da quando le Autorità hanno cominciato a fare delle stime», ossia dal 1990. Una precisazione che non ha soddisfatto i Governi dell’Area. I vertici della Polizia salvadoregna hanno ribattuto che il Paese «non rappresenta una rotta frequente per i narcos», fornendo cifre che dimostrano come i quantitativi di droga sequestrata siano inferiori rispetto alle nazioni vicine. La reazione più dura è stata però quella del Ministero degli Esteri di La Paz, che ha squalificato il rapporto definendolo «unilaterale». Tuttavia secondo i bene informati la lista non sarebbe altro che un messaggio cifrato degli Usa agli altri Paesi del Continente, in vista della 46esima Assemblea generale straordinaria dell’Organizzazione degli Stati americani (Osa), che si terrà venerdì prossimo a Città del Guatemala. Si discuterà di alternative nel contrasto alle droghe, e in particolare di proposte antiproibizioniste che prevedono la legalizzazione di consumo e distribuzione. Tutte ipotesi, manco a dirlo, viste come fumo negli occhi dagli Usa.