Americanos43

2 Ottobre Ott 2014 0032 02 ottobre 2014

Cuba-Usa, il disgelo passa per la musica?

  • ...

Niente di meglio della musica, per seguire l’evoluzione dei rapporti Usa-Cuba. Lo sanno bene i cubanologi, che nei decenni hanno versato fiumi d’inchiostro sull’esilio volontario di Celia Cruz, o sul percorso di artisti della dissidenza. Come Willy Chirino (quello del brano “La jinetera”), oppure Gloria Estefan, che col marito Esteban ha costruito un impero non solo musicale. La tendenza degli ultimi tempi è il ritorno d’importanti artisti della diaspora, che in passato avevano abbandonato la patria non solo per ragioni economiche, ma anche per non conformarsi alla linea castrista.

Ma facciamo il punto, a pochi giorni dalla gazzarra di Miami – orchestrata dai settori più intransigenti dell’Esilio – contro il duo dei Buena fe. Colpevoli di essere considerati vicini al Governo, e di aver intonato «Tanti auguri» a Fidel Castro, per l’88esimo compleanno.

“Pancho” Céspedes, qualcosa sta cambiando

L’esilio del romantico Francisco “Pancho” Céspedes dura 24 anni. Il 27 settembre l’autore di “Vida loca” – che vive in Messico – si è di nuovo esibito di fronte ai connazionali. Prima di salire sul palco del Teatro Karl Marx ha dichiarato: «Nella mia vita non faccio concessioni in fatto di principi, per nulla. Se quindi sto cantando qua, allora vuol dire che qualcosa sta cambiando». Comunque il lavoro di Céspedes, grazie ai dvd dei suoi show, era molto noto nell’Isola. Inevitabili le critiche della frangia più dura dell’Esilio, secondo cui esibirsi a Cuba significa fare il gioco dei Castro.

Il ritorno in patria di Manolín el “Médico de la Salsa”

Più tormentata la vicenda artistica e personale di Manuel González, alias Manolín el Médico de la Salsa. Negli Anni novanta i suoi brani erano un must per ogni salsero, e “Arriba de la bola” si trasformò nella colonna sonora degli anni del período especial. Nel 2000 qualcosa però va storto: il brano “El puente” fa storcere il naso alle Autorità, quindi rifiuta d’inserire in un cd un cenno alla Rivoluzione. Un tour indipendente è la goccia che fa traboccare il vaso, causandogli la censura in radio e lo stop a nuovi tour. Nel 2001 vola a Miami, e vi resta per circa un decennio. Tuttavia l’«ispirazione» – quella che solo l’aria di casa sa dargli – ha avuto la meglio sul resto: nel 2011 fa ritorno in patria, e due anni dopo vi calcherà di nuovo le scene. Non si nasconde le difficoltà – in radio non è ancora possibile ascoltarlo, ed ha potuto esibirsi dal vivo solo raramente – ma il suo futuro è a Cuba.

Issac Delgado, l’apripista

Il primo a scegliere il percorso inverso è stato il salsero Issac Delgado, il Chévere de la salsa. Nel 2006 passa in modo rocambolesco la frontiera Messico-Stati uniti, e trasferisce il domicilio a Tampa, in Florida. Ma nel 2011 la saudade lo riporta a Cuba. E se all’inizio si accontenta di un video amatoriale con la band Gente de zona, l’invito del cantautore Silvio Rodríguez, nel marzo 2013, gli consente di rompere l’incantesimo, e tornare a esibirsi di fronte al “suo” pubblico.