Americanos43

13 Dicembre Dic 2014 2017 13 dicembre 2014

Brasile, le ultime sul caso Pescia

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Paulo Henrique "Erê" Soares Pereira è un latitante che - nonostante la taglia di 3.030 euro che pesa su di lui, e il mandato di cattura emesso dal Tribunale dello Stato del Ceará, in Brasile - vive libero nella metropoli di Fortaleza. Ad apporre la taglia è un cittadino veneto: è Bruno Pescia, oggi presidente dell'Associazione ONLUS Andrea Pescia - Per i bimbi del Brasile. Chi è questo signore? E' il padre di Andrea, il giovane padovano che in quella città, nel febbraio 2006, fu ucciso a tradimento da un balordo: il succitato Erê. L'italiano - che in quella megalopoli risiedeva, studiava e lavorava - "colpevole" di aver riconosciuto il delinquente come l'autore di un furto ai suoi danni, lasciava un figlio, André Júnior.

Non è inutile in questa sede ripercorrere l'odissea vissuta dal padre della vittima, poiché non si tratta di una storia comune. Ebbene, ricevuta la tragica notizia, Pescia vola in Ceará. Qui non solo si scontra con l'inefficienza delle nostre Autorità consolari, e in particolare con la gestione del Vice console italiano in loco, Roberto Misici. Si trova anche costretto a pagare di tasca propria, per ottenere la cattura dell'assassino del figlio. E meno male che un funzionario della Polícia civil riesce ad aiutarlo, arrestando il colpevole. Da questa vicenda nasce prima un libro di culto, "Urla nel silenzio - Il caso Pescia". Vede la luce, a seguire, il lungometraggio "Urla nel silenzio", prodotto dalla Grproduzioni, e diretto da Giorgio Giorgi.

Soprattutto però Pescia decide di trasformare la legittima rabbia in amore, e attraverso l'Associazione ONLUS Andrea Pescia, inizia a gestire in prima persona la Escola filantropica Andrea Pescia. Quella che, dal prossimo anno, si occuperà dell'educazione di duecento bambini. L'istituto - ubicato a Fortaleza, nella favela Garibaldi del quartiere Serrinha - è stato definito un «miracolo», anche dalla stampa verde-oro. I grattacapi però non sono finiti: nell'aprile 2013, Pereira, uscito per un permesso per lavoro, non torna in carcere. E in pratica nessuno se ne accorge se non l'avvocato del Pescia, in occasione dei suoi controlli di routine. Il nostro connazionale però non ci sta, se non altro per le minacce che l'assassino aveva rivolto a lui e la sua famiglia, in occasione della condanna.

Così fa emettere un nuovo mandato di arresto nei confronti di Pereira, affiancandovi una taglia di diecimila real. Segue l'intervista al presidente, per conoscere le ultime novità di quello che è ormai comunemente chiamato il «caso Pescia».

Le ultime novità della vicenda giudiziaria non sono buone: l'assassino di suo figlio Andrea è evaso, e si trova in stato di latitanza, nonostante la taglia per la cattura. Ha qualche aggiornamento?

«Il pluriomicida è fuggito nell'aprile 2013, approfittando di un lavoro esterno, ma nessuno se n'è accorto. Sono venuto a sapere dell'incredibile fatto solo grazie al controllo di routine, che richiedevo annualmente al nostro legale a Fortaleza. Nessuna istituzione brasiliana né italiana si è mai fatta viva, al punto che noi stessi abbiamo fatto emettere autonomamente un nuovo mandato di cattura - a gennaio di quest'anno - dopo un mese di contatti con il Tribunale di Fortaleza. Il Consolato di Recife è stato vergognoso, rispondendo in maniera disgustosa a una richiesta di aiuto. La nuova taglia di diecimila real - appena messa online in vari siti in Brasile - sta fornendo interessanti notizie; e alla fine dello scorso mese di novembre è ripresa la caccia al delinquente».

Ci parla dell'Escola Andrea Pescia, che accoglie circa 160 alunni nella favela Garibaldi di Fortaleza, in Brasile? Negli ultimi anni sono fatti progressi nonostante il disinteresse delle istituzioni brasiliane …

«Il sito della ONLUS che a gennaio 2015 accoglierà ben duecento bimbi della favela Garibaldi è www.associazioneandreapescia.org . Lì si trova l'Escola di Andrea: un caso unico, definito da un quotidiano di Fortaleza come "il miracolo in favela". E' tutto vero, come vero è il totale disinteresse del Brasile verso questa magnifica realtà, supportata esclusivamente dai poveri italiani».

Tutto però è iniziato dal suo libro di culto "Urla nel silenzio - Il caso Pescia" - 36mila copie vendute, e sei riedizioni - ove non ha risparmiato critiche alle Autorità consolari italiane. Quelle che ancora oggi danno mostra di disinteresse. Perché consiglierebbe il libro ai nostri lettori?

«Il libro - che ha avuto un successo incredibile pur senza beneficiare di pubblicità - racconta una storia drammaticamente vera ma surreale. Una storia che adesso è ulteriormente offuscata dalla fuga del pluriomicida. E' un dramma tremendo, cui spero di dare una fine. Tuttavia non seguirà "Urla nel silenzio 2", come da alcuni richiesto. In realtà questa è un'autentica vergogna verso chi ha creduto di avere avuto giustizia, pur pagandola. E adesso devo pagare ancora per sperare che ci sia una fine a questa storia, e che sia fatta giustizia terrena. Mi vengono da dire cose orribili».

Un libro da cui è stato tratto il film "Urla nel silenzio", che a breve sarà ripresentato da Telereporter tv. Una proiezione dal successo strabiliante, se si pensa al suo budget

«Il film è una produzione puramente low cost, da settemila euro. Anch'esso ha avuto un successo inatteso: mille e seicento persone hanno assistito, a Padova, alle anteprime. E' poi passato, nel corso del 2013, nelle sale italiane nel circuito del The space cinema. Abbiamo sostenuto solo i costi tecnici, impiegando, come si dice, tutti "attori di strada"; e noi stessi protagonisti della storia, siamo stati attori nel film! Un fatto unico. Il sito internet del film è www.urlanelsilenzio.it . Libro e film hanno dato un grande aiuto all'ONLUS, e di conseguenza all'Escola di Andrea. Dal 2014 il film è in cofanetto dvd più cd, ed è trasmesso da varie televisioni private. Direi che la pellicola ha coperto in pratica tutto il territorio nazionale, pur non essendo sbarcata sulle reti nazionali. Per una trasmissione di questo tipo servirebbe, infatti, un'autentica raccomandazione, che noi non abbiamo. Dal 2015 sarà sottotitolato in inglese, per la trasmissione all'estero e la partecipazione ai concorsi».

In sintesi, come ci può fotografare la situazione giudiziaria e penitenziaria del Paese sudamericano?

«La situazione giudiziaria in Brasile è drammatica, si tratta di uno dei Paesi più pericolosi al mondo. Io in particolare posso parlare di Fortaleza che, come riportano tutti i giornali, occupa il settimo posto nella classifica delle città più violente del mondo. In base alla mia esperienza, posso parlare di un'allucinante assenza di sicurezza, di Polizia corrotta, d'istituzioni latitanti e di mancanza di collaborazione. Mai nessuna querela mi è mai giunta, nonostante abbia fatto nomi, cognomi e indirizzi, di chi è mancato ai propri compiti in maniera tanto vergognosa. E va detto che erano pure pagati per svolgerli. Nessuna querela: neppure dopo le denunce lanciate dalle numerosissime trasmissioni Rai e Mediaset, cui ho partecipato. Io attendo giustizia dal 2006, e credevo di averla avuta; ma non mollo di certo, nonostante tutte le avversità. Perché ad André Júnior - il figlio di Andrea, lo splendido regalo che il mio sfortunato ragazzo mi ha lasciato, il mio nipotino adorato - io devo dare giustizia».