Americanos43

18 Dicembre Dic 2014 0220 18 dicembre 2014

America latina, Mario Giro ne spiega l'oblio

  • ...

Prosegue la linea diretta tra la Farnesina e 'Lettera43'. In questa seconda parte dell'intervista esclusiva, il sottosegretario agli Esteri Mario Giro ci indica quella che è - a suo giudizio - la ragione della disattenzione dei Governi italiani verso l'America latina. Il premier - come sanno i lettori più attenti - ha sinora visitato ogni Area e Regione del globo - dall'Angola ad Ashgabat in Turkmenistan, passando per gli Stati uniti - esclusa quella che è oggetto della nostra analisi.

In molti dichiarano, spesso pubblicamente, che l'attenzione al Subcontinente è «quasi scomparsa dopo l'ultima esperienza del Governo Prodi». L'ha ripetuto di recente anche l'onorevole Fabio Porta, alludendo al programma originario dell'ex ministro, Federica Mogherini, rimasto peraltro parzialmente sulla carta. Lo stesso premier Matteo Renzi ha visitato ogni Continente e direi, sub regione del pianeta, guardandosi bene dallo sbarcare in America latina. Condivide questa impressione?

«Da quando sono sottosegretario per l'America latina, ho dovuto fare i conti con un'assenza istituzionale italiana che durava da molto tempo; ma questo non ha coinvolto i Governi che ho potuto servire, né quello di Letta né quello di Renzi. Perché Letta è stato in America latina: ha visitato il Messico, e si è trattato di un viaggio molto importante. Vi mancava un premier italiano da circa venti anni. E ugualmente il presidente Renzi si prepara ad andare in America latina - già l'ha dichiarato - dopo il Semestre europeo. Si recherà in vari Paesi: vi puntiamo molto, perché è molto interessato al Continente latinoamericano. C'è forse stata, in passato, una svalutazione dell'America latina: quasi a dire che i nostri rapporti con i latinoamericani sono talmente facili, da considerarsi normali e da non doverci fare alcuno sforzo. Io invece penso che il Continente abbia molto da darci: negli ultimi quindici anni c'è stato un grande cambiamento, si pensi solo ai programmi di politica sociale che hanno cambiato il volto del Continente. E c'è moltissima richiesta di Italia, anche perché ci sono moltissimi italiani. Penso che nei confronti delle nostre collettività all'estero, si debba essere molto più attenti. Non soltanto per dare, e ovviamente è importante offrire servizi consolari all'altezza. Ma anche per ricevere: i nostri emigranti all'estero sono una storia di grande successo; non c'è alcun paese che si lamenti dei nostri discendenti. Ed io mescolo i tre aspetti: gli italiani di vecchia generazione, le nuove migrazioni (li ho incontrati insieme a San Paolo, perfettamente amalgamati), e poi anche gli italo - discendenti. Quelli che non sono più italiani, ma si sentono ancora molto italiani, e possono raccontare storie di grandissimo successo: imprenditori … Vedo un amalgama tra queste tre componenti, che deve essere suscitata dalla nostra azione. Il pubblico questo può fare: non ha più le risorse che aveva un tempo, per fare direttamente alcune cose. Oggi però può essere punto di raccordo per le tante eccellenze italiane, e italo - discendenti; può mettere insieme le vecchie e nuove migrazioni e i discendenti, al fine di creare il mondo dell''italicità', come dice Piero Bassetti. Un mondo che può arrivare fino a 250 milioni di persone. Noi abbiamo la seconda diaspora mondiale: ottanta milioni d'italo - discendenti nel mondo, inclusi quelli di passaporto; e siamo secondi solo ai cinesi. Vogliamo fare di questo una forza per il nostro Paese?».