Americanos43

5 Gennaio Gen 2015 1610 05 gennaio 2015

Brasile e Toscana, il ponte della sinistra

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La nostra serie d'interviste cult prosegue con Giulia Baglini, addetto stampa dell'associazione culturale italiana e brasiliana 'Encontro'. Le abbiamo appunto chiesto di spiegarci le caratteristiche di questo progetto interculturale, di cui - e non solo in Toscana - si sente parlare sempre più. Si tratta di un'intervista fiume - che per ragioni editoriali e tecniche preferiamo dividere in tre parti - mirata a capire l'essenza di un'iniziativa di successo, che sa non solo autofinanziarsi, ma anche finanziare altri.

Un'iniziativa capace di coinvolgere sia italiani sia brasiliani, e di attrarre personalità che sono, nei fatti, protagoniste della rotta Roma - Rio. I nostri appassionati di cultura verde-oro - diciamolo subito - sono molto politically correct, orientati a sinistra, e nemici giurati di qualsiasi rappresentazione oleografica di quella realtà sudamericana.

Potranno non piacere a tutti, ma anche in tempi di depressione economica hanno dimostrato di saper costruire e sostenere un solido ponte, che oggi collega a meraviglia le genti della settima e dell'ottava potenza economica mondiale.

Ci può parlare dell'associazione culturale italiana e brasiliana 'Encontro'? Quali sono i progetti che state portando avanti in questo periodo?

«La nostra associazione è nata nel 2012 da un gruppo d'italiani e brasiliani, tutti interessati a sviluppare un'idea nata nel 2010. Un'intuizione che in origine fu promossa dal progetto 'Pisa incontra il Brasile'. In altre parole, organizziamo eventi - cene, concerti, conferenze e proiezioni cinematografiche - per costruire un ponte tra Toscana e Brasile. Andiamo alla ricerca delle affinità e della possibilità di contaminazione tra le due culture».

Abbiamo notato, almeno tra le righe, una certa insofferenza nei confronti di ogni rappresentazione oleografica della terrinha. E' solo un'impressione?

«La nostra attività si sviluppa nel segno della costante dissacrazione degli stereotipi associati alla Nazione, spesso identificata come patria di samba, calcio e belle donne. Il Brasile è anche questo, ma soprattutto molto altro. E per dimostrarlo abbiamo organizzato - e lo faremo anche in futuro - delle serate a tema: ne scegliamo uno ogni volta diverso - può essere una regione, una città brasiliana o un'espressione culturale - e facciamo conoscere la gastronomia, lo stile musicale e le tradizioni che lo riguardano. Il tutto è sempre accompagnato da buon cibo toscano e brasiliano, caipirinha, danze, musica dal vivo. E soprattutto da tanti sorrisi».

Mi pare di capire che, alla base del vostro entusiastico impegno, c'è la ferma volontà di aiutare gli altri. Ci può chiarire quest'aspetto?

«Alla base del nostro impegno e delle nostre serate c’è anche la solidarietà: gli incassi degli eventi - cui partecipano in media duecento persone - hanno sostenuto il progetto di adozioni a distanza “Il cuore si scioglie”. Mi preme aggiungere che l'iniziativa, promossa dall'associazione Agata Smeralda, è coordinata dalla Coop. Un altro partner importante nell'organizzazione delle serate è stato l'Arci provinciale di Pisa, che con i suoi circoli cittadini ha dato ospitalità e supporto logistico alle iniziative. La nostra associazione, che nasce da una magica fusione tra cuore italiano e anima brasiliana - in specie baiana e paulista - poggia su uno zoccolo duro imprescindibile. Parlo dei capoeristi della Capoeira Angola Palmares, sezione di Pisa. Lo scorso novembre, il gruppo ha celebrato il trentacinquesimo anniversario della fondazione: si è festeggiato con una roda aperta a tutti, e una cena. E a rendere l'atmosfera veramente speciale, è stato l'illustre riconoscimento attribuito dall'Unesco a questa manifestazione artistica e culturale: dal 26 novembre, la capoeira è Patrimonio mondiale immateriale dell’umanità».

Avete anche una seguitissima pagina Facebook, il cui indirizzo è http://www.facebook.com/pisabrasile . Non disdegnatele dunque le reti sociali...

«La pagina ci serve per seguire il Brasile nella sua evoluzione storica: qui ogni giorno appare una rassegna stampa dedicata al Paese. Abbiamo un occhio di riguardo verso gli avvenimenti culturali, e le interazioni di ogni tipo tra Brasile ed Europa, e Brasile e Italia».

Ci sembra che il vostro interesse per il Paese verdeoro non trascuri le vicende, anche dolorose, dei secoli passati.

«Non dimentichiamo che il legame tra i due Paesi è ancora oggi fortissimo, e ha le sue origini nella migrazione - a partire del diciannovesimo secolo - di cittadini italiani. I più partivano dall'Italia settentrionale, ed era lo Stato di San Paolo, il destino prevalente. Indicativo, in questo senso, è il recente riconoscimento dello stesso talian - il dialetto veneto-brasiliano parlato da circa quattro milioni di persone - qual Patrimonio culturale immateriale del Brasile».