Americanos43

14 Gennaio Gen 2015 2330 14 gennaio 2015

Il Brasile a Pisa, le ragioni del successo

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Pubblichiamo oggi la terza e ultima parte della megaintervista a Giulia Baglini, addetto stampa dell'associazione culturale italiana e brasiliana 'Encontro'. E' il pezzo forte della nostra chiacchierata, ove si piange la morte del professor Julio Monteiro Martins, e si racconta di serate cinematografiche in compagnia di Max De Tomassi e Mario Pereira, che difficilmente saranno dimenticate da chi ebbe a parteciparvi. Le interviste cult di 'Americanos43' però non finiscono qui: cercheremo ancora di sorprendervi. Seguiteci.

Quali sono gli eventi che hanno riscosso maggiore interesse nel pubblico? Immaginiamo quelli legati a musica e gastronomia, ma anche le serate letterarie, grazie alla collaborazione con lo scrittore recentemente scomparso, Julio Monteiro Martins. Che era - come noto - docente di Lingua portoghese e traduzione letteraria presso l'Università di Pisa.

«Per cominciare, vorrei rivolgere un pensiero proprio a Julio Monteiro Martins, che purtroppo ci ha lasciati lo scorso 24 dicembre. Lo abbiamo conosciuto e apprezzato, e sentiremo molto la sua mancanza. Rinnoviamo la nostra vicinanza alla sua famiglia, e voglio qui annunciare che ci spenderemo per ricordarne la figura di scrittore migrante, e attivista civile. Soprattutto però ne esalteremo la profondità umana e la saggezza letteraria: qualità che ha saputo mostrare nel corso di un'esistenza tutta trascorsa tra Brasile e Italia. Passando alle nostre cene tosco-brasiliane, devo dire che hanno sempre ottenuto successo: siamo riusciti a far andare d'accordo la feijoada con la pappa al pomodoro, e il crostino toscano con la manioca fritta, la cui ricetta è tra gli articoli più letti sul nostro blog. E lo stesso vale per i nostri concerti e i nostri dj-set: a queste serate si può ballare al ritmo di forró, samba e axé. Siamo orgogliosi anche per aver organizzato i seminari di chitarra brasiliana, tenuti da Paolo Mari».

Mostrate grande interesse anche per il cinema. Le vostre proiezioni di pellicole da o sul Brasile sono l'occasione - o forse il pretesto - per approfondire gli aspetti più interessanti del costume verdeoro...

«Come avete anticipato, il compianto Julio Monteiro Martins ci ha onorato - con la sua presenza e le sue parole - in occasione di due serate, organizzate da “Pisa guarda il Brasile”. La prima volta era in programma la proiezione di “Tropa de elite”, il film d’azione vincitore dell'Orso d’oro a Berlino nel 2008. Una vera pietra miliare della filmografia nazionale, che descrive la lotta delle forze dell’ordine contro i boss della droga, tra le favela carioca. Nella seconda occasione proiettavamo invece il film “Il barbiere di Rio”: un modo divertente per capire quale Rio campeggia nell'immaginario collettivo dei nostri connazionali, e per evidenziare così gli stereotipi più comuni sul Paese. Ai nostri encontro abbiamo comunque ospitato anche altre personalità, tutte molto note lungo la rotta Italia - Brasile. Max De Tomassi - l'autore del programma cult “Brasil”, in onda su Rai Radio 1 - ci ha guidato nella comprensione del film-documentario “Brasileirinho”, per farci scoprire melodie e interpreti del choro. Che, non dimentichiamolo, è il più importante genere musicale strumentale brasiliano. E' poi d'obbligo citare Mario Pereira, l'amministratore del Monumento votivo militare brasiliano di Pistoia: è il vero custode della memoria della Força expedicionária brasileira in Italia. Grazie a un documentario e a una mostra di cimeli militari, ci ha fatto conoscere quest'affascinante - sebbene ancora poco conosciuto - pezzo di storia. Quegli eventi restano tuttora impressi nella memoria di Pisa e di vari paesi dell’Appennino tosco-emiliano, ove i soldati brasiliani - i cosiddetti pracinha - offrirono un decisivo contributo per la liberazione dal nazifascismo».

A suo giudizio, quanta voglia c'è di Brasile, nell'Italia del 2014?

«A livello culturale, il Brasile sta catalizzando un crescente interesse, e con la Giornata mondiale della gioventù e gli ultimi Mondiali di calcio è finalmente entrato nelle case degli italiani. Tuttavia i nostri media, soprattutto la televisione, si occupano quasi esclusivamente di Rio de Janeiro e poche altre megalopoli. Senza mostrarci le altre regioni meno note, che compongono l'immenso Paese».

Si potrebbe quasi dire che questi grandi eventi internazionali stiano trasformando il Brasile in un Paese che va di moda...

«Mi piacerebbe anche che il Brasile non fosse solo un Paese che va di moda, magari noto soprattutto per sfornare tormentoni come “Ai, se eu te pego”. Ho nostalgia dei tempi in cui alla radio programmavano il gruppo Tropicalistas, e la bellissima “Já sei namorar”. E tuttavia mi consolo, costatando che in Italia c'è tutto un fiorire d'iniziative piccole e grandi dedicate al Brasile. Lo stesso Facebook ospita molti gruppi e comunità di appassionati, dedicate alle molteplici espressioni culturali verde-oro. Qui non solo si condividono idee, ma spesso nascono anche bellissime amicizie».

Un altro aspetto da non sottovalutare è quello legato ai flussi turistici in entrata, quelli provenienti, appunto, dalla Nazione sudamericana.

«Noto con piacere che è cresciuto il numero dei turisti brasiliani che visitano l’Italia. Un fenomeno dovuto sia all’aumento delle riscorse economiche a disposizione di una classe media emergente, sia alla volontà - da parte di molti brasiliani di origine italiana - di entrare in contatto con la terra dei padri. Mi aspetto che da questo flusso possano nascere nuove interazioni positive tra i due Paesi, all’insegna della reciproca conoscenza. Sono infine certa che il padiglione verdeoro - quello che sarà allestito a Milano nell’ambito di Expo 2015 - saprà riscuotere un grande interesse».