Americanos43

18 Gennaio Gen 2015 1959 18 gennaio 2015

Cuba, Gordiano Lupi a cuore aperto

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Cominciamo dalla fine. Gordiano Lupi ha dichiarato, in un articolo del 9 maggio 2014 sul portale 'Tellusfolio', che le Autorità migratorie dell'Avana gli impediscono di rientrare a Cuba. Causa la precedente attività di traduttore - e partner culturale - dell'arcinota bloguera, Yoani Sánchez. Speriamo che nel frattempo le cose siano cambiate; in caso contrario - e su consenso dell'interessato - peroreremo la sua causa presso la famosa villetta déco di via 17, civico 203, tra la J e la K. Lupi è una risorsa - come si dice adesso - che non ha tanto il diritto, quanto soprattutto l'obbligo - prima morale che deontologico - di seguire e raccontarci l'evoluzione politica dell'Isla grande.

Basti pensare che mercoledì prossimo avranno inizio negoziati ad alto livello tra l'Amministrazione di Washington e quella dell'Avana, e sul tavolo ci saranno non solo le sempiterne questioni migratorie, ma in primis la riapertura dei canali diplomatici tra i due Paesi. E ora riprendiamo le fila del ragionamento. Chi è Lupi? E' un romanziere, saggista, traduttore e editore piombinese 54enne, appassionato in primo luogo della sua terra e delle sue acciaierie, ma anche di Cuba: della sua letteratura contemporanea e della sua storia più recente.

Senza dimenticare la passione per i vecchi b-movie del cinema italiano. Sì, quelli per cui sbava anche Quentin Tarantino.

E su tutti questi argomenti la sua bibliografia è sconfinata. Il grande pubblico lo conosce per le sue posizioni intransigenti nei confronti del potere castrista, e ancor più per aver tradotto il blog della dissidente Sánchez, 'Generación Y', sul quotidiano 'La stampa'. Poi, come noto, tra i due scende il gelo: Lupi giudica le attività della blogueira mirate più alla raccolta di finanziamenti dall'estero, che all'instaurazione della democrazia nella maggiore delle Antille. Com'è evidente, le nostre interviste cult non deludono mai. Oggi leggetevi Lupi, e continuate a seguirci.

E' conosciuto dal grande pubblico del Belpaese soprattutto per aver tradotto la bloguera cubana Yoani Sánchez, oltre che per aver criticato duramente l'autoritarismo del Governo castrista. Ha più sentito Sánchez?

«Questo mi dispiace. Vorrei che mi conoscessero per 'Calcio e acciaio - Dimenticare Piombino' - il mio ultimo romanzo, presentato al Premio Strega - e per le decine di libri che ho dedicato al vecchio cinema italiano. Magari anche per gli altri romanzi. Sarebbe più produttivo. Se parliamo di Cuba, le critiche all'autoritarismo restano. Non ho cambiato idea. Vedo i progressi che ha fatto la Cuba di Raúl Castro, non sono cieco. Vuole la verità? Un po' orbo - se non proprio cieco - lo sono stato, con la Sánchez. No, non l'ho più sentita, ma le confesso che non mi manca per niente. Con tutte le critiche che si possono muovere al Governo cubano, quando il rimedio è peggiore del male, mi tengo il male».

Come vede il futuro dell'Isla grande dopo che nel febbraio 2018 - ormai non è un segreto per nessuno - la generazione della Rivoluzione abbandonerà in blocco il potere?

«Sa che Sánchez è riuscita dove le peggiori misure restrittive del Governo cubano avevano fallito? Mi sto disinteressando sempre più della Cuba politica, mentre non ho mai smesso di tradurre scrittori che amo: Heberto Padilla, Virgilio Piñera, Cabrera Infante. Credo che sia una sorta di repulsione dopo aver subito una delusione cocente. Mi dicono che è normale. Che dire di più? Non credo che la generazione della Rivoluzione - non sono rimasti in molti - abbandonerà il potere completamente; e in ogni caso penso che il Partito comunista cubano, l'apparato, sia abbastanza forte da garantire una transizione indolore. Indolore per chi comanda, chiaro».

A giudizio di molti analisti, la futura figura di riferimento dovrebbe essere quella di Miguel Díaz-Canel Bermúdez, è d'accordo? Si tratta solo di un fedele uomo di apparato, come sostengono alcuni, o c'è dell'altro?

«Sì, dovrebbe essere lui il delfino designato. Mi lasci dire che però per Cuba sognerei un futuro meno nordcoreano. Mi piace immaginare libere elezioni, e un popolo che sceglie i suoi governanti. Lo so, sono un illuso. Se non lo fossi, non mi sarei fidato della Sánchez, e non avrei promosso l'opera di una mistificatrice per sette lunghi anni. Un tempo che ho sottratto alla mia vita, e ai miei interessi culturali. Come dice Francesco Guccini? 'Se io avessi previsto tutto questo...'».

Gli appassionati di letteratura ispanoamericana la conoscono altresì per l'ottima traduzione di «La ninfa incostante» di Guillermo Cabrera Infante. Deve essere stata una bella fatica tradurre i complessi giochi di parole, caratteristici dello scrittore cubano …

«'La ninfa incostante' è il libro più facile di Cabrera Infante, per quanto possa essere facile uno scrittore profondo come lui. Ho letto tutto Cabrera Infante - in lingua originale - ma ho tradotto soltanto questo testo, pubblicato dalla casa editrice Sur - Minimum fax; non ha riportato un grande successo di pubblico, anche se la critica l'ha ben recensito. Peccato. In Italia la letteratura non va molto di moda. Si fa la fila al supermercato per comprare l'ultimo libro su Harry Potter, non altro».

La sua bibliografia di argomento cubano è sconfinata. Tra le sue opere, quale consiglierebbe ai lettori di 'Lettera43'?

«'Un'isola a passo di son - Viaggio nella musica cubana', 'Cuba magica - Conversazioni con un santero', la traduzione di 'Caino contro Fidel': un'opera in realtà di Alejandro Torreguitart Ruiz, che parla di Cabrera Infante e del suo rapporto con la Rivoluzione, il romanzo 'Nero tropicale'. E poi vorrei ricordare 'Orrori tropicali - Storie di vudù, santería e palo mayombe' e 'Una terribile eredità', un romanzo sulla Guerra civile in Angola. 'Almeno il pane, Fidel' è esaurito; dovevo aggiornarlo per una ristampa, ma la Sánchez mi ha fatto passare la voglia».