Americanos43

21 Gennaio Gen 2015 1917 21 gennaio 2015

Info su Cuba, parla un blogger di successo

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In un terreno molto più difficile e competitivo di quanto si creda - cioè la blogosfera italiana che parla di Cuba - c'è un blogger che è riuscito a emergere e imporsi. Il blog 'Cuba: un'isola nel sole' - reperibile all'indirizzo web http://unisolanelsole.blogspot.it/ - dovrebbe essere fonte imprescindibile di notizie - e relative interpretazioni - per tutti i commentatori, giornalisti e tuttologi che nei prossimi mesi si occuperanno del disgelo Cuba - Stati uniti, promosso da papa Francesco. Se non altro per evitare quegli imperdonabili svarioni e quelle imprecisioni - già (dolorosamente) le immaginiamo - che non possono essere evitate da chi non si sia fatto le ossa su quell'insidioso terreno tropicale, e che per altro verso macchieranno il loro curriculum.

Milco Fasano - bloguero, scrittore e operatore turistico piemontese, poco più che cinquantenne - è anche autore di due sfiziosi libri di racconti. Queste raccolte ci raccontano l'evoluzione della maggiore delle Antille dal duemila sino ai nostri giorni, e non dovrebbero mancare nelle librerie degli aficionado dell'Isola. Le interviste cult di 'Americanos43 - Lettera43' non potevano quindi tralasciare la nostra chiacchierata con Fasano, peraltro già pubblicata alcune settimane fa sul suo blog.

Questo prodotto editoriale forse ruspante - le cui licenze sintattiche faranno storcere il naso a qualche purista della comunicazione - non è immune da attacchi provenienti dalla giungla del web: se ne critica l'impostazione personale, l'esser troppo centrato sulla realtà della cittadina di Las Tunas, finanche l'eccessiva morbidezza verso un'organizzazione sociale, ove è tuttora eccessiva la repressione del dissenso, non solo politico.

E tuttavia - senza voler esserne difensori d'ufficio - ricordiamo che un blog deve imprescindibilmente basarsi sull'esperienza personale e la sensibilità politica di chi ne è autore.

E' autore dell'esperimento più interessante, all'interno della blogosfera italiana che si occupa di Cuba. Qual è stata la formula vincente? Com'è riuscito a imporsi sui competitor, e a creare un mezzo di comunicazione - l'ha scritto lei stesso - che è letto anche dalle alte sfere del potere?

«Non credo esista una formula vincente, la cosa più importante è essere sempre sinceri, sopratutto con se stessi. La gente lo percepisce e lo apprezza. Se ho un merito, è quello di aver intuito - e con largo anticipo - il declino di altri strumenti virtuali, utilizzati in passato dagli appassionati dell'Isola: penso ai forum. D'altro canto si tratta di un declino, quello dei forum, che coinvolge non soltanto il mondo virtuale cubano. I social media hanno soppiantato un modo vecchio e inutilmente astioso di comunicare. Le liti, gli insulti, il metterla sempre sul personale hanno fatto il loro tempo, specialmente per il foltissimo plotone degli appassionati di Cuba. Un blog moderato consente a tutti di potersi esprimere liberamente, o anche semplicemente di leggere quella che, a tutti gli effetti, è un'opinione. Un'opinione discutibile come tante altre, ma espressa da chi ci mette sempre la faccia. La gente è stufa di nick dietro i quali c'e' il nulla. Tutti possono intervenire quando vogliono, poche regole di comune convivenza, e tutto scorre in modo fluido e sereno. Che il blog sia letto a Cuba in alto loco è in realtà un chisme. Riferitomi da chi in alto loco - per motivi anche giornalistici - ci bivacca quotidianamente».

Come vede il futuro dell'Isla grande dopo che nel febbraio 2018 - ormai non è un segreto per nessuno - la generazione della Rivoluzione abbandonerà in blocco il potere?

«Per rispondere a questa domanda ci vorrebbe davvero la sfera di cristallo. Le ipotesi sul tavolo sono almeno tre. La prima è rappresentata dalla continuità col modello attuale: al potere salirebbero personaggi che - pur non avendo fatto la Rivoluzione per motivi anagrafici - ne incarnano l'ideologia e le prospettive. Miguel Díaz-Canel, l'uomo che dovrebbe essere designato per la successione, rappresenterebbe la continuità col passato. La seconda ipotesi vede in campo nuovi personaggi, anagraficamente più giovani, che porterebbero il Paese verso un'economia mista. Questo modello manterrebbe alcuni dei requisiti socialisti, tentando di farli convivere con un'economia di mercato. Forse è l'ipotesi più credibile. La terza, la meno auspicabile, è rappresentata dall'implosione del sistema, cui seguirebbe un certo periodo di anarchia. Fino al momento in cui l'ingombrante vicino del nord non prenderebbe in mano le redini della situazione...».

Nel 2012 ha dato alle stampe il libro «L'altro lato del bloqueo», una raccolta di piccoli racconti dedicati a Cuba. Ce ne può parlare?

«Si tratta di una raccolta di racconti brevi - alcuni pubblicati sul blog - che descrivono, con una malcelata nostalgia, una Cuba che forse oggi non esiste più, o che comunque sta scomparendo: la Cuba senza telefonini e internet, con pochi ristoranti e negozi spesso vuoti.La Cuba dove si andava in discoteca alle dieci di sera, e in cui le ragazze ti guardavano davvero fisso negli occhi, come solo le cubane sanno fare».

L'anno successivo, è uscito invece «Cuba; un'isola nel sole». Può descriverci anche questo tentativo di tratteggiare una delle realtà più surreali del pianeta?

«Questo è un libro più duro, con meno spazio dedicato alla fantasia: una piccola testimonianza della Cuba che cambia. Un libro che parla anche di noi, turisti da decenni, che siamo cambiati con lei. Sicuramente, rispetto a quello precedente, è un libro che lascia meno spazio ai sogni, e ai voli pindarici».

Come sono evoluti, nell'arco degli ultimi quindici anni, l'amore e l'attrazione fatale degli italiani verso l'Isola? Come ha inciso la terribile crisi economica sulla passione dei nostri connazionali per Cuba e la sua gente?

«Sicuramente, in tre lustri, molte cose sono cambiate. E siamo cambiati anche noi. Probabilmente chi vedeva l'Isola soltanto come un luogo dove trovare donne non particolarmente difficili, si è orientato verso differenti e meno problematiche mete. Noi che siamo rimasti abbiamo tentato, con risultati non sempre memorabili, di integrarci nell'ambiente sociale cubano. Ognuno l'ha fatto a modo suo, chi comprando una casa, chi mettendo al mondo figli, e chi prendendo la residenza nell'Isola. Oggi, per molti di noi, Cuba non è più soltanto un luogo di vacanza, bensì una seconda patria. Con tutto quello che una scelta simile comporta. La crisi economica, semplicemente, ci fa spendere il denaro con maggiore oculatezza, e scegliere - quando possibile - compagne che sappiano condividere con noi sia la cattiva, sia la buona sorte».