Americanos43

25 Gennaio Gen 2015 2340 25 gennaio 2015

Trasferirsi in Brasile? Pro e contro del sertão

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Il Brasile non è più quello di qualche anno fa, quando il boom economico riusciva a produrre un processo d'inclusione sociale nella cosiddetta classe media, senza precedenti nella storia dell'umanità. Proprio in queste ore, le cronache finanziarie ci raccontano del risultato più negativo di sempre, fatto registrare dalla bilancia commerciale.

O almeno dal 1947, l'anno in cui il dato comincia a esser conteggiato secondo i parametri odierni. L'inflazione ha raggiunto il 6,6 per centro su base annua, sforando gli obiettivi prefissati dal Governo. E a provocare forti preoccupazioni è anche il bazooka di Mario Draghi, ossia il quantitative easing deciso dalla Banca centrale europea (Bce): si teme che l'operazione possa incrementare il flusso di euro verso il Brasile e quindi rafforzare il real, rendendo poco competitivi i prodotti nazionali, in primis le commodity.

Tuttavia il Brasile - almeno per gli aspiranti nuovi migranti italiani - continua a esercitare la sua magnetica forza attrattiva. E se le celebrate megalopoli della costa, non sono più alla portata dei nostri connazionali - fiaccati da circa otto anni di crisi e dal ridimensionamento della valuta europea - quella Nazione sudamericana a dimensione continentale può offrire ancora nuove sorprese e opportunità. Ad esempio nel sertão. E per sapere qualcosa in più sulla regione, noi abbiamo parlato con Giancarlo Mostachetti. Il nostro connazionale - residente da circa un decennio nell'interior del Nordeste verde-oro - è uno dei maggiori esperti di quella terra, delle sue tradizioni e della sua storia. Le interviste cult di 'Americanos43' proseguono anche nelle prossime settimane, continuate a seguirci.

E' stato difficile, per lei, integrarsi e organizzare la propria vita nel sertão dello Stato del Ceará, in Brasile? Ha nostalgia del suo Paese, oppure - di là degli affetti familiari - ha tagliato definitivamente i ponti con esso?

«Non ho avuto particolari difficoltà ad adattarmi nella regione della fascia litoranea dello Stato del Ceará. Vorrei precisare che il sertão inizia dopo il massiccio, in portoghese serra, di Uruburetama. Con l'Italia non ho tagliato definitivamente i ponti. Lì è rimasta la mia mamma e i miei due figli: le uniche persone con cui ho contatto, anche se sporadicamente».

Per un comune pensionato italiano che decidesse di trasferirsi in Brasile - anche tenendo conto del costo della vita - consiglierebbe una metropoli - magari della costa - oppure l'interior del Paese?

«Vista la pericolosità che flagella le grandi città brasiliane - ove i morti a seguito di rapina si contano a decine - a chi cerca la sua catarsi, consiglierei le piccole comunità dell'interno. Sono notevolmente più vivibili: non mancano gli episodi di violenza, ma sono generalmente circoscritti a persone della stessa cerchia. Penso ai gruppi di piccoli spacciatori, agli eredi in lotta per la divisione di terreni, o ai vicini che si battono per l'accesso a pozzi o strade».

Si dice che nei piccoli centri, ove appunto lei risiede, i prezzi degli immobili - case, terreni o appartamenti - siano ancora piuttosto abbordabili. E' d'accordo? Ci può fare qualche esempio?

«Non è semplice parlare d'immobili - specialmente riferendosi al Nordeste - avendo come interlocutore un italiano che non è mai stato in Brasile. Posso dire però che c'è una bella differenza tra i costi immobiliari che si applicano nelle grandi città, e quelli delle cittadine dell'interno. L'acquisto di una casa o un appartamento nuovo in una città come Fortaleza richiede un consistente investimento. Occorre poi tenere in conto che acquistare è facile, mentre vendere - e specialmente per uno straniero - è abbastanza più complesso. Nell'Interno i prezzi sono nettamente più bassi, però la tipologia delle case è nettamente inferiore rispetto ai parametri costruttivi cui è abituato un italiano. Spesso le abitazioni hanno mattoni e tegole in vista, impianti elettrici fuori da qualsiasi norma, mentre mancano le finestre laterali. Insomma, occorre un fortissimo spirito di adattamento».

Parliamo di criminalità: il sertão rappresenta veramente un'oasi di pace, rispetto al caos delle megalopoli?

«Il sertão, nel suo complesso, è stato culla di una grande ondata di delinquenza, che ha infestato il Nordeste dalla seconda metà del Diciannovesimo secolo, alla prima del Ventesimo. Un fenomeno che ha visto il suo auge nel cangaço, e nel suo più noto rappresentante: Virgulino Ferreira da Silva, conosciuto come Lampião. Terminata l'epopea del cangaço, il sertão è tornato un luogo, in certo qual modo, tranquillo. Ormai da molti anni, la violenza è ristretta e circoscritta a liti tra ubriachi, o persone della stessa cerchia: come detto, gli episodi più cruenti riguardano i piccoli spacciatori, i parenti stretti che si odiano per la divisione di terreni, oppure i vicini che reclamano l'accesso a pozzi o strade. Un caso indicativo su tutti è avvenuto proprio in questo Municipio: due fratelli - spesso in lite per pochi metri di terreno - si sono accoltellati sotto i fumi dell'alcol, uccidendosi a vicenda».

Come risedente nel Paese sudamericano, come vede il futuro economico del Brasile? Pensa che il tessuto produttivo nazionale sarà in grado di uscire, una buona volta, dalle secche della stagnazione?

«Il discorso è molto complesso. Il Brasile, dopo gli Stati uniti e la Cina, è la più grande potenza agroalimentare. Tuttavia, a causa di una politica cieca e vile, sta perdendo posizioni contro altri paesi, le cui politiche agroalimentari sono nell'interesse di questo comparto. Il settore dell'industria manifatturiera - vera pecora nera del Paese - non riesce a decollare. Per colpa sia di un carico fiscale esageratamente alto, sia di una corruzione esagerata, che erode ancor di più il lucro delle aziende. Premesso che la corruzione è un cancro mondiale che non risparmia nessun paese, i governanti dovrebbero però ridurla entro limiti fisiologici, alleggerendo contemporaneamente l'eccessiva pressione fiscale. Solo così il Brasile potrebbe trasformarsi in una vera potenza economica, preceduta per dimensioni solo da Stati uniti e Cina. Questa evenienza, a mio parere, è però molto lontana».