Americanos43

28 Gennaio Gen 2015 2042 28 gennaio 2015

Fuga in Brasile 2015? Le dritte dell'esperto

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Volete trasferirvi, vivere o investire in Brasile? Non potete fare a meno di seguire i consigli del maggior esperto italiano in questo campo, Antonio Oliviero. Il nostro connazionale vive da molto tempo a Natal - la capitale dello Stato del Rio grande do norte, nel Nordeste del Paese sudamericano - e gestisce il celebrato blog "Vivere in Brasile", reperibile all'indirizzo http://www.vivereinbrasile.com/ .

Uno spazio che gli amanti del País abençoado por Deus e bonito por natureza non possono perdersi, per essere aggiornati sulla politica economica nazionale, le novità burocratiche per conseguire gli agognati visti, oppure il costo della vita locale. Il post ove si svelano le strategie delle multinazionali - che riducono le dimensioni dei dentifrici per aumentare il prezzo del prodotto - è meritevole di un premio.

Prima di lasciarvi all'intervista cult a Oliviero - dedicata alle prospettive dei migranti italiani in Brasile - è d'obbligo un cenno alla situazione economica verde-oro. Il sistema industriale è in difficoltà, e nel 2014 il dato sulla creazione di posti di lavoro ha toccato il livello più basso di sempre; o almeno dal 2002, anno in cui il parametro è calcolato con i criteri odierni. Di fronte a questa situazione il Governo ha preferito l'austerity e la stretta creditizia, e fa il possibile per frenare i consumi e ridurre l'inflazione.

La prima domanda è d'obbligo, poche settimane dopo l'insediamento del nuovo Governo. La riconferma di Dilma Rousseff va letta esclusivamente nel segno della continuità, oppure vi saranno aggiustamenti nella politica economica?

«Una volta evaporate le promesse elettorali, Dilma Rousseff dovrà affrontare il problema della bilancia commerciale brasiliana, mai così negativa come nel 2014. Nel solo mese di novembre, le importazioni hanno superato le esportazioni di 2,35 miliardi di dollari: il peggior risultato per questo mese, negli ultimi venti anni. Le esportazioni languono mentre le importazioni di prodotti finiti accelerano, stimolate dal credito al consumo. Quest'eccesso di finanziamento, a sua volta, ha fatto sforare l'inflazione oltre la meta del Governo. Dilma ha prima annunciato, e poi confermato, un cambio radicale dell'équipe economica, collocando Joaquim Levy al Ministero delle Finanze. C'è poi una recente legge approvata dal Congresso, che permette all'Esecutivo di chiudere i conti senza la necessità di un avanzo primario, per il pagamento del debito pubblico. A me sembra però, più che altro, un'alchimia finanziaria. Con l'approvazione del progetto, il saldo primario - che era previsto di 116 miliardi di real - è passato a dieci».

Riuscirà il Brasile a uscire dalle secche della stagnazione, dopo avere evitato un pericoloso protrarsi della recessione tecnica?

«La risposta è legata principalmente a due fattori. In primis indicherei la ripresa dei paesi importatori, come Stati uniti, Cina e Unione europea. Tenuto conto che il prezzo del petrolio in calo, potrebbe rallentare le importazioni da parte della Russia. L'altro fattore è invece legato all'eventuale successo della linea economica di quest'Amministrazione. La quale, com'è noto, cerca di conciliare la riduzione della spesa pubblica, col mantenimento degli investimenti infrastrutturali. Infine, come il solito, speriamo che piova».

Sul suo blog "Vivere in Brasile", ripete spesso che lo strumento legale migliore per trasferirsi stabilmente in Brasile è il "Visto permanente come investitore". Può spiegarci i benefici di questa scelta?

«Per vivere e lavorare legalmente in Brasile è necessario avere un visto permanente. Uno dei modi più rapidi e sicuri per ottenerlo, è quello di divenire imprenditori: si costituisce una società limitada, capitalizzandola con almeno 150mila real. Non è necessario investire subito il denaro: l'importante - ai fini del visto - è che sia trasferito sul conto della società. Per gli aspiranti emigranti, la società più comune è quella immobiliare, ma si scelgono anche agenzie di viaggio, bar, pensioni, società di servizi, eccetera. La procedura - che raccomandiamo di affidare a un'agenzia di comprovata serietà - ha una durata di circa sei mesi, e un costo che può variare - secondo lo stato federato in cui s'investe - dai seimila ai diecimila euro. I benefici del visto per investimento consistono nei tempi contenuti per conseguirlo, e nella possibilità di trasferire - senza grossi problemi e senza pagare tasse - dei capitali anche ingenti. Infine, ricordo che questa formula permette di creare le basi per un futuro lavorativo in Brasile».

Si sussurra - tra esperti e appassionati - che il Paese sudamericano stia ricominciando a essere attrattivo anche sul fronte degli investimenti finanziari; e non solo per i titoli di stato. Ci può fornire qualche cifra sugli interessi - lordi e netti - applicati?

«Il Brasile è sempre stato interessante per gli investimenti finanziari. Le ragioni sono note: agli elevati rendimenti che offre - almeno in confronto alla gran parte delle altre nazioni - corrispondono dei rischi sicuramente accettabili. E ciò, ovviamente, grazie alla sua stabilità politica ed economica. Chi non vuole rischiare sul mercato azionario, ma preferisce restare su investimenti sicuri, può oggi ottenere - beninteso, investendo almeno 150mila real - tra il nove e il dieci per cento di rendimento, al netto d'imposte. Naturalmente bisogna distinguere tra l'investitore che vive e spende in Brasile, e quello che vive e spende all'estero. In quest'ultimo caso, infatti, va considerato il rischio del cambio, mentre nel primo l'effetto dell'inflazione brasiliana sul rendimento reale.Il Governo si è posto come obiettivo un'inflazione al 4,5 per cento, pur tollerandosi un'oscillazione di due punti. In realtà, il dato oggi ha ormai raggiunto 6,5, cioè sfiora il cosiddetto limite superiore. Naturalmente la Banca centrale brasiliana combatte l'inflazione - e cerca di far raffreddare i consumi - innalzando il costo del denaro. In particolare agisce sul tasso Selic, che adesso è a quota 11,75 per cento. Quest'operazione aumenta immediatamente gli interessi degli investimenti finanziari, i quali, al netto delle tasse, viaggiano appunto tra il nove e il dieci per cento».

Continua a ricevere richieste di consigli - e curriculum - da lettori che scoraggiati (dalla crisi italiana) puntano a una nuova vita in Brasile? E cosa risponde loro?

«Purtroppo da alcuni anni il Brasile si è trasformato da Paese in cui trascorrere le vacanze, a meta ove trasferirsi definitivamente, in cerca di una nuova dimensione lavorativa. Molti italiani che conoscevano l'aspetto ludico del Brasile, hanno pensato che fosse altrettanto semplice e divertente viverci da residenti. Nulla di più errato. Il Brasile è - e resterà ancora per molti anni - un Paese in via di sviluppo, con gravi diseguaglianze sociali. Per vivere bene in Brasile, bisogna stare dalla parte giusta. E poi è assurdo pensare di potersi adattare alle condizioni in cui vive oltre la metà dei brasiliani. Il tipico immigrato italiano di oggi, ha forti probabilità di finire dalla parte sbagliata. Come spesso ripeto ai miei connazionali, un povero in più su cento milioni non fa molta differenza in Brasile, mentre in Europa la probabilità di ottenere l'attenzione di qualche istituzione ancora esiste. Oggi chi vuole iniziare una nuova vita in Brasile, deve mettersi in testa di fare l'imprenditore - e non tutti sono tagliati per farlo - avendo ovviamente un buon capitale iniziale. Il lavoro dipendente è pagato poco. Si pensi che gran parte degli stessi brasiliani lavoratori dipendenti, senza l'aiuto della famiglia e di tanti lavoretti extra, non arriverebbe alla fine del mese».