Americanos43

31 Gennaio Gen 2015 2000 31 gennaio 2015

Iila, un'opportunità latinoamericana

  • ...

Siamo convinti che l'Istituto italo - latino americano (Iila) possa rappresentare un'opportunità per tanti italiani. Per chi è determinato a trasferirsi, vivere o investire nel Subcontinente latinoamericano, per chi vuole intanto sondare il terreno, per chi ne fa oggetto di studio, per chi ne è semplicemente appassionato. Magari perché il partner è originario di quella regione, o semplicemente ammira Ernesto Che Guevara, oppure la musica di Chico Buarque. Andiamo però con ordine. L'Iila intanto è qualcosa di serio, nel senso che è un'organizzazione internazionale nata nel 1966, di cui fanno parte l'Italia, insieme a tutti gli altri Stati latinoamericani. L'ambizioso obiettivo - e tralascerò le formule algide del suo Statuto - è promuovere lo scambio di conoscenze tra le Istituzioni, e le genti delle due sponde dell'Atlantico.

Scendiamo, però, più nello specifico. Tra i vari incarichi, a quest'organismo è stato affidato anche il compito di coordinare le Politiche sociali, del lavoro e educative, previste dal Programma Eurosocial dell'Unione europea. Ebbene, noi siamo certi che l'auspicabile successo dell'organizzazione - nel perseguimento dei propri scopi - dipenda dalla forza d'attrazione che saprà esercitare sulla società civile del nostro Paese.

Diamo quindi il nostro contributo in questa direzione, sottoponendo a una delle nostre interviste cult, Lorenzo Tordelli. Il nostro personaggio - che in seno all'Iila è tra i responsabili del Programma Eurosocial, ed è una figura leggendaria e molto nota agli addetti ai lavori, per via delle sue spesso avventurose missioni oltreoceano - ci spiega dall'interno i progetti e le realizzazioni di questo ente intergovernativo.

Quale importanza e quale significato può avere l'Istituto italo - latino americano (Iila), per un mero aficionado del Continente latinoamericano? Che benefici può trarre a un «non addetto ai lavori» di nazionalità italiana, che semplicemente ami il Subcontinente?

«Qualsiasi persona appassionata di America latina dovrebbe essere ben felice di sapere che a Roma esiste l’Iila. Un organismo internazionale formato dall’Italia e da tutti i Paesi dell’America latina, attraverso cui, gratuitamente, l'aficionado può partecipare a centinaia di eventi ogni anno. Spaziamo da concerti, corsi di ballo, proiezioni esclusive, sino a esposizioni fotografiche e degustazioni tipiche; insomma si può respirare la cultura e gustare i sapori latinoamericani, senza muoverci dall’Italia. Un solo dato: è dell’Iila la seconda biblioteca più fornita in Europa, sul Continente latinoamericano».

Qual è il suo ruolo all'interno di quest'organizzazione? Può raccontarci un aneddoto che spieghi ai lettori le difficoltà delle sue missioni all'estero?

«Lavoro all’Iila da undici anni, e attualmente gestisco il Programma Eurosocial della Commissione europea: il principale programma di cooperazione politica, tra le amministrazioni pubbliche europee e quelle latinoamericane. In pratica, aiutiamo i Governi latinoamericani a migliorare le proprie politiche, utilizzando le esperienze - positive e negative - dei Paesi europei. Un aneddoto? Dopo il solito viaggio estenuante, atterro in Ecuador e si è persa la mia valigia. Dopo poche ore avevo una riunione con una persona importante. Andai in jeans e maglietta, e da quel giorno viaggio solo con il trolley. In compenso con quella persona siamo diventati grandi amici».

Secondo alcuni osservatori, i Governi italiani che si sono succeduti negli ultimi anni, sarebbero colpevoli di una grave disattenzione nei confronti del Subcontinente. E' d'accordo? E in questo caso, quali crede che siano - a suo parere - le cause di questa sottovalutazione?

«L’America latina in Italia non si conosce. La politica rispecchia la società. E’ rarissimo incontrare un articolo o un servizio televisivo sui Paesi latinoamericani. Se ne parla poco anche nelle Università. Certamente i Governi non sono stati capaci di cogliere le immense opportunità latinoamericane. E' l'unico continente occidentale in crescita continua da oltre undici anni, è governato da democrazie stabili, parla una lingua molto simile alla nostra. Voglio aggiungere un dato: un terzo degli italiani all’estero abita in America latina».

Ci potrebbe elencare i progetti o programmi dell'organismo - recenti o tuttora in corso - che in Italia o all'estero hanno lasciato il segno? O che magari lo stanno lasciando...

«Sarebbe un po’ difficile elencare tutti i progetti Iila, si tratta di centinaia. Ne racconto due che ho seguito in prima persona. L’anno scorso abbiamo inaugurato in Colombia la Rete nazionale dei centri per l’impiego. In meno di un anno si sono iscritti due milioni di persone e 35mila imprese. E 88mila colombiani, soprattutto giovani, hanno trovato lavoro. Il tutto, grazie alla collaborazione di Italia lavoro, l’Agenzia per l'impiego italiana cui certo qui in Italia non si risparmiano critiche. Un altro progetto verte sul cacao. Nel 2006 i cioccolatieri italiani pagavano circa diecimila dollari per una tonnellata di cacao di alta qualità ecuadoriano, mentre i produttori locali ne ricevevano addirittura meno di 1.600. Tutta la differenza se ne andava in intermediazione. L’Iila ha invece messo i due mondi in contatto, a vantaggio sia dei piccoli produttori latinoamericani, che dei cioccolatieri di tutta Italia. Facendo anche la gioia dei palati di chi preferisce, e sono in tanti, il cioccolato di qualità».

Ci può anticipare, in estrema sintesi, i progetti (o programmi) più rilevanti che avete in agenda per il 2015?

«Servirebbe un’altra intervista. E' recentemente giunta in Italia - per i conoscere i distretti italiani più rappresentativi - una delegazione di oltre 120 imprenditori e rappresentanti di Governo. Nell'occasione si sono strette alleanze tra le piccole e medie imprese italiane, e quelle latinoamericane. In Ecuador stiamo contribuendo a elaborare una politica dell'assistenza psichiatrica, secondo il cosiddetto "modello triestino": quello ideato da Franco Basaglia. In Colombia, Iila collabora alla ridefinizione delle linee guida per la tutela della prima infanzia. In Costa Rica aiutiamo a migliorare la qualità della rete degli asili nido, mentre in Cile abbiamo sostenuto la riforma del sistema scolastico, di cui un primo troncone è stato approvato proprio nei giorni scorsi. Segnalo infine che in Brasile stiamo lavorando per migliorare le politiche per l'inserimento lavorativo dei detenuti».