Americanos43

1 Marzo Mar 2015 1904 01 marzo 2015

Altro che Isis! Uccisione in Brasile, video choc

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Pubblichiamo oggi l'ultima parte dell'intervista a Giorgio Di Chiaro, l'italiano che per varie ragioni ha desistito dal progetto di investire in Brasile, e in particolare nella metropoli di Fortaleza. Tra i motivi causa del ripensamento, il professionista indica i crescenti tassi di criminalità che devastano il Paese sudamericano. In effetti, la stampa locale ci racconta come nello Stato del Ceará (nel Nordeste del Brasile), solo nei primi quarantanove giorni del 2015, si siano registrati ben 660 omicidi volontari.

E solo durante le festività del Carnevale - tra venerdì grasso e il mercoledì delle Ceneri - si sono verificati addirittura settantasei ammazzamenti. Nel 2014, gli omicidi sono stati invece 4439, un dato che rappresenta un aumento dell'uno per cento, rispetto all'anno precedente.

La città col maggior indice di assassini è stata Fortaleza - l'ottava metropoli più violenta del mondo - che è anche la capitale brasiliana col più elevato tasso di omicidi commessi da minorenni. Intanto in rete impazza il video di un'esecuzione avvenuta - solo pochi giorni fa - nel bairro fortalezense di Messejana. Un filmato che a nostro giudizio dovrebbe impressionare la pubblica opinione del Belpaese, molto più dei video artefatti del Califfato; e ciò per almeno tre motivi: la naturalezza - direi l'indifferenza - con cui il crimine è eseguito, la sua ingenua genuinità, e - last, but not least - la non trascurabile circostanza che in quelle lande è stato versato tanto sangue italiano.

Gli italiani assassinati sono tanti di più, rispetto alla Siria di Bashar al-Assad, o alla Libia del post Mu'ammar Gheddafi. Segue, per gli stomaci forti, l'indirizzo del video brasiliano: https://www.facebook.com/video.php?v=669551206500315&set=vb.594310000691103&type=2&theater .

Sembrerebbe quindi che il Brasile l'abbia prima illusa, quindi trascinata verso un percorso di ripensamento e disillusione.

«A ogni vacanza passata in Brasile, corrispondeva una presa di coscienza tardiva. Passati gli anni in cui ero drogato di Brasile - nel 2003 alternai tre mesi di Italia a due settimane di Fortaleza, per un totale di ben quattro vacanze - ho focalizzato meglio la realtà sociale del sogno che stavo immaturamente vivendo. Non era diminuita la fatale attrazione, ma la calamita aveva smesso di essere tale. Ho preso atto che investire nel settore immobiliare, o bancario, comportava disponibilità economiche sempre più elevate, ogni anno che passava. E così ho smesso di vivere d'illusioni».

Immagino che l'abbiano spinta a desistere dal suo originario progetto, anche i preoccupanti tassi di criminalità.

«Oggi, se per puro caso dovessi veramente trasferirmi in Brasile, non so se avrei il coraggio d'intraprendere un'attività imprenditoriale. Ci sono, ad esempio, tantissime attività di ristorazione in franchising che mi potrebbero interessare: i brasiliani mangiano a ogni ora del giorno. Poi però faccio questa riflessione: Giorgio, sei disposto a rischiare la vita ogni giorno? Sì, perché di questo si parla, quando da quelle parti si sogna semplicemente di alzare una saracinesca. Andare ad aprire il proprio negozio dopo essere stato in auto con i finestrini fumé e con la paura di essere assaltato al semaforo, combattere con il personale sempre incline alla mollezza, andare in banca e sperare di non essere rapinato dopo un prelievo, chiudere il negozio con l'incasso nelle mutande dei pantaloni e sperare di riuscire a tornare a casa: questa non è imprenditoria ma eroismo. La violenza in Brasile è aumentata a dismisura».

E anche se i singoli episodi a malapena trovano spazio tra le brevi di cronaca, anche l'Italia sta pagando un alto prezzo in termini di vite umane alla violenza che scuote il Brasile.

«L'ultimo barbaro caso della povera Gaia Molinari - l'italiana uccisa a Natale a trecento chilometri da Fortaleza - mi ha definitivamente fatto riporre i sogni nel cassetto. Fino a quindici anni fa eri assaltato per le strade, ma il rischio di omicidio era legato a reazioni spropositate da parte dell'assaltato. Oggi i menino de rua strafatti di colla o crack ti sparano per divertimento. In Brasile il senso d'insicurezza è costante, è il contraltare della dolcezza e del buon vivere brasiliani, è la moneta cara da pagare, in un posto comunque divertentissimo e positivo».

Cosa le riserverà in futuro il Brasile? Solo vacanze all'insegna del divertimento, o anche dell'altro?

«Non potrò mai disintossicarmi del tutto dalla saudade, il mio amore per il Brasile è grande quanto l'odio per le sue nefandezze. Continuo ad ascoltare musica brasiliana tutti i santi giorni, ho una compagna brasiliana, e in Danimarca amo frequentare amici di quel Paese. Una parte di Giorgio è brasiliana, mi mancano certe situazioni di vita, certi paesaggi di dune e palme. Ho sempre una parte di me, ostaggio di quel sole bollente e quelle notti folli. In un quindicennio ho speso cifre folli dietro a questo sogno, non rinnego nulla, e continuerò a essere un prigioniero incatenato di quei sorrisi e di quel buonumore. Non dimenticherò mai, però, l'ultima frase pronunciata da un barbone italiano, un mio omonimo conosciuto a Fortaleza: "Giorgio, non venire a vivere in Brasile". Le foto di Gaia e il ricordo di quel povero italiano - l'ho giurato a me stesso - dovranno sempre essermi sufficienti a smantellare i residui sogni vacanzieri».

E dunque i suoi futuri soggiorni verde-oro saranno semplicemente all'insegna del divertimento...

«Giorgio continuerà a essere sempre un turista. Appena la saudade raggiunge il livello di soglia, si prepara la valigia e si vola via: destinazione paradiso sì, ma possibilmente con viaggio di ritorno».