Americanos43

15 Marzo Mar 2015 2140 15 marzo 2015

Cuba tra Naomi, road map e toto-ambasciatore

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«Cuba si apra al mondo e il mondo si apra a una Cuba». In queste settimane Cuba si sta aprendo al mondo come mai successo nella sua storia, così la frase a effetto di San Giovanni Paolo II papa - auspicio e insieme profezia - si fa realtà fisica e concreta. Nei giorni scorsi, la densa aria umida dell'Avana - dall'odore unico che non è un puzzo ma neppure un profumo - ha avvolto addirittura i rappresentanti della Farnesina, Paolo Gentiloni e Mario Giro, mentre è attesa a breve anche Federica Mogherini, capo della diplomazia europea.

La Francia - va da sé - farà le cose in grande, e l'11 maggio François Hollande incontrerà il comandante Raúl Castro, non prima di aver reso omaggio all'apostolo e poeta José Martí, l'ispiratore di Guantanamera.

Anche l'Italia continuerà comunque a star sul pezzo, e tra il 4 e 6 maggio il viceministro dello Sviluppo economico con delega al Commercio estero, Carlo Calenda - l'ex attore figlio di Cristina e nipote di Luigi Comencini - parteciperà alla Fiera internazionale del turismo (Fit) 2015, ove in quel di Cayo Coco, il Belpaese sarà invitato d'onore. E poi il capo della nostra diplomazia ha invitato il fratello del líder maximo in Italia. Le date interessate sarebbero le seguenti: il 12 e il 13 giugno a Milano, in occasione della VII edizione della Conferenza Italia - America latina e Caraibi, e il 26 luglio. Proprio nella giornata della Festa nazionale cubana e dell'assalto alla caserma Moncada, l'Expo è dedicata, infatti, alla Maggiore delle Antille.

E tuttavia - ci sia consentita una parentesi di costume - a far le cose in grande è stato soprattutto lo splendente jet set internazionale, inviando Kate Moss, Naomi Campbell e Paris Hilton nell'arcinoto Hotel Habana libre Tryp ex Hilton. La monumentale struttura fu inaugurata nel 1958 da Conrad Hilton, che - ma guardate quante coincidenze - era bisnonno della citata ereditiera. Veniamo però alle cose serie e ai negoziati Washington - L'Avana: domani 16 marzo - sempre nella Capitale tropicale - avrà luogo il terzo round della road map. Con buone probabilità vi si deciderà la riapertura delle rispettive sedi diplomatiche. La capo-delegazione a stelle e strisce, Roberta Jacobson, ha in qualche modo segnato il primo punto: i cubani hanno dovuto accettare l'idea per cui il riallacciamento delle relazioni tra i due Governi, non può essere condizionata all'esclusione cubana dalla Lista degli Stati patrocinatori di terrorismo.

L'inclusione sarà pure anacronistica e risibile - è questo il ragionamento degli emissari di Barack Obama - ma può venir meno solo tra giugno e luglio, in seguito a un'analisi separata. E così, c'è chi spera che la riapertura delle rispettive Ambasciate possa avverarsi addirittura prima - o comunque contestualmente - rispetto al VII Vertice delle Americhe in ambito Organizzazione degli Stati americani (Osa), in programma il 10 e l'11 aprile presso Ciudad de Panamá. Gli eventi hanno così promosso un incandescente toto-ambasciatore in salsa yankee, che per la leggiadra sede sul malecón vede favorito Jeffrey De Laurentis, attuale capo dell'Ufficio d'interessi nell'Isla grande.

A favorire il diplomatico di carriera, il suo profilo assolutamente apolitico: caratteristica che dovrebbe preservarlo non solo dagli schiamazzi dei senatori repubblicani - in testa Marco Rubio, rappresentante dello Stato della Florida e aspirante alla Casa Bianca - ma anche dal fuoco amico degli stessi democratici della lobby anticastrista. Come noto, infatti, la Commissione Esteri del Senato Usa ha la facoltà di approvare o respingere la nomina dei capi missione all'estero. La Casa Bianca, per favorire il funzionario d'origine italiana e mitigare lo scontro col Congresso, potrebbe addirittura scegliere una strategia di basso profilo: De Laurentis non sarebbe nominato in modo espresso, ma semplicemente conservato nel suo attuale incarico.

Così la designazione diverrebbe in qualche modo automatica, in seguito alla trasformazione della Sezione d'interessi in Ambasciata vera e propria. Gli altri nomi in lizza sono invece i seguenti: il segretario finanziario dell'Osa Peter Quilter, il professore presso l'American University Fulton Armstrong, il sottosegretario di stato con delega alla Democrazia e ai diritti umani (uno dei vice di John Kerry) Michael Kozak, e infine la californiana Barbara Lee, rappresentante democratica (una storica fan del disgelo, e forse per questo indicata di recente da fonti di stampa).