Americanos43

18 Marzo Mar 2015 2000 18 marzo 2015

Usa - Venezuela, tutta l'escalation

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La settimana scorsa, la Casa Bianca ha innalzato il livello dello scontro col Governo di Nicolás Maduro, imponendo sanzioni finanziarie e amministrative a sette alti funzionari dell'Esecutivo chavista del Venezuela. I papaveri di Caracas non potranno entrare in territorio statunitense, né fare affari con i cittadini nordamericani, e i loro interessi e proprietà detenuti in territorio Usa saranno congelati.

Washington in buona sostanza ha implementato il Venezuela defense of human rights and civil society act del dicembre dello scorso anno, che punta a punire le personalità coinvolte o responsabili dell’erosione delle garanzie dei diritti umani, di persecuzioni degli avversari politici, della privazione della libertà di stampa, dell’uso della violenza e di violazioni di diritti umani, di abusi in risposta alle proteste antigovernative, di arresti arbitrari, di detenzione di manifestanti e di corruzione pubblica.

Non bastasse ciò, il provvedimento emesso da Barack Obama definisce Caracas come «una minaccia sui generis e straordinaria alla sicurezza nazionale e alla politica estera degli Stati uniti». Con risposta a queste misure, il capo dello stato chavista ha assunto poteri straordinari, che gli consentono di governare per decreto. Si tratta della Ley habilitante antiimperialista, che concede a Maduro veri e propri superpoteri per tutto il 2015, al fine di difendere la sovranità della Nazione contro le minacce imperialiste dell'"ingombrante vicino del nord". La legge ha a sua volta agitato - in una catena che sembra infinita - la Casa Bianca, che ha dichiarato che starà ben attenta all'uso di queste prerogative.

Frattanto erano arrivate le dichiarazioni incandescenti del senatore repubblicano Marco Rubio, secondo cui «il regime del Venezuela ha appoggiato attivamente il terrorismo internazionale, ed è stato un territorio libero per il narcotraffico». E il rappresentante della Florida - poche ore fa - ha rincarato la dose, aggiungendo che «ufficiali venezuelani coordinano l'invio, verso la Siria di Bashar al-Assad, di valige piene di denaro in contanti». In ogni caso i Governi dell'Area - nei confronti di quelle che sono spregiativamente definite le ingerenze di Washington - sembrano sostenere il Governo democraticamente eletto di Caracas. Giorni fa il ministro degli Esteri ecuadoregno, Ricardo Patiño, ha detto che l'Unasur (Unión de Naciones suramericanas) non permetterà né un'invasione straniera in Venezuela, né un golpe contro Maduro.

E tuttavia la presa di posizione più dura è arrivata dalla Bolivia: nel corso del vertice dell'Alianza bolivariana para los pueblos de nuestra América - Tratado de comercio de los pueblos (Alba - Tcp) - celebratasi poche ore fa proprio a Caracas - il presidente Evo Morales ha dichiarato che la Bolivia è disposta a lottare contro ogni tipo d'intervento statunitense in Venezuela. «Credo che in realtà gli Stati uniti si sentano minacciati dal processo di liberazione che coinvolge l'America latina e i Caraibi», ha specificato il leader cocalero, «una liberazione democratica, pacifica ed economica». Dichiarazioni che non solo fanno il paio con quelle scontate del leader cubano Raúl Castro - «l'imperialismo statunitense ha provato, senza successo, in pratica tutte le forme di destabilizzazione e sovversione della rivoluzione bolivariana e chavista, al fine di riprendere il controllo della maggior riserva petrolifera del pianeta» - ma sintetizzano assai bene il sentiment della Regione in tutta questa vicenda.