Americanos43

22 Marzo Mar 2015 1833 22 marzo 2015

Crisi Venezuela, la controffensiva di Maduro

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Continuiamo a occuparci della crisi politica del Venezuela, con informazioni di prima mano che riceviamo da un ingegnere meccanico cubano. Lavora presso l'azienda statale Cometal, che si occupa di tutto ciò che riguarda l'universo degli ascensori. Sono molti i professionisti che L'Avana invia periodicamente in missione, nel dirimpettaio Paese chavista.

Rimangono qualche mese - relativamente controllati dai capicomitiva dell'apparato, per evitare fughe e diserzioni - e se ne tornano con un gruzzoletto. E magari con qualche buon elettrodomestico, che a certe latitudini è abbastanza utile. Non si tratta di una delle missioni più ambite - meglio quando si va a Toronto o in Brasile - ma meglio di niente.

Per le notizie di seconda mano invece la questione si complica, giacché l'insanabile contrapposizione ideologica tra "chavisti" e "antichavisti", coinvolge finanche agenzie e testate. E rende difficoltoso costruire un quadro oggettivo. Uno scenario che sia veramente utile all'utente, che pretende di essere informato in modo imparziale. Veniamo dunque alle ultime notizie, che ci descrivono la reazione venezuelana di fronte alle sanzioni imposte da Washington.

Caracas arruola trentamila miliziani

Intanto è ripresa alla grande la costituzione di brigate paramilitari, come ci avverte il ministro della Difesa di Caracas, Vladimir Padrino: una conseguenza dell'Ordine esecutivo della Casa bianca, che ha definito il Venezuela, «una minaccia» per gli Stati uniti. «Si sono arruolati trentamila miliziani, nell'ultima settimana - uomini e donne di ogni età, volontari, di ogni settore lavorativo - con grande patriottismo, per farsi carico della difesa della patria», chiarisce il ministro. Le milizie svolgeranno un ruolo complementare, si chiarisce, rispetto alla Fuerza armada nacional bolivariana (Fanb).

La letterina a Obama

La reazione di Caracas ha riguardato anche il fronte della scuola: il Ministero dell'Istruzione ha inviato una circolare agli insegnanti delle scuole pubbliche, affinché anche gli alunni facciano la loro parte. Ogni studente è cioè chiamato a scrivere una lettera al presidente Barack Obama, con cui si chiede di annullare le sanzioni ai funzionari governativi, e di non intervenire militarmente nel Paese. Secondo, infatti, la retorica - o magari le informazioni - del Governo di Nicolás Maduro, la Superpotenza statunitense starebbe solo cercando il pretesto per appropriarsi delle riserve petrolifere dell'Orinoco.

Che la Cina salvi il Venezuela

Le contromisure di Caracas non risparmiano il fronte finanziario e geopolitico: fonti di stampa riportano che l'Esecutivo chavista starebbe negoziando con la Cina un prestito pari a dieci miliardi di dollari, per far fronte al crollo del prezzo del petrolio, e più in generale alla grave crisi economica. Non si dimentichi che da giugno, l'oro nero - che rappresenta ben il novantacinque per cento dell'export del Paese caraibico - ha perduto addirittura il sessanta per cento del proprio valore.

Caracas teme l'embargo

La controffensiva dei sudamericani ha seguito anche la via delle istituzioni multilaterali: solo pochi giorni fa, la titolare degli Esteri, Delcy Rodríguez, ha dichiarato innanzi all'Organizzazione degli Stati americani (Osa) che l'applicazione delle sanzioni potrebbe sfociare in interventi militari e aggressioni. Come ad esempio un blocco economico-finanziario. E ha chiarito che il suo Paese non può rappresentare una minaccia per un Impero, che ha ammesso di «possedere l'esercito più potente».