Americanos43

25 Marzo Mar 2015 2007 25 marzo 2015

Video virale, la strana repressione a Cuba

  • ...

Cuba continua a essere crocevia del mondo: il buon Raúl Castro - nell'arco di poche ore - ha incontrato sia il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, sia la nostra Federica Mogherini, per l'Unione europea. In questo clima, presentiamo anche al pubblico italiano un video ormai virale, filmato dalla radiotelevisione di stato finlandese Yle (Finnish broadcasting company). In buona sostanza, la Rai del Paese finnico.

Il documento risale al 3 febbraio, è stato pubblicato l'11 marzo, e si riferisce a una manifestazione pubblica tenutasi all'Avana, e programmata dall'Unión patriótica de Cuba (Unpacu), organizzazione di dissidenti. Gli aficionado dell'Isola riconosceranno l'ubicazione: l'incrocio tra i viali, San Rafael e Galiano (noto anche come Avenida de Italia).

Siamo insomma in Centro Habana, tra il colorito barrio Colón e San Leopoldo: una zona che può essere frequentata da ogni anonimo turista, in trasferta sulla Maggiore delle Antille. Andiamo con ordine. Le tele giornaliste Jaana Kanninen e Jessica Stolzmann - quest'ultima di nazionalità svedese - sbarcano sull'Isola per un reportage televisivo su vari Paesi dell'Area. Ottengono l'accredito presso il locale Ministero degli Esteri, assumono il cineoperatore Oscar Romero, e riferiscono che solo per caso s'imbattono nella protesta dell'Unpacu. Ora qualche maligno penserà che le due reporter siano entrate in contatto con l'organizzazione, e tutti insieme appassionatamente abbiano programmato le riprese, a uso e consumo del pubblico finnico.

Un dubbio legittimo: come sanno bene i frequentatori del Paese, non è per nulla probabile imbattersi - è questo il verbo usato dalle giornaliste - in dimostrazioni dell'opposizione anticastrista, tanto più quando si è tutti operativi, con tanto di teleoperatore al seguito. A questo punto i lettori osserveranno bene il video, ove le attiviste Sonia de la Caridad González Mejías e Melkis Faure Hechavarría - le uniche due manifestanti - scandiscono slogan contro il regime: http://www.diariolasamericas.com/4847_cuba/3017702_video-imagenes-ineditas-protesta-cuba-fueron-detenidas-periodistas-extranjeras.html . Inizialmente sono circondate da curiosi.

Molti filmano con gli smartphone, e alcuni sembrano interessati alla vicenda, tanto che le due sono accompagnate un passo dopo l'altro, anche quando svoltano a destra lungo calle Galiano, direzione Malecón. E qui spuntano tre uomini dell'apparato rigorosamente de paisano, in borghese. C'era - un classico - anche il sergente García, il goffo panzone che minaccia di menar le mani ma sta bene attento a farlo. Giunge quindi il furgoncino della Polizia, e qualche magro agente in divisa in funzione di paciere; e infine le scandinave sono condotte in caserma. Ove, dopo un primo trattamento molto rigido, ricevono le scuse delle autorità. Nel frattempo rese edotte del permesso del Ministerio de Relaciones exteriores (Minrex), e della testata per cui operavano.

E nel video l'audio è infine coperto dalle grida «Fidel Fidel», tanto per chiarire qual è il blocco sociale che comanda. Il video fa capire chiaramente le regole della repressione in loco: si fa il possibile per evitare la violenza, tanto più quella degli uomini in divisa. E non tanto perché folgorati dall'etica buddista, quanto perché esercitare la violenza, significherebbe legittimare la controparte. Le minacce - quelle sì - sono invece affidate a uomini in borghese, perché sia a tutti chiaro, che è il popolo stesso a rifiutare quelle manifestazioni.