Americanos43

1 Luglio Lug 2015 1953 01 luglio 2015

Caso Pescia, le promesse mancate del Consolato

  • ...

Questa nuova serie delle interviste cult del blog Americanos43, appartenente al portale "Lettera43", esordisce con Bruno Pescia, il presidente dell'Associazione ONLUS Andrea Pescia - Per i bimbi del Brasile ( www.associazioneandreapescia.org ). Un'istituzione che a Fortaleza - una delle maggiori città del Nordeste del Brasile, la capitale dello Stato del Ceará - gestisce una scuola elementare: la Escola filantropica Andrea Pescia, situata nella favela Garibaldi del quartiere Serrinha.

Il nostro intervistato è il padre di Andrea Pescia, il 31enne padovano ucciso nel febbraio 2006 a Fortaleza, con l'unica colpa di aver riconosciuto l'assassino, come responsabile di un furto ai suoi danni. Lasciava un figlio, André Júnior, che adesso vive in Italia, con la madre e i nonni.

Dalla triste storia è stato tratto il libro "Urla nel silenzio - Il caso Pescia" e il film "Urla nel silenzio" (www.urlanelsilenzio.it ). Una vicenda che fa luce su molti aspetti: il pessimo comportamento delle Autorità consolari italiane - soprattutto il Vice Consolato onorario d'Italia a Fortaleza - e la deriva del sistema giudiziario brasiliano. L'omicidaPaulo Henrique "Erê" Soares Pereira - arrestato solo in seguito all'intervento in prima persona del Pescia- è latitante dall'aprile 2013, non essendo rientrato in carcere dopo un permesso per lavoro. E sinora non ha avuto effetti la taglia di diecimila real, apposta dal nostro connazionale per la sua cattura. Segue la prima parte dell'intervista.

Ci può parlare del vostro lavoro con l'Escola Andrea Pescia, che opera nella favela Garibaldi del quartiere Serrinha di Fortaleza? Quanti alunni state seguendo in questo momento?

«L'Escola grazie al cielo va bene, ed ha superato i duecento alunni, tutti bambini della locale favela. Tuttavia se non riceviamo aiuto dalle Istituzioni brasiliane, sarà durissima.Noi proseguiamo la nostra mission tra mille difficoltà, per una Fortaleza migliore: se i bimbi sono seguiti e amati fin da subito, potremo avere una gioventù più sana e forte, ed evitare che un ragazzo italiano di trentuno anni sia ucciso per nulla».

Siete soddisfatti degli aiuti che ricevete qui in Italia? Come giudica il sostegno della società civile, e l'appoggio delle Istituzioni? E le Autorità verde-oro, a cominciare da quelle dello Stato del Ceará, sono vicine al progetto?

«Direi che gli italiani, nonostante la crisi, rispondono discretamente, anche se la Farnesina non l'ho mai sentita. Mentre il Vice Consolato onorario d'Italia a Fortaleza ci ha preso letteralmente in giro per mesi: una vergogna che è continuata per molto tempo.Ci avevano promesso aiuti nel 2014, che per sette mesi sono arrivati. Sono però saltati sia il progetto riguardante le madri, sia l'attività finalizzata al riconoscimento ufficiale della nostra ONLUS, da parte delle Istituzioni del Ceará.Quest'anno ci hanno promesso aiuti, ma per mesi non si sono mai fatti trovare; nonostante una telefonata di rassicurazione, a inizio maggio, da parte di Cesare Villone, il responsabile Tutela sociale del Vice Consolato. Che in quei giorni era in Italia.Luglio si avvicinava - il mese in cui in Brasile le scuole chiudono - e loro non si facevano mai trovare».

E di fronte a quest'interzia, come avete reagito?

«Abbiamo rinunciato al loro aiuto. Ho spedito un'e-mail, per far notare che non sono stati mantenuti due punti veramente importanti:il progetto Capacitação solidária, che doveva coinvolgere una cinquantina di mamme della favela Garibaldi, non è stato attuato; mentreil punto del riconoscimento ufficiale della nostra Escola nel territorio, non è statonemmeno accennato.Abbiamo cioè vissuto una situazione negativa, che si è aggiunta alla presa in giro della risposta alla nostra e-mail... sono passati troppi mesi dalla nostra richiesta del 15 gennaio 2014 a Recife.Insomma abbiamo assistito a una situazione di totale abbandono da parte delle Istituzioni italiane.E così ho denunciato pubblicamente un comportamento vergognoso da parte delle Istituzioni tutte - sia brasiliane sia italiane - e la mancata tutela nei confronti di un'ONLUS, che opera a Fortaleza gestendo una scuola. La quale, oltre a ospitare più di duecento bimbi di una favela, dà lavoro a dieci persone del luogo. Tornando al Vice Consolato, mi è parso di intravedere quel menefreghismo tipicamente italiano; quello che ben conoscono molti nostri connazionali, quando si trovano in difficoltà all'estero».

Intanto l'assassino Paulo Henrique "Erê" Soares Pereira continua a essere uccel di bosco...

«Voglio ricordare che a suo tempo nessuno ci avvisò della fuga del pluriomicida: ed io ero a Fortaleza, ignaro di tutto, con il mio nipotino.Nessuno fece emettere un nuovo mandato di cattura. Dovette farlo il nostro legale nella Capitale cearense. Pensavo che in un Paese civile questo fosse un atto automatico, invece ero in errore. "Vede, signor Pescia, ci sono oltre cinquantamila latitanti, solo in Ceará, è un problema grave", mi dissero al Vice Consolato; ma allora che sia comunicato chiaramente e pubblicizzato, così la gente non verrà in Brasile a farsi rapinare e ammazzare».

E in seguito alla vostra polemica rinunzia agli aiuti e appoggi delle Istituzioni italiane, come ha reagito il Vice Consolato?

«La mia e-mail, abbastanza dura, ha avuto almeno l'esito di una rapida risposta, e pazienza se i funzionari consolari si sono sentiti ingiustamente attaccati.Una promessa è un debito, se fatta da un Consolato; e tanto più, se rivolta a un'ONLUS e alla sua Scuola.Hanno detto che si stanno organizzando, per cui tutto è ancora nell'incertezza.Alla fine hanno risposto - almeno quello - comunque permangono ritardi lunghissimi e mancate promesse.Tra queste, quella importante - e per noi fondamentale - di entrare formalmente tra le ONLUS del territorio, come riconoscimento evidente della funzione sociale dell'Escola Andrea Pescia: oltre duecento bimbi di favela, e oltre una decina di dipendenti esclusivamente locali; per cui​, se non ne abbiamo diritto noi, chi dovrebbe avercelo? Accidenti! Oltre a questo, diamo il nostro contributo a costo zero, e solo grazie agli italiani, che non sono certo risparmiati dalla crisi. Nessuno paga la retta - ci mancherebbe - e i bimbi sono seguiti nell'igiene personale, fanno due pasti abbondanti, tre colazioni, hanno giochi a volontà, prodotti didattici, libri. E hanno delle insegnanti certificate, e delle ottime ausiliarie, oltre a cuoche e servizio di sicurezza».