Americanos43

24 Agosto Ago 2015 1920 24 agosto 2015

Brasile in crisi? Gli aficionado rilanciano

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Mentre il Brasile vive una crisi politica ed economica molto grave - col prodotto interno lordo (PIL) e la valuta nazionale in caduta libera - abbiamo chiesto a Pietro Scaramuzzo - anima del portale "Na boca do povo" ( http://www.nabocadopovo.it/ ) - di fare un po' il punto della situazione. Se oltreoceano, l'economia nazionale del 2015 è stimata in calo del due per cento - il real sta sprofondando oltre i minimi di sempre nei confronti del dollaro e di un euro, quotato a 4,16 - Scaramuzzo, dall'Italia, punta il dito contro l'assenza di ogni supporto da parte d'istituzioni e soggetti privati.

Così, se nella terrinha le richieste di piazza d'impeachment contro la presidente Dilma Rousseff sviliscono il principio della stabilità politica - una conquista dell'ultimo ventennio - il direttore di "Na boca do povo" lamenta che in Italia «la cultura sia un optional di cui poter fare a meno».

E mentre la stessa classe imprenditoriale verde-oro spera che le inchieste anticorruzione non travolgano il capo dello stato - o il suo mentore Luiz Inácio Lula da Silva (comunque privo dell'antica aura di sacralità) - portando inevitabilmente al caos, anche "Na boca do povo" passa all'offensiva. Il prossimo 26 agosto, infatti, sarà lanciato un crowdfunding per sostenere il portale, e rafforzar la voce del «Brasile che parla italiano».

Può sintetizzarci il suo impegno alla guida di "Na boca do povo", il portale online che gestisce da anni? Quale pensa che possa essere il suo contributo, ai fini della diffusione della cultura brasiliana - e non parliamo solo di quella musicale - in Italia?

«"Nabocadopovo" è una finestra sempre aperta sulla cultura brasiliana: quella del samba, del Carnevale ma anche quella, meno nota, della cucina, delle tradizioni, dei boteco. Il portale offre uno sguardo genuino e appassionato su tutto quello che la Nazione offre, senza preconcetti e, sopratutto, aldilà degli stereotipi. "Nabocadopovo" è il Brasile che parla italiano».

Come giudica l'attuale fase politica che sta vivendo il Brasile? Che cosa resta di quell'entusiasmo forse ingenuo, che caratterizzò gli anni del Governo Lula, quando milioni di favelado furono in qualche modo inclusi nella classe media? Pensa che la presidente Rousseff meriti l'impeachment?

«Mi è difficile parlare della politica locale, trovo la situazione certamente complessa. In ogni caso, mi pare si stia attuando una sterile caccia alle streghe. Sembra quasi che Dilma Rousseff sia la causa di tutti i mali, il primo presidente corrotto. Sappiamo bene invece che i problemi di corruzione, in Brasile, hanno radici molto più profonde. La cattiva gestione del Paese non dipende solo dal capo dello stato».

Nelle ultime settimane, un doloroso fatto di cronaca - la morte in un incidente stradale del cantante sertanejo Cristiano Araújo - ha provocato in Brasile un curioso dibattito. Si è parlato di un abisso culturale che divide il Paese: innanzi al lutto di masse adoranti di fan, c'erano, infatti, tanti che neppure conoscevano il nome del giovane artista. Qual è la sua posizione al riguardo?

«Francamente non conoscevo Cristiano Araújo, ma ho seguito con molta attenzione il dibattito sulla sua morte. Credo comunque che la copertura mediatica data all’incidente del povero Cristiano si sia basata più su un sentimento di voyeurismo - direi di speculazione del dolore altrui - piuttosto che sulla fama effettiva, di cui godeva l’artista sertanejo. I media nazionali hanno preso spunto da un evento così drammatico, solo per fare audience. Deplorevole. Abisso culturale? Sì, in Brasile esiste. Buona parte dei cittadini non ha mai letto Jorge Amado, altri non sanno se Pixinguinha era bianco o nero».

Il progetto punta anche a uscire dal mondo del web, nonostante le ovvie difficoltà a organizzare incontri dal vivo? Immaginiamo che, per realizzare queste iniziative, ci voglia anche il sostegno di altri enti. Ebbene, riscontra interesse - a questo riguardo - da parte dei cosiddetti poteri forti, siano essi pubblici o privati, italiani o brasiliani?

«L’intenzione di "Nabocadopovo" è portare la cultura brasiliana in Italia, sia attraverso il virtuale sia attraverso il reale. Organizzare eventi è un sogno che ho da qualche tempo, ma è un’impresa veramente ardua. Il sostegno dei citati poteri forti è assolutamente assente. Le istituzioni latitano, i privati non investono in cultura. Insomma, sembra che la cultura sia un optional di cui poter fare a meno. Bisognerebbe tornare a pensare a essa, come carburante sociale ed economico. Solo a quel punto, avremo buone chance per passare dal virtuale al reale».


Che cosa può dirci della nuova rubrica, Culinária musical? Pensate che insieme alla musica, anche la gastronomia possa essere un mezzo per conoscere la cultura del popolo brasiliano?

«Cucina e musica, in Brasile, sono un binomio indissolubile. Non si può pensare a una feijoada, senza immaginare un buon samba. La rubrica Culinária musical, in collaborazione col portale "Sabor Brasil", nasce proprio da quest'unione tra cibo e musica, che, credo, siano il modo migliore per conoscere un Paese. La conoscenza del Brasile non può prescindere né dalla musica, né dalla culinaria. Chi conosce solo le spiagge, non sa niente di questa realtà».