Americanos43

31 Agosto Ago 2015 2035 31 agosto 2015

Argentina, guida alle Presidenziali - I parte

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Il prossimo 25 ottobre - dopo l'anteprima rappresentata dalle Primarie istituzionalizzate del 9 agosto - si vedrà se l'Argentina "cambia verso". Se dopo oltre dodici anni di kirchnerismo - di fattore "K" come dicono gli addetti ai lavori - succederanno a Cristina Fernández de Kirchner gli avversari politici del centrodestra, oppure il rappresentante dell'eterno Partito peronista (il Partido justicialista - Pj). Vedremo se a decidere magari sarà il ballottaggio del 22 novembre; che può essere evitato se un candidato ottiene il quarantacinque per cento dei voti validi, oppure raggiunge anche il quaranta, ma con oltre dieci punti di vantaggio sullo sfidante principale.

Un appuntamento molto importante, per un Paese sconvolto da una seria crisi economica; che ha portato non solo a una grave spirale inflazionistica, ma anche a fenomeni di anarchia finanziaria, come il cambio di valuta in nero. Per approfondire i particolari di questo evento politico, ci siamo messi in contatto con Davide Barile, tra i maggiori esperti in Italia in fatto di politica argentina.

Dottorando in Filosofia presso la Ruhr - Universität di Bochum in seguito alla Laurea in Relazioni internazionali, ha, infatti, lavorato a lungo nel Paese sudamericano. Il giovane ricercatore in passato ha anche collaborato per il quotidiano online "L'Indro", oltreché - in qualità di coordinatore dell'area America latina - per il portale "Cronache internazionali".

Come giudica il candidato del kirchnerismo, il progressista e peronista Daniel Scioli, che rappresenta l'alleanza Frente para la victoria? Lo crede in grado di mantenere il vantaggio che i sondaggi gli assicurerebbero?

«Daniel Scioli rappresenta un’incognita. Non tanto per la sua carriera politica: è già governatore della Provincia di Buenos Aires, ed è stato addirittura vicepresidente, durante il mandato di Néstor Kirchner. E poi fra il 2010 e il 2014 ha guidato il Partito giustizialista. A lasciarmi perplesso è piuttosto la parabola del kirchnerismo, il modo in cui questi dodici anni “K” si ripercuoteranno su di lui. Specialmente dopo l’ultimo mandato di Cristina Fernández de Kirchner, nel corso del quale altri possibili candidati kirchneristi sono stati bruciati da scandali: uno fra tutti, l’attuale vicepresidente Amado Boudou. Non dimentichiamo che - seppur Cristina dovesse abbandonare la scena - altri elementi organici alla galassia “K” potrebbero rimanere nell’Esecutivo: dalla cognata Alicia Kirchner, ministro dello Sviluppo sociale, ad Axel Kicillof, titolare di un dicastero chiave come quello dell’Economia. Insomma, per giudicare Scioli, bisognerebbe valutare gli ultimi dodici anni di storia argentina, ed è compito arduo».

E a parte il giudizio storico e politico, crede che riesca a esercitare una sufficiente attrattiva sull'elettorato? Anche alla luce dei risultati delle Primarie, le cosiddette Elecciones primarias, abiertas, simultáneas y obligatorias (Paso)...

«Sicuramente, col trentotto per cento delle Elezioni primarie, gli argentini sembrano dare un parere altrettanto incerto. Ricordiamo, infatti, che Cristina ottenne il cinquanta, alle Primarie del 2011».

Può fornirci un giudizio sul centrodestra argentino, capitanato da Mauricio Macri, leader dell'alleanza Cambiemos? Pensa che queste forze politiche sapranno cavalcare quei trambusti che hanno ostacolato il secondo mandato di Cristina Fernández de Kirchner?

«Per Macri si potrebbe fare, in buona sostanza, il negativo, rispetto a quanto ho appena detto su Scioli. Come noto, su quest'ultimo pesa la parabola dei Kirchner, la quale a sua volta s'inseriva nella storia del peronismo, con tanto d'iconografia. A questo proposito, vanno ricordati i paralleli fra le due celebri coppie del Novecento argentino: da un lato, Néstor e Cristina, e dall'altro Juan Domingo Perón ed Evita Perón. E poi lo stesso Néstor era dipinto come l’"Eternauta", il personaggio del celebre fumettista Héctor Oesterheld. Ebbene, con Macri si cambia registro: costui, benché non venga certo da umili origini, si pone come l’industriale forte del proprio successo personale».

In definitiva, le tradizionali forze politiche conservatrici saranno capaci di condizionare il voto?

«Non credo che il suo successo possa essere influenzato dal centrodestra argentino, che è tanto eterogeneo quanto il Partito giustizialista di Scioli. Per fare un esempio, tra gli alleati di Macri c’è l’Unión cívica radical: una formazione di tradizione progressista, che sta tentando di rialzarsi dopo la profonda crisi, seguita al default del 2001. Mi atterrei quindi al fatto che, per i sondaggi, Macri è all'incirca fisso al trenta per cento, e che parte di questa percentuale è legata al declino del kirchnerismo: gran parte della sua carriera, in effetti, è caratterizzata essenzialmente dall’opposizione ai “K”. Tuttavia non dimentichiamo che anche lui ha avuto i suoi guai giudiziari. A cominciare da un caso di spionaggio nel quale è ancora coinvolto, e che, peraltro, è in qualche modo legato al famoso attentato del 1994: cioè quello su cui Alberto Nisman stava indagando, e che rappresenta quindi il più recente scandalo per il Governo».

E un commento sul cosiddetto terzo incomodo, il peronista conservatore Sergio Massa? Può aspirare al ballottaggio di novembre?

«Il percorso elettorale di Sergio Massa è un altro riflesso della crisi del kirchnerismo: già capo di gabinetto per Cristina, e deputato giustizialista, nel 2009 è uscito dal Governo sbattendo la porta. Tuttavia, nonostante le accuse di tradimento, alle Elezioni legislative del 2013 è riuscito a ottenere un bel successo, all'interno della Provincia di Buenos Aires: è, infatti, riuscito a far prevalere il suo Frente renovador, sul governativo Frente para la victoria».