Americanos43

3 Settembre Set 2015 1911 03 settembre 2015

Argentina, guida alle Presidenziali - II parte

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Si avvicina la data del 25 ottobre, quando in Argentina si celebreranno le Elezioni presidenziali, per la scelta del successore di Cristina Fernández de Kirchner. Un appuntamento molto importante per valutare sino a che punto - in una fase di crisi per le economie emergenti del mondo intero - i Governi progressisti e integrazionisti latinoamericani sono in grado di conservare il loro consenso presso la società civile.

E per conoscere i retroscena di questo evento - decisivo anche per la sopravvivenza del cosiddetto kirchnerismo - abbiamo sentito il parere di Davide Barile, tra i maggiori esperti in Italia in fatto di politica argentina. Dottorando in Filosofia presso la Ruhr - Universität di Bochum in seguito alla Laurea in Relazioni internazionali, ha, infatti, lavorato a lungo nel Paese sudamericano.

Il giovane ricercatore in passato ha anche collaborato per il quotidiano online "L'Indro", oltreché - in qualità di coordinatore dell'area America latina - per il portale "Cronache internazionali". Segue quindi la seconda parte della nostra intervista cult.

In definitiva, crede che quell'onda lunga di consenso, la quale nei mesi scorsi aveva beneficiato il "dissidente" Sergio Massa, si sia ormai esaurita?

«Mi sembra in calo, e salvo imprevisti non credo possa essere tra i protagonisti del possibile ballottaggio: i sondaggi dicono, infatti, che Massa - sin dall’inizio del 2015 - non è più tra i due principali contendenti. E il voto delle Primarie l'ha dimostrato, attribuendo alla sua piattaforma il venti per cento, cioè ben dieci punti di meno di Macri».

Come giudica le primarie istituzionalizzate - aperte, simultanee e obbligatorie, dicono gli argentini - celebratesi il 9 agosto? Esse potrebbero rappresentare un esempio anche per l'Italia?

«Fermo restando che le Primarie non riguardano unicamente l’elezione presidenziale, negli anni in cui si vota per la Casa rosada mi sembrano un modo interessante per dare a vincitori e piattaforme una valutazione preventiva ufficiale. Senza il ricorso cioè alla volatilità dei sondaggi. Nell’agosto 2011 il Frente amplio progresista di Hermes Binner giunse quarto col dieci per cento, per poi raggiungere il secondo posto - col sedici per cento dei suffragi - alle Elezioni generali di ottobre. La stessa Cristina Fernández de Kirchner aumentò il proprio margine di vantaggio, nella misura di un milione di consensi. Quest’anno sarà ancor più interessante osservare gli esiti del voto: se nelle Primarie 2011 il Frente para la victoria superava il cinquanta per cento - con quasi trenta punti di vantaggio sulla seconda coalizione - ebbene quest’anno è solo al trentotto, con appena otto punti su Cambiemos di Macri. Immagino che saranno mesi movimentati».

E per quel che riguarda il Belpaese? Non pensa che questo modello potrebbe riportare ordine, nel caotico teatrino della politica nazionale?

«Per quanto riguarda l’Italia, non credo che le Primarie argentine possano rappresentare un esempio. I partiti argentini sono molto differenti da quelli italiani. Come ho detto, in una piattaforma tendenzialmente conservatrice come Cambiemos, si trova un partito di tradizione progressista come l’Unión cívica radical. Allo stesso modo, il peronismo è storicamente attraversato da tendenze totalmente opposte, come d’altronde mostra la comune origine di Scioli e Massa. Certo, a livello teorico sarebbe comunque divertente... sopratutto per testare per la tenuta ideologica di molte formazioni nostrane».

In sintesi: quali saranno - se ci saranno - le conseguenze sul voto dei recenti eventi di ripercussione mondiale? Parlo della misteriosa morte di Alberto Nisman, e del default del luglio 2014?

«Credo che quegli eventi influenzeranno scarsamente il voto, a meno di clamorosi aggiornamenti a poca distanza dal 25 ottobre. Il caso Nisman ha sollevato parecchio clamore, ma non vi è prova che il Governo sia implicato: al momento, quindi, rientra al massimo nel più ampio cahier de doléances che gli argentini sentono di poter presentare all'Amministrazione Kirchner».

In campagna elettorale si sarà quindi parlato pochissimo, immagino, anche del curioso default dello scorso anno, e della sentenza del giudice Thomas Griesa...

«Sì, circa il default del 2014 vale lo stesso discorso, giacché l’economia nazionale soffre di una serie di problemi, ben più seri e profondi. Penso ad esempio a un’inflazione alle stelle, tale da aver portato a un sistema di cambio parallelo e illegale; una conseguenza, per il vero, anche dell'inefficienza dell’Indec - ossia l'Instituto nacional de estadística y censos de la República argentina - e delle sue statistiche a lungo prive di attendibilità. Paradossalmente, anzi, il default potrebbe aver pure ricompattato parte del consenso per l'Esecutivo: la situazione si è incuneata sulla decisione del giudice statunitense, contro la quale la Casa rosada poteva fare ben poco. In generale, nonostante la portata di tali eventi, credo quindi che le Elezioni non ne saranno influenzate in maniera rilevante».