Americanos43

11 Settembre Set 2015 2103 11 settembre 2015

Che cosa succede in Guatemala

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Il Guatemala vive settimane intense, che decideranno il suo futuro per i prossimi anni. Andiamo con ordine, iniziando a descrivere la sfida elettorale dello scorso 6 settembre, quando si è svolto il primo turno delle Presidenziali. Il risultato non è stato ufficializzato dal Tribunale supremo elettorale, giacché alcuni seggi non sarebbero stati ancora scrutinati. E tuttavia gli sconfitti - a cominciare dal magnate di centrodestra Manuel Baldizón, detto «El Berlusconi de Petén» - gridano ai brogli; e fanno notare che se non vi fossero state macchinazioni illecite, i risultati definitivi sarebbero già stati proclamati. In verità la cautela della magistratura elettorale è piuttosto la conseguenza dell'esiguità di voti che separano il citato Baldizón da Sandra Torres, sinora accreditata della seconda piazza.

Se, infatti, i dati odierni fossero confermati, al ballottaggio del 25 ottobre dovrebbero accedere e il noto comico Jimmy Morales - della formazione nazionalista Frente de convergencia nacional (Fcn - Nación) - e la citata ex first lady, Torres. Forti rispettivamente del 23,8 e del 19,7 per cento dei consensi. Morales guida una forza politica originariamente di destra, nata dall'iniziativa di un gruppo di militari, che si dicevano esasperati dalle aggressioni dei familiari dei desaparecidos, durante la Guerra civile. E tuttavia il candidato - che gli italiani paragoneranno a Beppe Grillo - ha saputo condurre, con successo, una sterzata centrista. Torres, rappresentante della socialdemocratica Unidad nacional de la esperanza (Une), è invece la moglie dell'ex presidente della Repubblica, Álvaro Colom, che ha già guidato il Paese tra il gennaio 2008, e lo stesso mese del 2012.

In realtà i movimenti popolari - che con costanti mega manifestazioni di piazza hanno dato un contributo decisivo alle dimissioni (e conseguente arresto) dell'ex capo dello stato, Otto Pérez Molina - non hanno espresso il loro appoggio per nessuno tra i candidati. Si sono limitati a criticare in blocco l'attuale classe politica, accusandola di esser complice di un sistema corrotto sino al midollo. Ebbene, ogni ora che passa, le chance di Baldizón e della sua formazione Libertad democrática renovada (Lider) diminuiscono: è a un passo dalla Torres, ma non supera quota 19,6 per cento. Nel corso dell'ultima legislatura, questi aveva, di fatto, rappresentato l'unica opposizione al Partido patriota (Pp), la formazione ultraconservatrice del disarcionato Pérez Molina.

Tuttavia i casi di corruzione che hanno coinvolto il suo partito, non gli hanno permesso di approfittare del mega scandalo noto come «La Línea», che ha travolto l'Esecutivo in carica, a pochi mesi dalla fine del mandato. In sostanza, si accusa la combriccola rimossa dal potere di aver preteso tangenti milionarie dalle aziende, per evitare loro le imposte doganali sulle merci.

L'ex vice di Perez Molina, cioè il notabile buono per tutte le stagioni, Alejandro Maldonado Aguirre, governerà sino al 14 gennaio, quando entrerà in carica la nuova Amministrazione. E se Perez Molina - il «generale in pensione dei terribili kaibiles (i corpi d’elite guatemaltechi, oggi spesso sicari o narco), già colpevole di crimini contro l’umanità e massacri di comunità indigene durante il genocidio», secondo l'onnicomprensiva definizione di Gennaro Carotenuto, docente di Storia contemporanea presso l'Università di Macerata - ha interrotto la sua parabola politica, resta da vedere quale sarà la svolta pretesa dai guatemaltechi.