Americanos43

9 Dicembre Dic 2015 1528 09 dicembre 2015

I nuovi migranti, secondo "Italiansinfuga"

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E' nostra ambizione produrre una serie di articoli dedicati alla nuova emigrazione italiana, la quale, come noto, coinvolge i 'cervelli', ma non solo, riguarda i giovani, ma non solo. Sempre, va da sé, conservando come stella polare i Paesi latinoamericani - il nostro oggetto di approfondimento - anch'essi meta del fenomeno migratorio.

Per iniziare, abbiamo quindi scelto un personaggio ormai mitico della Rete: quell'Aldo Mencaraglia che da Melbourne in Australia gestisce - per lavoro e non per cazzeggio - il portale cult 'Italiansinfuga' ( http://www.italiansinfuga.com/ ), e che è stato già fatto oggetto di reportage da parte di quotidiani nazionali e della stessa Rai Italia.

Il suo è uno spazio telematico, ove non solo si raccontano le storie (non solo di successo) di chi emigra dal Belpaese; sopratutto vi si dispensano i consigli più vari per cambiar vita trasferendosi all'estero, si affrontano i dubbi di chi aspira a lavorare, investire - o semplicemente vivere - lontano dall'Italia. Mencaraglia ci ricorda - come può leggersi più sotto - di fare grande attenzione alla questione burocratica e dei visti. Un caveat che è quanto mai di attualità adesso, almeno per gli aficionado del Brasile. Ove proprio in questi giorni è cambiata la legge per l'ottenimento del visto per investimento, da parte degli stranieri. Ora sono necessari ben 500mila real, e non più 150mila come prima: insomma una bella stretta.

O meglio, una nuova bella doccia fredda, per i nostri tanti connazionali che sognavano la fuga nel País tropical; e «verso un futuro migliore», come recita il sottotitolo di 'Italiansinfuga'.

Il fenomeno della nuova emigrazione degli italiani non risparmia l'Area latinoamericana, nonostante la congiuntura economica poco favorevole. E gli utenti del suo portale, quale Paese della Regione pongono in cima alle loro preferenze?

«Direi che in pole position - rispetto alle altre Nazioni sudamericane - si piazza il Brasile. Soprattutto per le dimensioni geografiche ed economiche. Anche il fascino del clima, delle spiagge e della cultura, fa la sua parte. Tuttavia recentemente il Cile sta riscuotendo un discreto interesse. Discorso diverso per l'Argentina, le cui difficoltà economiche la rendono meno appetibile ai nuovi emigranti. Direi infine che anche la presenza di una grande comunità italiana - frutto dell'antica emigrazione - può essere di aiuto».

Una parte dei nuovi migranti avrà l’obiettivo di conquistarsi un posto di lavoro, un salario più elevato, o il più delle volte di investire. In questi casi, quali sono le maggiori difficoltà che incontrano i connazionali che fanno rotta sull'America latina?

«In genere i Paesi dell'America latina non hanno problemi a trovare manodopera non qualificata. Cercano invece, come tantissime nazioni al mondo, professionisti e artigiani qualificati. È rischioso cercare di migliorare la propria vita, in un paese ove molti sono disposti a guadagnare pochissimo. E ciò vale ancor di più, quando la congiuntura economica è sfavorevole: proprio quello che accade - almeno in questi mesi - in Brasile e Argentina».

Vi sarà poi chi va solo in cerca - beato lui - di caldo, mare, allegria, e rapporti sociali più spontanei. In questo caso, quali sono le mete preferite?

«Diciamo che la gran parte delle Nazioni latinoamericane, è senz'altro capace di soddisfare questo tipo di clientela. E il Brasile, sotto quest'aspetto, è il Paese più gettonato. Proprio grazie alle affinità linguistiche e culturali, i nostri connazionali fanno poca fatica ad ambientarsi; almeno rispetto agli stranieri di altre nazionalità. Bisogna però fare attenzione alla cosiddetta 'immagine da cartolina', che mai corrisponde alla realtà della vita di tutti i giorni».

Dal suo osservatorio privilegiato, come giudica la capacità d'integrazione degli italiani? Immagino che anche nei Paesi latini possano affiorare atteggiamenti di diffidenza, se non di xenofobia...

«In genere ottima. Lo testimoniamo anche le precedenti generazioni d'italiani, che in Argentina e Brasile non solo sono riusciti a far crescere la propria comunità, ma hanno contribuito al successo della Nazione stessa. E se la prima generazione - come avviene anche altrove - dovesse andare incontro a qualche barlume di diffidenza e ostilità, le generazioni successive saranno sempre più integrate».

Cosa si sente di consigliare (Paese, settore d'investimento) a un aspirante piccolo imprenditore, che volesse cambiar vita, e puntare sul Subcontinente?

«Fare molta attenzione. Arrivare con tanti soldi dall'Europa, vuol dire essere un potenziale pasto per gli squali del posto. Inoltre prima di investire è doveroso fare moltissima ricerca di mercato... non meno di quanta se ne farebbe in Italia. E non si deve dar per scontato che i locali bramino il prodotto o servizio che si vuol vendere, solo perché vivono in una nazione economicamente meno sviluppata dell'Italia. Prima di tutto però vanno compresi a fondo gli aspetti legali - specie i requisiti per i visti - giacché spesso la burocrazia è ancor più complessa, rispetto al nostro Paese».