Americanos43

12 Dicembre Dic 2015 2002 12 dicembre 2015

Argentina, tra dolar blue e Macri - I parte

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Quali sono i maggiori problemi economici che dovrà affrontare Mauricio Macri, neopresidente dell'Argentina, insediatosi lo scorso 10 dicembre? Il panorama finanziario del Paese sudamericano è, infatti, attraversato da nubi plumbee, tra stagnazione, isolamento dai mercati internazionali, e un surreale regime di doppio cambio di valuta.

Un fenomeno quest'ultimo - basta cercare sul web il dolar blue - che almeno ha il merito di non rendere il soggiorno troppo caro, agli stranieri di Europa e Stati uniti. Giunti nella Nazione gaucha, le banconote in dollari ed euro si possono - o meglio si devono - cambiare al mercato nero. Ad esempio, nelle ore in cui scriviamo, con un euro, al cambio legale, otteniamo 10,7 peso argentini; mentre al mercato parallelo si supera quota 16,2.

Fate voi. Né si creda che cambiare questi denari comporti qualche rischio: l'attività è ampiamente tollerata - se non promossa - dalle Autorità, e ricevere bigliettoni falsi (o somme minori a quanto stabilitosi), è un inconveniente che colpisce solo i più sprovveduti. Anche perché l'operazione di cambio "illegale" - si notino le virgolette in funzione ironica - avviene in genere nel retro degli uffici legali dei cambisti. Non manca chi pubblicizza quest'attività: i cosiddetti arbolito, cioè la gioventù che sulla pubblica via (nella Capitale federale Buenos Aires, soprattutto in calle Florida), richiama la clientela al grido di «cambio, cambio, dolar, euro, cambio». E poi ci sono quei turisti che - per la gioia dei cambisti - pretendono da questi il cambio ufficiale letto su internet.

Provocandone crasse risate di derisione. La situazione appena descritta rende il Paese ispanoamericano, un'inevitabile meta di riciclaggi di denaro. Mentre, come accennato, le Autorità si limitano a qualche operazione di facciata ogni tanto: sequestri di valuta, ben pubblicizzati dai media compiacenti. E come non bastasse, si sussurra (ma non ne abbiamo personalmente le prove) che il denaro sequestrato sarebbe restituito - il giorno successivo - ai legittimi proprietari. Il fenomeno è frutto delle restrizioni all'accesso alla valuta forte - il cosiddetto cepo al dólar - che tuttavia il Potere pubblico non ha interesse a far rispettare quando si tratta di persone fisiche o comunque di somme contenute.

Ovviamente la facilità di accedere al cambio illegale incide - e non potrebbe essere altrimenti - su un'inflazione ormai alle stelle, che rappresenta forse la maggior sfida economica per il nuovo Esecutivo. Il Governo appena insediato ha proclamato di voler cambiare questo stato di cose, che sa un po' troppo di repubblica delle banane, ma - come vedremo - non si tratta di un'operazione semplice. Tralasceremo di approfondire i curriculum che vantano i neoministri dell'Amministrazione Macri, alcuni dei quali sono ferocemente attaccati da certi settori della sinistra. Ci limiteremo a elencare le future battaglie valutarie del Governo, e le ricette che questo mette in atto per affrontarle.

Rimandando a un successivo pezzo gli approfondimenti del caso - per non trasformare il post in un'articolessa - qui basta indicare quei cinque scogli, che il centrodestra dovrà superare, per non far rimpiangere il peronismo di sinistra. In primis, come detto, c'è l'inflazione, aggravata dalle (motivate) incertezze sui dati forniti dall'istituto statistico. Seguono la spesa pubblica fuori controllo, la scarsa crescita, le insufficienti riserve monetarie, e la grottesca storia del default del 2014.