Americanos43

16 Dicembre Dic 2015 2007 16 dicembre 2015

Argentina, tra dolar blue e Macri - II parte

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Elenchiamo oggi, schematizzando, le cinque sfide di tipo economico-finanziario, che si troverà di fronte il presidente dell'Argentina, Mauricio Macri. Tralasceremo l'attualità, che ci racconta del provvedimento con cui il Governo ha ridotto le imposte sull'export agricolo, dal 35 al 30 per cento. Ed ha eliminato la tassa agevolata del 15%, che gravava su specifici prodotti, come grano, mais, sorgo, girasole e manzo.

Inflazione alle stelle

La corsa dei prezzi, sempre più vorticosa dal 2007, rappresenta il più grave problema: non solo riguarda tutti i cittadini e i settori economici, ma colpisce soprattutto i meno abbienti. Alcuni studi autorevoli hanno calcolato che tra il 2003 e il 2015, i generi alimentari sono rincarati del mille per cento; ma si arriverebbe al duemila per prodotti tradizionali, come carne vaccina e yerba mate.

Secondo gli economisti antiperonisti, la causa del fenomeno va ricercata nell'eccesso - un vero record - di offerta di moneta; in buona sostanza, l'Esecutivo di Cristina Fernández de Kirchner ha stampato denaro in eccesso - per compensare l'esplosione della spesa - innescando la spirale inflazionistica.

Un intervento statale volto a moltiplicare del tremila per cento il salario minimo, per mantenerlo sopra l'indice inflazionario, e sostenere così i consumi. Secondo i peronisti, le cause del balzo dei prezzi andrebbero ricercate nella speculazione e nelle false statistiche. Comunque, gli stessi rilievi statistici ufficiali - pubblicati dall'Instituto nacional de estadísticas y censos (Indec) - sono stati criticati dal Fondo monetario internazionale (Fmi), per l'incapacità di cogliere le dimensioni del fenomeno.

Eccesso della spesa pubblica

L'Amministrazione di Néstor Kirchner, sino al 2007, aveva contenuto la spesa pubblica entro ragionevoli limiti, e addirittura si era registrato un surplus. Da quell'anno però questa spesa è cresciuta, per rimpinzare pensioni, stipendi pubblici, e sussidi sociali; insomma, è sforata nel deficit nel 2009, e la sua corsa non si è arrestata, per un incremento medio annuale del 39 per cento. Si è così cercato di compensare le uscite con una maggior pressione fiscale, che ha superato la quota del trenta per cento: un dato giudicato astronomico, in America latina. Macri ha promesso comunque di conservare i programmi sociali, che tuttavia dovranno essere ritirati, di pari passo con la crescita dell'occupazione.

Crescita in affanno

La crescita del prodotto interno lordo (PIL), sino al 2007, richiamava alla mente le tigri asiatiche. Poi il calo del prezzo delle materie prime, e il regime di cambio fisso (tra il dollaro e un peso argentino artificiosamente rivalutato rispetto al valore di mercato), hanno innescato una grave decelerazione economica. Macri propone di eliminare gli ostacoli all'accesso alla valuta pregiata, e l'operazione non potrà che tradursi nella svalutazione della moneta nazionale.

Scarse riserva di valuta pregiata

Le riserve monetarie nazionali sono state impiegate sia per il pagamento dei debiti contratti dai precedenti governi, sia per sostenere la spesa pubblica. E oggi, per dirla con Macri, «titoli ce ne sono molti, ma di denaro vero e proprio ce n'è poco».

Il default del 2014 e l'isolamento dal sistema finanziario internazionale

Circa il surreale default dell'inverno australe 2014 - causato dalla sentenza statunitense che ha dato soddisfazione ai fondos buitre (avvoltoi) - il capo dello stato ha promesso di risolvere il problema, senza però specificare come.