Americanos43

17 Gennaio Gen 2016 1937 17 gennaio 2016

Neomigranti, secondo "Voglio vivere così"

  • ...

Prosegue l'indagine di 'Lettera43' sul fenomeno della nuova emigrazione italiana. Questa volta - per schiarirci le idee - abbiamo sentito l'opinione di Alessandro Castagna, patron e ideatore del portale 'Voglio vivere così' ( http://www.voglioviverecosi.com/ ). «Il portale per chi sogna di cambiare vita ma non ha ancora deciso come, dove e quando», recita il 'sottotitolo' di questo sito, che rappresenta ormai un cult, per chi sta pensando di andare a vivere all'estero.

«Se almeno una volta nella vita avete desiderato lasciare tutto e cambiare vita», si legge nella presentazione del website, «questo sito vi può aiutare. Raccogliendo le testimonianze di chi lo ha fatto vi racconteremo gli aspetti positivi e quelli meno entusiasmanti di una decisione, spesso difficile da prendere, ma che può nascondere grandi opportunità».

Castagna adesso vive tra Verona e l'isola spagnola di Minorca, nell'arcipelago delle Baleari; è occupatissimo nel promuovere la guida online 'Minorca l'Isola della calma' - reperibile all'indirizzo web http://www.isoladiminorca.com/ - ma è stato comunque entusiasta di rispondere alle nostre domande, dedicate alle prospettive di trasferimento in America latina. Frattanto - prima di passare all'intervista - presentiamo la classifica della Banca mondiale, relativa alle «migliori» città latinoamericane ove investire. Al primo posto troviamo Santiago del Cile, grazie alla sua stabilità sia giuridica sia economica. La seguono San Paolo in Brasile, Città del Messico e Bogotà, la capitale della Colombia.

La Regione latinoamericana non ha più il vento in poppa, e per varie ragioni; che spaziano dal rallentamento dell'economia cinese, al calo del prezzo del petrolio, passando per la diminuzione dei prezzi delle commodity. E tuttavia, chi fosse deciso a investire, può ancora trovare la nicchia di mercato che può dare il successo. Non resta che lasciar spazio all'intervista annunciata.

Il fenomeno della nuova emigrazione degli italiani non risparmia l'Area latinoamericana, nonostante la congiuntura economica poco favorevole. E gli utenti del suo portale, quale Paese della Regione pongono in cima alle loro preferenze?

«Non è facile rispondere a questa domanda. Nel corso degli anni - ben nove, sin da quando è nato il portale 'Voglio vivere così' - ho notato andamenti oscillanti, in merito all'interesse per i Paesi dell'Area. C'è stata una prima fase all'insegna del Messico, quando la faceva da padrona Playa del Carmen: qui la comunità italiana aveva raggiunto le diecimila unità. Poi c'è stato un periodo, abbastanza lungo, in cui ha predominato il grande interesse per la Costa Rica: era considerato un Paese in grande ascesa, con una natura incontaminata, e buone prospettive per fare business. Subito dopo è emerso il Brasile, con i suoi strabilianti tassi di crescita, la vastità del suo territorio, e soprattutto l'eterogeneità e solarità degli abitanti. Ultimamente vedo crescere l'interesse per Panama - soprattutto da parte dei pensionati, che hanno buone agevolazioni - e per la Repubblica dominicana. Qui, tanti italiani stanno acquistando immobili. Insomma l'interesse per l'Area non manca: sono molteplici i motivi che spingono a sognare queste latitudini, come meta per un futuro migliore».

Una parte dei nuovi migranti avrà l’obiettivo di conquistarsi un posto di lavoro, un salario più elevato, o il più delle volte di investire. In questi casi, quali sono le maggiori difficoltà che incontrano i connazionali che fanno rotta sull'America latina?

«Farei in primis una distinzione tra quelli che cercano lavoro, e quelli che puntano a investire. I primi si devono scontrare - almeno nella maggioranza dei Paesi - con livelli salariali che sono molto bassi. Anche se, va segnalato, a volte anche il locale costo della vita non è per nulla elevato. Inoltre le figure richieste sono quelle ad alto tasso di specializzazione: nessuno - o quasi - si sognerebbe di assumere un manovale o un cameriere italiani, quando può attingere al mercato del lavoro locale. Il caso è diverso per chi ha una professionalità spendibile, e una buona conoscenza della lingua del posto. In questo caso le possibilità di essere assunti - e di poter accedere a un livello salariale più elevato - aumentano di molto. Per chi invece desidera fare impresa, i problemi cui si può andare incontro dipendono da vari fattori: non solo dal settore dell'investimento, ma soprattutto dal grado di conoscenza della lingua, delle leggi, degli usi e costumi, e delle dinamiche economiche di quello Stato. Direi che in realtà l'elemento fondamentale è l'informazione. Maggiori informazioni si hanno sul mercato locale e sulle sue regole, minori saranno i rischi d'insuccesso. Poi, certo, subentrano tanti altri fattori, ma andrebbero esaminati singolarmente».

Vi sarà poi chi va solo in cerca - beato lui - di caldo, mare, allegria, e rapporti sociali più spontanei. In questo caso, quali sono le mete preferite?

«Citerei tra tutte, la Repubblica dominicana».

Dal suo osservatorio privilegiato, come giudica la capacità d'integrazione degli italiani? Immagino che anche nei Paesi latini possano affiorare atteggiamenti di diffidenza, se non di xenofobia...

«Noi italiani abbiamo, ovunque andiamo, una grande capacità di integrarci. Siamo in generale benvoluti, rispettati e stimati. Poi ovviamente ci sono le eccezioni … e non vanno nascoste: connazionali che all'estero combinano dei gran pasticci - magari non in malafede - ci sono eccome. Purtroppo alla lunga questi comportamenti penalizzano la nostra immagine, e il giudizio su chi invece opera onestamente. Detto questo, è sorprendente il dato quantitativo degli italiani che hanno successo imprenditoriale in America latina. I campi ove primeggiano sono la ristorazione, e l'immobiliare. Ristoranti, pizzerie e gelaterie italiane sparse per il mondo, non solo danno lustro all'Italia, ma offrono prodotti di ottima qualità. Anche per tutto questo, siamo amati e benvoluti».

Cosa si sente di consigliare (Paese, settore d'investimento) a un aspirante piccolo imprenditore, che volesse cambiar vita, e puntare sul Subcontinente?

«Mi sentirei di dare due consigli molto pratici: innanzitutto, si deve partire informati, anzi informatissimi. Bisogna leggere, chiedere e osservare tutto ciò che aiuti ad avere un quadro generale del Paese: sarà tempo ben speso, necessario per creare un progetto di successo. Magari si ritardi di qualche mese l'avvio dell'attività, mollando gli ormeggi solo dopo aver raccolto il maggior numero di dati possibile. In secondo luogo, consiglio di passare sul posto molto tempo. Non basta innamorarsi di un luogo per la natura, la gente, il cibo. Quel posto va vissuto. E quindi, l'aspirante uomo d'affari deve organizzarsi per passarvi del tempo, per imparare la lingua del luogo, per dialogare con gli abitanti, gli italiani già insediati e le istituzioni. Insomma, una Nazione va vissuta, prima di decidersi al grande passo. E di questo non ci si pentirà».