Americanos43

24 Gennaio Gen 2016 1958 24 gennaio 2016

Forum Davos, l'Argentina si riallinea

  • ...

Il presidente dell'Argentina Mauricio Macri è stato di parola. Con la recente partecipazione al Forum economico mondiale, appena terminato a Davos, ha definitivamente riposizionato la politica estera del suo Paese. L'ha riallineata su posizioni filo-occidentali; o magari sulla stessa linea del controverso ex presidente Carlos Menem, come affermano i detrattori.

Nel corso del World economic forum (Wef), Macri - significativamente il primo leader gaucho dal 1983 a intervenire in inglese - ha ricevuto elogi; e non solo da parte dell'universo finanziario e industriale, ma anche da ampi settori del mondo liberal anglosassone. E a sancirne lo sdoganamento, ci ha pensato il capo della Redazione Economia del laburista «Guardian», Larry Elliot: «La direzione è quella giusta».

Frattanto le proteste - da parte delle sinistre argentine - sono sempre più forti. Soprattutto in seguito all'arresto di Milagro Sala - membro del Parlasur e storica attivista in seno all'Organización barrial Túpac Amaru - sia per inottemperanza a ordini governativi, sia per irregolare gestione dei fondi pubblici. Andiamo però con ordine, premettendo che il summit ha dimostrato lo scarso peso geopolitico della Nazione sudamericana, trascurata nei vari tavoli che affrontavano i dossier più delicati. Nel corso del Forum, Macri si è riunito con i primi ministri di Francia, Israele, Irlanda e Olanda. E tuttavia, a far discutere di più, sono stati i bilaterali col premier inglese David Cameron, e col vicepresidente degli Stati uniti, Joe Biden.

Dopo l'incontro con Cameron, il leader argentino ha dichiarato che d'ora in avanti vuole porre al primo posto il dialogo: «Voglio che dialoghiamo su tutti i temi ancora pendenti, comprese le Isole Malvine». Il colloquio col numero due della Casa bianca è stato ancor più proficuo, almeno in termini finanziari: Washington la cesserà con i veti - espressi in seno alla Banca mondiale, e non solo - che impedivano all'Argentina di ricevere prestiti da istituzioni internazionali. Altro capitolo affrontato, quello dei cosiddetti fondo buitre. Il capo dello stato ha dichiarato alla Comunità finanziaria internazionale, che vuole chiudere la questione quanto prima, «in modo ragionevole»: la Casa Rosada ha trasmesso le proprie preoccupazioni alla Casa Bianca, e confida in un concreto aiuto per risolvere la controversia.

E' apparsa inoltre chiara la volontà - da parte di Buenos Aires - di cercare nuove rotte commerciali, innanzi alla scarsa crescita dei Paesi emergenti. In cima alla lista appaiono gli Stati uniti, l'Unione europea, e la stessa l'Alleanza del Pacifico. Paiono lontani i tempi dei flirt con Russia e Iran, e soprattutto con Caracas. Già al vertice del Mercosur (Mercado común del sur) di dicembre, Macri aveva chiesto l'immediata liberazione dei prigionieri politici venezuelani; mentre è di queste ore la polemica col Governo di Nicolás Maduro, col ministro degli Esteri Delcy Rodríguez che accusa la Casa Rosada di violazione dei diritti umani, d'ingerenza negli affari interni del Venezuela, e quindi di adottare una doppia morale.

Del resto, come anticipato, anche la polemica interna è forte. Non crescono solo le proteste per l'arresto della parlamentare e attivista Sala: con le Madri de Plaza de Mayo e le Abuelas de Plaza de Mayo, lo scontro è ormai aperto, e le reciproche accuse sono quotidiane. Dopo la destituzione del presidente dell'Archivo nacional de la memoria - figlio di desaparecidos - lo scontro sarà sanabile?