Americanos43

27 Gennaio Gen 2016 2025 27 gennaio 2016

Ranking violenza, America latina al top

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La classifica delle città più pericolose al mondo - elaborata da un'autorevole organizzazione non governativa messicana, il Consejo ciudadano para la seguridad pública y justicia penal (Ccspjp) - colloca ai vertici la Regione latinoamericana. Dei cinquanta agglomerati urbani più violenti, ben 41 sono latinos. Nella top ten delle metropoli con oltre trecentomila abitanti, figurano solo città di quest'Area, con l'eccezione della sudafricana Cape Town (al nono posto).

Il poco onorevole podio è occupato, nell'ordine, da Caracas in Venezuela, San Pedro Sula in Honduras, e San Salvador, capitale di El Salvador. La capitale venezuelana - secondo lo studio basato su dati del 2015 - presenta il poco invidiabile tasso di 119,87 omicidi dolosi, ogni centomila abitanti.

La turbolenta città honduregna, che troviamo in seconda posizione, ha assistito nel 2015 a un calo considerevole della violenza: dopo quattro anni consecutivi in testa al ranking, cede il primato a Caracas, attestandosi a quota 111,03. Il quarto posto di Acapulco è invece espressione del degrado dell'ordine pubblico in Messico, causa il predominio dei cartelli del narcotraffico. I ricercatori fanno notare come nei primi cinquanta posti non compaia Medellín, a dimostrazione dei progressi ottenuti dalla Colombia in questo campo. Giova ricordare che nel corso degli Anni novanta non solo questa città era la più pericolosa al mondo; ma in alcuni anni ci si è addirittura avvicinati al tasso di 400 assassini.

Tra le prime cinquanta città, 21 sono brasiliane, otto venezuelane - a dimostrazione del degrado della pubblica sicurezza in questa Nazione - cinque messicane, e quattro sudafricane. Molti potranno dubitare di questa classifica, che non pare prendere in considerazione aree dell'Africa sub sahariana, o mediorientali, sconvolte da guerre. Altri rileveranno che uno studio del genere interessa poco gli stranieri: i tassi più, o meno elevati, sarebbero legati alla brutalità degli scontri tra bande di trafficanti, anziché al livello di minaccia per i cittadini inermi. Detto ciò, l'analisi dei dati ci pone innanzi a tre aspetti interessanti: la recrudescenza della violenza in Venezuela, la deriva che vive lo Stato salvadoregno - nella morsa delle pandilla - e l'insicurezza crescente del Brasile, e in particolare del Nordeste.

Il caso venezuelano

Nel Paese del delta dell'Orinoco, il Governo di Caracas ha implementato vari piani per contrastare la criminalità, la maggior parte di essi, basati sul disarmo della popolazione. Di fronte agli scarsi risultati, gli uomini di Nicolás Maduro hanno puntato il dito contro i gruppi paramilitari, che entrano nel territorio dello Stato, per sovvertire la Rivoluzione boliviariana. Durante il 2015 è stata lanciata l'Operación de Liberación del pueblo, per riprendere in mano le zone controllate da bande armate. Bilancio? Circa cinquanta morti.

Il caso del Salvador

Nel corso del 2015, non solo il Paese è stato il più violento in America centrale: i 6.657 omicidi registrati rappresentano il record per la Nazione dopo il 1993, anno di conclusione della Guerra civile. Si è rotta la tregua tra Mara Salvatrucha e Barrio 18, come ha conosciuto il capo dello stato, Salvador Sánchez Cerén, e apriti cielo.

Il Nordeste del Brasile

Tre capitali del Nordeste brasiliano - Fortaleza, Natal e Salvador de Bahia - figurano nell'ordine, al 12°, 13° e 14° posto, nel ranking delle città più pericolose al mondo. Speriamo bene per i tanti italiani che vi si recano per turismo o affari.